+ Rispondi alla Discussione
Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Ruta de Ebro

  1. #1
    Junior Member
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Messaggi
    28

    Ruta de Ebro



    Poco tempo fa un pellegrino mi ha detto:"Sai, molte delle vie che trovi pubblicizzate in realtà sono invenzioni a scopo promozionale...".
    E' parzialmente vero, ma questa Ruta de Ebro, almeno storicamente non lo è. La tradizione cristiana, infatti, vuole che l'Apostolo Giacomo, deluso per aver convertito alla Fede pochissimi iberici (si dice solo sette...), se ne stesse tornando verso casa sua amareggiato e sconsolato. Per quale via? Fece anche Lui la "vuelta" sul Camino Francès...magari prese per la via del Norte? Scherzi a parte, la Via più comoda sembrò essere quella che ancora oggi sembra la più ragionevole: attraversare tutto il nord della penisola fino a Logrono e poi scendere per la valle dell'Ebro che l'attraversa in direzione sud e che sfocia nel Mediterraneo, vicino a Taragona. Di lì, l'imbarco su qualche barca con destinazione Palestina....
    A Zaragoza, appunto, Giacomo si trovò a passare, quando ivi incontrò Maria, la mamma di Cristo. La Madonna lo esortò a continuare la sua missione apostolica, avvisandolo che quelli che non aveva convertito in vita lo avrebbero seguito da morto (aveva ragione eh..) e invintadolo a porre una grande pietra a fondamento e ricordo dell'incontro mariano.
    La pietra stà ancora lì, nella meravigliosa, solenne ed enorme cattedrale di Nuestra Senora do Vilar di Zaragoza, luogo di transito obbligatorio (o di partenza) per chi vuole percorrere la Ruta de Ebro.
    Tradizione a parte, per la vicinanza dei rilievi pirenaici e per la facilità pianeggiante del terreno, questa Valle de Ebro è stata effettivamente luogo di passaggio di un enorme flusso commerciale e militare. Non a caso le testimonianze romaniche prima e della media età, compresa la lunga ed insistente dominazione moresca, sono ampiamente documentate da moltissimi reperti e siti archeologici.
    Ma a me interessava la parte meridionale del tragitto che dalla costa mediterranea, seguendo controverso il grande fiume, raggiunge Logrono.
    L'Ebro, che è il terzo fiume della penisola iberica per lunghezza, ha un corso estremamente calmo e piacevole ed essendo per larga parte navigabile, costituiva una via naturale di percorrenza fin da tempi antichissimi.
    Nelle sue insenature ed alvei, infatti, la terra è fertile anche se abbastanza ghiaiosa. Frutteti e vigne di vaste dimenzioni accompagnano costantemente il pellegrino lungo tutto il tragitto, ma ovviamente abbiate sempre cura di sciacquare il frutto colto a causa dei trattamenti chimici a cui è sottoposto!
    Torniamo alla storia, quella moderna. Due fatti importanti si svolsero su queste rive.
    Sull'Ebro, le truppe napoleoniche colsero i primi grandi successi che le avrebbero portate fino in Galizia e nel luglio del 1938 l'Ebro ha visto una delle più feroci battaglie della guerra civile spagnola.
    Per chi ama camminare, tra l'altro, per conoscere de visu i luoghi che legge sui libri di storia, come piace fare a me, era impossibile non andare a "toccare" l'ansa dell'Ebro che si trova ad est di Taragona e visitare Tudela e le sue colline.
    Ecco, questo un breve excursus storico di questa Ruta de Ebro, che magari vi racconto nei prossimi interventi. Ultreya

  2. #2
    Junior Member
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Località
    Toscana
    Messaggi
    13
    Ecco! Bravo! Raccontaci. Magari a mò del "Cammino Maledetto" ....Hasta lueeegooooo

  3. #3
    Junior Member
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Messaggi
    28

    da Tortosa a Gandesa

    Per arrivare a Tortosa, punto di partenza della Ruta del Ebro, si arriva a Barcellona, poi in bus per Tarragona e da lì aTortosa. Chi scende da Zaragoza, fa invece sosta a Gandesa e poi in taxi fino a Tortosa. Sinceramente questo tratto è alquanto monotono ed il caldo, trovandosi nel sud della penisola si fa sentire.
    Chi ha avuto espèerienza della Via de la Plata sa cosa intendo. Dimentichiamoci le fresce brezze di Navarra, le serate freddine di Pamplona ed il vento freddo della meseta.
    A sud si suda anche senza muovere un passo, quindi il problema del rifornimento idrico e decuplicato. Comunque, arrivo di sera a Gandesa, dove già mi rendo conto che di pellegrini non ne incontrerò molti. Accetto una sistemazione veloce in un hostal del centro città e già penso allo spettacolo di domani lungo l'Ebro.
    Il fiume fa un largo giro verso destra, creando una sacca di grandi dimensioni. In realtà il Cammino segue un percorso più rettilineo tra grandi spazi aperti e campi che sembrano riarsi dal sole cocente. Siamo a settembre, ma fa un caldo agostano e questo mi crea qualche problema con l'acqua che non è così abbondante.
    Volutamente lascio il Cammino e le poche indicazioni (freccia gialla tradizionale), per seguire il corso del fiume che a volte assume dimensioni spettacolari.
    Mi siedo sulla riva sinistra a guardare quella opposta e, per qualche minuto, immagino la sera del 25 luglio 1938. Una data fatidica: 25 luiglio, giorno di Santiago, che non cadde di domenica ma che, comunque, rese il 1938 anno compostelano, per volontà politica del "generalissimo" Franco, al quale serviva un'adunata simbolica contro il pericolo rappresentato dai rossi.
    Ma anche 25 luglio 1938, giorno in cui la Repubblica spagnola tentò l'ultimo disperato tentativo di salvare la Spagna dal franchismo, dopo i disastri di Brunete e del Teurel, tentando l'impossibile: ricacciare i nazionalisti dall'Aragona e dirigersi verso nord.
    Così, ad occhi socchiusi, mi sembra di vedere le barche dei genieri fatti venire apposta da Barcellona che cercano di costruire ponti di notte, al fine di consentire all'armata del generale Miaia di prendere i nemici di sorpresa.
    Che errore tattico, mi viene da pensare, mettersi un fiume alle spalle. In caso di sconfitta, dove si sarebbero ritirati? Dove potevano attestarsi truppe in ripiegamento, quando alle spalle non si ha la sicurezza dello spazio disponibile?
    Infatti, ai nazionalisti bastò aprire le dighe a nord per alzare il livello del fiume di almeno due metri, spazzando via i ponti di barche e la auto-trappola fu chiusa.
    Sull'Ebro morirono non meno di 60.000 uomini, in uno scontro talmente feroce che la battaglia è considerata ancora la più sanguinosa della guerra civile.
    Sull'Ebro emersero le profonde rivalità tra le diverse componenti della parte repubblicana e da lì si scatenò una guerra civile nella guerra civile.
    Sull'Ebro si impantanò in maniera più o meno voluta l'offensiva franchista, che preferì per ragioni di opportunità non concludere prima e forse in modo meno sanguinario la guerra, prendendo Barcellona da ovest.
    Con queste idee nella testa, infilo un passo dopo un altro per la mia Ruta verso nord. Ritrovo presto le indicazioni gialle e la calma di questo grande fiume mi sembra voler attutire il rumore delle esplosioni e le grida dei feriti.
    Il Cammino comincia nell'eco di grandi sofferenze, ma ora tutto galleggia in un silenzio quasi assoluto ove lieve e imponente il fiume corre verso il mare, come fosse da sempre indifferente alla stupidità ed alla brutalità degli uomini.

  4. #4
    Junior Member
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Messaggi
    28

    Da Zaragoza a Torres

    Una vecchia e tradizionale canzone spagnola dice "Silente el Ebro al pasar del Pilar.." Ed è proprio così, perchè questa è l'impressione che si ha affacciandosi sulla riva sinistra del fiume, con le spalle rivolte alla cattedrale di Nuestra Senora.
    Zaragoza è una bella città di antiche origini romane, testimoniate da un ben conservato arco posto in prossimità del mercato coperto. Si raggiunge facilmente in aereo dall'Italia con voli low cost ed è facile trovare da dormire a costi contenuti. Dall'aeroporto in bus al centro città, stazione Delicias, da dove in autobus si raggiunge la piazza del mercato. Poco distante c'è l'albergue juvenil, pieno di studenti universitari e qualche pellegrino che il giorno dopo raggiungerà Logrono ed il Cammino Francese (costo 17 € in camera a 4 letti).
    Problematica l'uscita al mattino, dopo non aver mancato un ultimo saluto alla Cattedrale ed aver apposto il sello in sacrestia. Nessuna indicazione certa, ma una via infallibile per non sbagliare strada: seguire il fiume controcorrente tenendolo a sul lato destro, attraversare una serie di ampi parchi e giardini pubblici, tenendo la stazione Delicias alla propria sinistra.
    Attenzione a circa 5 Km in uscita dalla città c'è una repentina svolta a sinistra (ben segnalata) che ci fa uscire dal camminamento pedonale del parco e ci immette su una stradina provinciale poco frequentata che conduce a nord.
    Altro punto chiarissimo di riferimento è costituito dalla interminabile serie di colline e canali che si stagliano a est della città, luoghi dove perfino i mori costruirono fortificazioni di osservazione della pianura. Terremo le colline, quindi, sempre alla nostra destra.
    Con questi riferimenti è molto difficile perdersi, anche se qualcuno ci prova sicuramente.
    La tappa è facilissima e, tranne il tratto iniziale piacevole nel parco, diventa anche un pò monotona. Arrivo a Torres de Berellen molto presto e mi fermo solo un momento a sistemarmi lo zaino. Nessun pellegrino, pochissima gente che va al lavoro e che ti guarda a metà tra l'invidia e la curiosità, anche questo è Cammino.
    Vorrei continuare, ma so che a Torres c'è un albergue de peregrinos nuovo di zecca e voglio provare. Nel bar c'è una bella ragazza che appena mi vede grida "un otro peregrino!". Lo dice a chi ha di fronte e così incrocio per la prima volta Gonzalo, pellegrini asturiano che sembra uscito da una bancarella di Santiago.
    Ha due conchiglie con croce appiccicate davanti, come avesse una bella targa a scanzo di equivoci sulla sua natura pellegrina. Una la tiene sul risvolto del cappello a falda larga che ha comprato a Santiago, l'altra sul petto che ostenta con fierezza come una medaglia acquisita al merito pellegrino.
    Mi squadra con aria interrogativa di chi di cammini ne ha fatti tanti e dal tenore del mio abbigliamento vuole capire che razza di pellegrino ha di fronte. E' normale, certe volte lo faccio anch'io quando vedo un bel paio di scarpette da tennis che parlano da sole.
    Aggirò l'esame: gli offro una cerveza e l'asturiano si scioglie come neve al sole.
    E' un tipo strano davvero, viaggia volutamente su strade solitarie col suo salame e formaggio ben al sicuro nello zaino: porta un bordon con zucca che è un raro esempio di intarso fatto in casa. Scambiamo due parole, poi grazie alla birra entro in confidenza.
    Gonzalo è di Gijon ma non è un lupo di mare, è montanaro duro come una pietra e fumantino come tutti gli iberici del nord. Non parla molto ma se trova l'argomento interessante ti riempie la testa di racconti, intercalando parolacce e benedizioni. Non ama il "lusso" pellegrino, non fuma, non beve vino, non mangia nei bar o ristoranti, non dorme in hostal e se può si riempie lo zaino della frutta che raccoglie lungo la strada. Dice che un pellegrino dev'essere così, vivere in modo parsimonioso e lontano dalle comodità, almeno quelle a pagamento.
    Prendiamo la chiave e raggiungiamo l'albergue che si trova proprio sulla piazzetta centrale di Torre de Berellèn. In effetti la struttura è nuova e confortevole: dormiamo in un posto pulito e ben tenuto, ovviamente da soli perchè la Ruta del Ebro non è un Cammino da fare se si vuole stare in compagnia. Gonzalo lo sa ed io pure, ma siamo entrambi pellegrini non alla prima esperienza ed abbiamo imparato a sopportarci subito.
    Mi diverto a stuzzicarlo con un brodo fatto con il dado knorr e gli propongo uno scambio fetta salame contro tazza brodo. Ci pensa, la curiosità è troppa: accetta e trangugia con avidità la bevanda calda, mentre non facendomene accorgere io getto il salame rancido nel cestino.
    E' ora di dormire, avviso Gonzalo che può russare quanto vuole perchè sono sordo, ma sembra non esserne affatto consapevole...

  5. #5
    Junior Member
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Messaggi
    28

    da Torres de Berellèn a Gallur

    Tappa facile, senza alcuna difficoltà di rilievo che finisce in salita a Gallur. Solo che è un buon esempio di come complicarsi la vita seguendo solo le indicazioni gialle. All'inizio il tracciato è ben segnato e la monotonia del paesaggio si interrompe solo ad Alcalà, dove ci capita di assistere ad una estemporanea corrida tra i paesani. Uno mi chiede da dove arrivo e gli rispondo: Roma. A piedi? Sì, sono partito stamattina...si fa una risata e se ne va. La cittadina è graziosa, una bella chiesa che non abbiamo potuto visitare perchè chiusa ed una serie di vicoletti molto caratteristici.
    Il Cammino riprende verso nord, parallelo alla linea ferroviaria che ogni tanto disturba il silenzio del posto. La ferrovia è l'unico riferimento, visto che le indicazioni sono del tutto sparite. Ne troviamo una fasulla, che ci conduce diritto verso il nulla. Gonzalo comincia a lamentarsi a voce alta ed è nervoso: ha rotto la sua zucca facendo cadere il bordon e se la prende con l'indifferenza per i pellegrini.
    Dopo il ventesimo kilometro, la situazione si fa difficile. Non abbiamo acqua a sufficenza e di Luceni manco l'ombra. Siamo costretti a lasciare il sentiero per un paio di kilometri, a causa di un indicazione sbagliata e ci ritroviamo in mezzo ad una grande coltivazione di albicocche: bene almeno si mangia.
    L'importante è non lasciare la vicinanza del binario che ci scorre a fianco, prestando attenzione ai frequenti passaggi della linea Saragozza-Logrono. Alla fine incrociamo un capannone industriale di surgelati e Gonzalo, spolverandosi la concha, si fa dare una bottiglia d'acqua che troviamo molto dissetante.
    Ripartiamo verso nord, ma tra una discussione e l'altra al mio compagno viene in mente di prendere una complanare che, secondo lui, accorcia la distanza.
    Non mi fido tanto, ma per amore di compagnia lo seguo ed infatti ci perdiamo. Non è un problema, basta riprendere la ferrovia no? A Luceni, finalmente ci prendiamo una sosta. Un signore molto gentile ci spiega la storia di Sancho Panza e del suo rapporto di assoluta lealtà per Don Chisciotte, il quale per ringraziarlo gli regalò un "isola" sul fiume Ebro. Ci fotografiamo a cavalcioni della omonima statua, mentre penso a chi sia più caratteristico Sancho Panza o Gonzalo.
    Al termine di questi accidentati e noiosetti 27 Km arriviamo a Gallur, dov'è veramente tutto chiuso. E' chiuso il municipio, è chiuso il polideportivo, è chiuso il bar e perfino la guardia civil è andata a dormire.
    Il mio compagno asturiano non è uno che si spaventa: bussiamo alla chiesa e chiediamo al prete se può darci accogliena. Ci pensa un pò, poi ci apre l'aula dell'asilo e ci mette a disposizione il pavimento, Non c'è problema, rimediamo un pò di stracci usati lasciati da qualcuno e la notte passa così. Di mangiare non se ne parla, d'altra parte Gonzalo ha il suo salame e formaggio, io mi accontento di due albicocche.
    Va bene anche così, siamo entrambi abituati all'emergenza e non ce ne lamentiamo affatto e poi è impensabile che il pellegrino Gonzalo accetti di dividere una stanza in hostal. Per lui il Cammino è moderazione, per me è divertimento ed a dormire tra i banchi degli scolaretti in fondo c'è da divertirsi.

  6. #6
    Junior Member
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Messaggi
    28

    da Gallur a Tudela

    L'uscita da Gallur è piacevole e interessante, perchè si costeggia per oltre 10 Km un canale artificiale che scorre tra l'Ebro e la ferrovia. Probabilmente la costruzione del canale, realizzato nel XVIII secolo, è dovuta al fatto che il fiume, pur essendo navigabile, segue un percorso tortuoso che allunga di molto i tempi di percorrenza.
    Ora il canale non è più percorso da battelli, ma anticamente deve essere stato una importante via di comunicazione da nord verso sud.
    Comunque i 10 Km sono in realtà un pò di più, visto che spesso si attraversano ponti e si prosegue sull'altro lato del canale.
    Teoricamente, seguendo il canale si arriva direttamente a 4 km da Tudela, ma verso la metà dell'intera tappa il cammino devia a sinistra su un lungo sentiero sterrato che costeggia grandi coltivazioni di frutta.
    Con Gonzalo siamo ormai abituati a rifornirci di mele, pesche e albicocche lungo la strada e questa dieta a base di frutta (lui non mangia a pranzo e nemmeno a cena, qualche frutto e la sera un pezzo di formaggio e di salame) contribuisce a farmi dimagrire di brutto.
    In realtà camminare e dimagrire dovrebbe essere la regola, ma visto che il movimento mette un grande appetito e che la compagnia è spesso piacevole, non sono mai riuscito a perdere un etto sui vari cammini che ho percorso.
    Stavolta no, in un paio di settimane sono riuscito a pesarmi a Castrojeriz con sette kg di meno, purtroppo tutti recuperati a fare l'hospitalero a San Nicholàs. Ma questo è un altro racconto.
    L'ultimo tratto di strada è monotono, con il binario che ogni tanto ricompare ed un apparente desolazione attorno a noi. Poco prima di Tudela, ci separiamo. Io prendo per le colline a ovest della città, lui punta sul rifugio.
    Vado così a vedere i luighi dove nel 1791 le truppe napoleoniche guidate dal generale Koch sfondarono l'esercito spagnolo e dilagarono in tutta la pianura, fino a Madrid.
    La battaglia di Tudela è studiata dagli esperti di battaglie perchè è l'esempio classico di come un esercito meno numeroso, ma più organizzato, poteva un tempo sconfiggere un nemico più consistente. Gli spagnoli, infatti, si misero a litigare tra di loro e di ciò ne approfittarono i francesi.
    Tudela è anche legata al personaggio Koch, amico fidatissimo dell'imperatore, che lo seguì in tutte le campagne napoleoniche. Era generale a 30 anni, veniva dal popolo ed era uno dei pochi che N. apprezzava per coraggio e fedeltà.
    Una bella divagazione, per interrompere la monotonia del percorso. Arrivo a Tudela verso le 18, ma di Gonzalo manco l'ombra. Sono accolto all'albergue juvenil, strutture che hanno l'apparenza di rifugi pellegrini, ma che in realtà ospitano prevalentemente turisti che non amano spendere.
    L'albergue è infatti invaso da una cinquantina di giapponesi che a loro volta invadono una cucina troppo piccola per dare da mangiare a tutti. Inoltre questi albergue aprono alle 20.00, il che equivale a dire che un pellegrino non ha il tempo materiale per lavarsi la roba e farla asciugare.
    Così ceno a base di brodino e cappuccino, ma ormai sono abituato.
    Gonzalo è sparito, non so dove sia. Ho avvisato del suo possibile arrivo, ma credo che la notizia non fosse molto interessante per il portiere dell'albergue.

  7. #7
    Junior Member
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Messaggi
    28

    da Tudela ad Alfaro

    20 kilometri, non sono tanti eppure per me questo tratto è stato il più difficile di tutta la rotta dell'Ebro. Il fatto è che per tutto il tragitto non c'è assolutamente nulla, nè un posto da vedere, tranne Castejon ma per andarci occorre fare una bella deviazione con ampia vuelta sui propri passi, nè un posto dove sedersi o prendere un caffè, insomma nada de nada.
    In compenso si viaggia, a piedi ovviamente, ma in compagnia dell'interminabile ferrovia che scorre al nostro fianco prima a sinistra, poi a destra.
    Frutta in abbondanza colta al volo da gigantesche coltivazioni, ma acqua manco a pagarla, tant'è che con l'amico asturiano facciamo, almeno, frequenti immersioni dei piedi nei molti canali di irrigazione presenti sul ciglio della strada.
    Vedere tutta quell'acqua che scorre, ma non poterne bere una goccia non è piacevole e presto le riserve si esauriscono.
    La giornata è monotona, ogni tanto Gonzalo accenna a qualche incomprensibile motivetto delle sue parti e cerchiamo, soprattutto, di non perdere i pochissimi segnali che molto sporadicamente ci accompagnano.
    Il Cammino, ogni cammino, è fatto così. Ti capita di fare oltre 40km (quest'anno ho battuto il record di percorrenza da Rabè del Camino a San Nicholàs) ed arrivare bene, stanco ma non distrutto, soprattutto con soddisfazione per la tappa consumata.
    Sull'Ebro anche 20km sono di una pesantezza enorme, uguali, anonimi, alla fine stancanti per la gran noia.
    Magari sono i "pensieri pellegrini" che ci prendono, quando non siamo distratti da ciò che abbiamo intorno o non abbiamo l'opportunità di parlare camminando. Non lo so, ma è certo che talvolta percorro il doppio di distanza e mi stanco la metà.
    Gli ultimi tre kilometri sono di una noia mista a stanchezza che non hanno uguali, alla fine "stacco" il mio amico che continua a divorare frutta come un elefante e mi avvio desideroso di arrivare al fine tappa e farmi una doccia.
    Ho un'infezione all'unghia sinistra, veramente me la porto dietro da diverso tempo, ma camminando è ritornata. Non posso fare altro che infilare i sandali, almeno il dito mi fa meno male ma serve a poco.
    Alla fine, dopo un ponte intravisto un'ora prima, una fontana annuncia l'ingresso ad Alfaro, graziosa e grande città di contadini ed interessante anche dal punto di vista storico, essendo stata fondata dagli arabi che hanno lasciato traccia della loro civiltà.
    Ad Alfaro c'è un albergue de peregrinos. Fatichiamo un pò per trovarlo, ma alla fine su una piazzetta nella parte bassa ci arriviamo. Chiuso, drammaticamente chiuso e senza alcun messaggio o avviso. Chiuso e basta.
    Ho il numero di telefono dell'ayuntamento, chiamo ed una candida ed inconsapevole voce dice che occorre andarsi a prendere la chiave all'ufficio del turismo. Centro città, due km in salita fino alla piazza principale. Che senso ha? Anche Gonzalo è irritato dell'accaduto: quando arrivi, di solito, arrivi...
    Va bè, andiamo. Dò un'occhiataccia al ragazzotto che ci ha propinato i 4 km in più per la chiave e torniamo al portone, dove la chiave - ovviamente - non entra.
    Già non è quella giusta ed ora dovremmo ritornare a prenderla.
    Poche volte mi sono stranito davvero sul Cammino (una volta a Samos trovai l'albergue pieno di ciclisti e dovette intervenire il Padre superiore...), ma ad Alfaro ci sono riusciti.
    Il dito mi sanguinava e la prospettiva era di dormire su una bella panchina per due posta al centro della piazza. Mica male, con Gonzalo che mangia salame e formaggio, in fondo nemmeno piove...

  8. #8
    Junior Member
    Data Registrazione
    Nov 2010
    Messaggi
    28

    da Alfaro a Logrono

    Questo tratto è difficile, non certo per e distanze che comunque sono contenute, ma per le condizioni di quasi assoluta mancanza di segnalazioni lungo il tragitto. A guidarci, le solite due indicazioni: la linea ferroviara ed il fiume Ebro. Il paesaggio è brullo e poco verde, tranne per l'ultimo tratto all'approssimarsi a Logrono, ricchissimo di vitigni e di coltivazioni di frutta. La Rioja ci accoglie con i suoi grappoli di uva rossa e dolce, che ci consentono un piccolo ristoro, anche perchè di bar e fontane d'acqua...nemmeno l'ombra. Non piove ed il mio amico Gonzalo già ha deciso quale sarà la sua prossima destinazione: partirà dal Somport per scendere verso Puente la Reina. Gli propongo di fare assieme un pezzo del "francese", ma quest'asturiano non concepisce un cammino fatto tra la gente. Vuole la solitudine, meglio, la scarsa compagnia e non intende venire meno a questa abitudine di camminare.
    Arrivando a Logrono, si "sente" il chiasso degli altri pellegrini e - dopo un lungo tratto di questa Ruta del Ebro solitaria - non può che fare piacere immetersi nel grande flusso. Torno alle prese con l'amletico dubbio di sempre: camminare da soli o immergersi nella "moltitudine" del cammino francese. Forse la risposta è nel mezzo, ma stavolta dopo questa parentesi solitaria il "rumore" degli altri è piacevole e tiene compagnia.
    Le tappe del francese da Logrono a San Nicholàs voleranno sulle gambe allenate e mi accorgo di potermi permettere anche percorrenze oltre il muro dei 40. Ha ragione il mio amico pellegrino Giorgio di Milano, non è la velocità che conta ma alzarsi presto la mattina e finire tardi la sera...
    A Logrono arrivo dal solito ponte che si attraversa per immetersi nel centro storico. Quì in passato ho aspettato per due giorni un fratello che non c'è più, da due anni, e non trattengo una lacrima. Avrei voluto non farlo, non quest'anno così decisivo, ed invece questo benedetto ponte me lo riporta davanti. Ogni pellegrino ha un posto, un luogo ove la sua mente ritorna sempre con insistenza, dove poter osservare se stessi come fossimo spettatori della nostra stessa esistenza di viaggiatori del mondo e delle passioni umane.
    Ma per nostra incommensurabile fortuna, il Cammino anche in queste occasioni, comunque, va avanti.

+ Rispondi alla Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu puoi inviare nuove discussioni
  • Tu puoi inviare risposte
  • Tu puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •