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Discussione: La lingua sarda

  1. #1
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    La lingua sarda



    La lingua sarda
    Fra le migliaia di lingue parlate in tutto il mondo , una è caratteristica della sola
    Sardegna: il Sardo.

    Lingua o dialetto?

    Comunemente si tende a definire il Sardo un dialetto, mentre l’Italiano una lingua.
    In questa distinzione traspare un’intenzione dispregiativa nei riguardi della parola dialetto, considerato un modo di parlare inferiore utilizzato solo dalle persone ignoranti , una forma scorretta della lingua ufficiale (l’italiano ).
    La Scienza, ha dimostrato che questo pregiudizio è privo di fondamento, in quanto anche il dialetto è formato da migliaia di vocaboli, una grammatica precisa e regole che definiscono la successione di tutti gli elementi di una frase ( la sintassi ).
    Possiede ugualmente una fonetica precisa, ovvero un modo preciso di pronunciare i suoni, le parole e le frasi.
    Inoltre, come ogni lingua il dialetto ha una propria storia e può avere una forma scritta, quindi anche una letteratura (poesie, opere teatrali, romanzi).
    Come possiamo vedere, non esiste nessuna differenza fra una lingua come l’Italiano e un dialetto Sardo.
    L’italiano è una lingua che non cambia molto da una regione; un dialetto invece, è una lingua parlata in una regione più limitata o addirittura in un solo paese.
    La sua principale caratteristica è di variare, spesso anche in modo notevole, da un paese all’altro. Possiamo quindi dire che l’italiano è una lingua stabile, parlata, e soprattutto scritta, in modo simile in tutta Italia, mentre il Sardo è una lingua “dialettizzata”, cioè formata da diverse varietà dialettali che sono però capite per l’essenziale, da tutti gli abitanti della Sardegna.

    Come si impone una lingua.

    All’origine, anche lingue come l’Italiano, il Francese e lo Spagnolo erano dei dialetti. Essi, hanno finito per imporsi ciascuno sul territorio nazionale, poiché erano parlati nelle regioni più ricche economicamente, quindi più potenti. Prendiamo l’esempio dell’Italia; la lingua che noi oggi parliamo, un tempo, era il dialetto della Toscana.
    Firenze, insieme ad altre città di questa regione, è stata, dal Medio Evo al Rinascimento, il principale centro economico e culturale d’italiani più grandi poeti e scrittori di quel tempo, fiorentini, hanno utilizzato per le loro opere la lingua parlata dal popolo toscano. Con queste opere, il Toscano cominciò a diffondersi su tutta la penisola, e con la proclamazione dell’unità d’Italia (1860) diventò lingua ufficiale dello Stato, quindi l’Italiano che noi oggi conosciamo.






    Il Sardo: una delle lingue romanze


    Il Sardo fa parte di una famiglia di lingue chiamate romanze o neo-latine perché si sono formate soprattutto a partire dal latino. Questa famiglia, comprende anche l’italiano, il francese, lo spagnolo, il catalano, il portoghese e il rumeno, per citarne alcune. Le lingue romanze, oggi, sono molto diverse fra loro, ma se si prova a confrontarle, si nota che alcune parole, sono molto simili fra loro. Un esempio, può essere quello della parola “vento”, derivante dal latino “ventum”, di cui ora vediamo i corrispondenti nelle altre lingue romanze:

    SARDO BENTU
    ITALIANO VENTO
    FRANCESE VENT
    SPAGNOLO VIENT
    PORTOGHESE VENTO
    RUMENO VINT
    CATALANO VENT


    Ci sono altre parole delle lingue prima elencate, che utilizzano diverse parole latine per indicare stessi concetti. Un esempio è quello della parola “giorno” che in spagnolo, in sardo, rumeno e portoghese deriva da “diem” mentre in italiano, francese e catalano deriva da “diorum” .
    DIEM DIORNUM
    SARDO DIE
    ITALIANO GIORNO
    FRANCESE JOUR
    SPAGNOLO DIA
    PORTOGHESE DIA
    RUMENO ZI
    CATALANO JORN
    Vi sono infine parole latine che come nel sardo vengono conservate tutt’oggi. In Sardegna è avvenuto questo perché con il suo isolamento, le parole sono rimaste con la forma e la pronuncia originaria latina.
    Nelle regioni più interne della barbagia, di Bitti, nelle zone di montagna, ma anche nel Logudoro, nel Marghine e nella planargia, che sono considerate le zone più “arcaiche”, il sardo è rimasto molto vicino al latino. Nel sud della Sardegna il sardo ha subito delle grandi evoluzioni in quasi tutte le varietà dialettali, soprattutto nella sua pronuncia.





    Il sardo: una delle lingue romanze




    LATINO SARDO CENTR. LOGUD OCC. SARDO MER. ITALIANO
    coghere coghere coghere coi (ri) cuocere
    nive (m) nive/nibe nie ni neve
    pede (m) pede pe pei piede
    pische (m) pische piççe pisci pesce
    ung (u)la (m) ungra ungia unga unghia
    vervece (m) verveche alveghe brebei pecora


    Poiché il sardo è una delle lingue romanze più vicina al latino è stato oggetto di studio da parte dei linguisti, che hanno ricavato preziose informazioni sulla lingua latina.


    La base latina della lingua sarda.

    Il lessico sardo, di origine plebea e rurale, si distingue, dalle altre lingue, perché tende a concretizzare persino gli elementi più astratti. Questo gli fu imposto da Roma, che dovendo far dimenticare ai sardi le lingue dei loro antenati, costrinse questi all’utilizzo di un linguaggio concreto per poter stabilire meglio i rapporti che intercorrevano tra l’ ”Urbe” e il popolo sardo. Un esempio di ciò è la parola “creatione” il cui significato latino era astratto e in Barbaricino diventa “criathone”, che significa bambino; in campidanese diventa “criatura”, col medesimo significato.
    Il lessico, ci fa capire la storia di una lingua in maniera molto più chiara della fonetica, della morfologia e della sintassi. Infatti si è arrivato a comprendere che durante il periodo di trasformazione dal latino al sardo si ebbe un estinzione progressiva delle lingue indigene, che in alcuni casi si andavano a mescolare con il latino stesso.
    Sulle lingue che venivano parlate in Sardegna prima dell’avvento dei Punici e dei Romani, non si ha alcuna notizia certa, non abbiamo infatti alcuna testimonianza scritta perché i Sardi appresero la scrittura da questi.
    Quindi la lingua sarda ha risentito delle diverse dominazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli; ma quella che ha influenzato in maniera particolare il sardo è stata quella romana del III secolo a.C..
    Sicuramente la diffusione del latino si è svolta in breve tempo nelle zone costiere e nelle città più importanti come Karalis, anche se qui per un po' di tempo si mantenne anche il punico. Nelle zone interne, invece la diffusione del latino incontrò notevoli ostacoli, poiché li si continuavano a parlare le lingue indigene. agli inizi della dominazione romana, in Sardegna si arrivarono a parlare tre lingue (sardo, latino e punico) contemporaneamente. Si può dunque ipotizzare che nei secoli della dominazione romana il latino abbia avuto delle influenze sulla sua pronuncia dal sardo. Quindi, ci fu una fusione fra sardo e latino, che diede origine una delle lingue romanze per eccellenza: il sardo.

  2. #2
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    Gli influssi dei diversi popoli nell’origine della lingua sarda

    L’influsso punico
    La Sardegna fu già colonizzata dai fenici sin dall’ VIII secolo a.C.
    e passò ai Cartaginesi nel VI secolo a.C., i quali non riuscirono mai a conquistarla del tutto; nonostante ciò, il punico rimase vivo anche dopo l’arrivo dei romani. Questi ultimi, come del resto anche i punici, rispettarono i nomi dei luoghi come ad esempio Olbia (nome greco significante “felice”) o Cagliari, il cui nome in origine era Karales o Kalaris (probabilmente un nome appartenente al paleosardo).Infatti, scavi archeologici, hanno confermato che nei dintorni di Cagliari, esistevano degli aggregati indigeni ancor prima dell’arrivo dei fenici. Più in generale, non possiamo aspettarci di trovare dei vocaboli punici se non in zone in cui essi dominarono.

    L’influsso greco-bizantino
    Le notizie circa l’esistenza di colonie greche in Sardegna sono scarse, ma è innegabile che ve ne fossero, soprattutto nella costa nord-orientale.
    Colonie greche furono quasi certamente Olbia e Nepolis. Troviamo in Sardo delle voci le cui radici figurano nell’Italiano della ex Magna Grecia , anche se in questo caso non tratterebbero di termini greci veri e propri. Appaiono più facili i termini derivanti dal bizantino. L’influsso di questo popolo ci rivela alcune chiese fra le quali: S. Antioco, S. Giovanni di Sinis, S. Saturnino di Cagliari etc. La chiesa in senso generale godette di notevole autorità soprattutto in questo periodo, tant’è che furono dedicati numerosi templi a santi Greci come S. Agata, S. Saturno, S. Barbara etc. Nomi che ,insieme a numerosi altri furono imposti come nomi di battesimo.

    L’influsso Germanico
    Quest’influsso non riveste grande importanza agli effetti della lingua. Si può affermare con certezza che il popolo non si rese conto dell’influsso germanico nel proprio parlare e che molti termini germanici passarono nel Sardo tramite il Latino, l’Italiano, il Catalano e lo Spagnolo.

    L’Influsso arabo
    Altrettanto insignificante è stato l’influsso arabo sul Sardo, se si considera che gli arabi furono protagonisti di incursioni più che di una vera e propria conquista della Sardegna, anche se nel 1015-1016 si rilevò in maniera preoccupante il pericolo di una occupazione. Di origine araba è sicuramente Arbatax ( che significa 14°) che forse indicava la quattordicesima torre costiera d’avvistamento.



    L’influsso catalano e spagnolo.

    La Sardegna sopportò la dominazione spagnola dal 1323 al 1478.
    Per decisione delle corti generali, il viceré propose che venissero tradotti in Catalano gli statuti di Iglesias, Bosa, e Sassari. L’uso del Catalano non cessò nemmeno dopo l’unificazione delle Corone d’Aragona e di Castiglia (intorno al 1469) e furono pubblicati ancora in Catalano gli editti del viceré. Lo Spagnolo comparve nel 1602 e venne utilizzato nei decreti del 1643, ma come lingua ufficiale soppiantò il Catalano solo all’inizio del XVIII secolo. Questa lingua si conservò fino alla metà del XVIII secolo e fu usata da molti parroci per redigere gli atti del battesimo fino al 1780 circa. L’unione tra Sardo, Catalano, Spagnolo e Italiano ha poi finito per produrre numerosi e curiosi incroci di parole.

    L’influsso Italiano.
    L’italiano fece sentire la sua influenza sul Sardo già prima del
    Catalano e dello Spagnolo. Pisa e Genova esercitarono un forte peso sulla vita economica e soprattutto di scambio della Sardegna. Una volta che si stabilirono dei rapporti pacifici con Pisa e Genova, molti operai vennero dalla Toscana e costruirono per giudici e nobili sardi chiese, monasteri, castelli e torri. L’influenza italiana, è stata più netta sul settentrione dell’isola e nella Corsica; il gallurese, si formò solo nel tardo Medioevo come il Sassarese. Infatti, a Sassari si parlava il logudorese fino al VII secolo anche se non da parte di tutta la popolazione.


    Le Sardegne della Sardegna.

    E possibile classificare la lingua sarda in diversi gruppi, tre di questi sono nati e si sono sviluppati in Sardegna: il Campidanese, il Logudorese e il Sassarese-Gallurese.Altri, come l’Algherese, il Tabarchino e l’Arborense, derivano dall’influsso di correnti linguistiche straniere: il primo deriva dal Catalano, il secondo dal Genovese e il terzo dal Veneto


    L’Algherese
    Come abbiamo detto deriva dal Catalano, una lingua della Spagna, che è giunta in Sardegna durante la lunga colonizzazione iberica del Medioevo. La cittadina di Alghero, conquistata definitivamente nel 1354 è l’unica località in Sardegna in cui si parla il Catalano, anche se trattandosi di una lingua del XIV secolo ha subito molte influenze da parte del Sardo.
    Es. : la parola” macu”, in Catalano significa bellino, carino, mentre ad Alghero viene utilizzata nel significato tipico Sardo, ovvero stupido.


    Il Tabarchino e l’Arborense.

    Anche il Ligure , parlato prevalentemente nei centri di Carloforte e Calasetta (è presente, anche se in minor diffusione nell’isola di S. Antioco e nella costa sulcitana) costituisce una isola linguistica all’interno della Sardegna. Il dialetto di questi due paesi viene chiamato Tabarchino, poiché i primi abitanti provenivano da Tabarka, un’isola che si trova di fronte alla costa nordafricana, dove gli originari Pegliesi (Pegli è un paese vicino a Genova) si erano stabiliti prima di essere stati cacciati dai Barbari. In seguito, essi si rifugiarono nell’isola di S. Pietro. Diversa è la situazione di Arborea, un paese dell’oristanese che ha conosciuto assieme a Carbonia e Fertilia un cospicuo apporto di genti venete durante il periodo fascista. Il dialetto Campidanese, che vi si parlava originariamente, non ha resistito interamente all’influenza veneta.

    Il gallurese e il Sassarese .

    Nonostante entrambi siano nati e cresciuti nell’isola, presentano una struttura dialettale nettamente differente dal Sardo puro.
    Dove oggi si parla il Sassarese e il Gallurese, un tempo regnava incontrastato il Logudorese e ciò è affermato dagli statuti dei Giudicati, scritti interamente in questa lingua. Accadde però che i legami politici e amministrativi con Genova e Pisa divennero, già nel corso del 200, talmente stretti che il vecchio Sardo Logudorese andò via via diluendosi, schiacciato dall’influsso ligure e toscano soprattutto a Sassari, Castelsardo, Sorso, Stintino e Porto Torres. La Gallura, connobbe inoltre incursioni dei Corsi meidionali. Ecco le principali differenze tra il Sassarese-Gallurese e il Logudorese:


    * Perdita della -s del plurale, della -s di alcuni sostantivi e della seconda persona del verbo. Es.: cani e non canes, Deu e non Deus, faci e non faghes.
    * L’articolo deriva da ille e non da ipse, come in tutti i dialetti sardi.
    Es.: lu cane e non su cane.
    * Il Possessivo davanti ai nomi.
    Es.: meu figlioru e non fizu meu.
    * Terza persona del verbo senza la desinenza -t.
    Es.: canta e non cantat.
    * Futuro di tipo saldato e non scomponibile.
    Es.: vedaragiu e non appo a biere (vedrò).
    * assenza nel lessico di parole fondamentali sarde.
    Es.: vennari e non chenapura (venerdì); pecura e non berbeghe (pecora); casa e non domo (casa).
    Quindi il Sassarese e il Gallurese non appartengono al tipo di lingua autenticamente Sarda, ma fanno parte della grande famiglia dei dialetti italiano.







    FENOMENO LOGUDORESE CAMPIDANESE
    VOCALI FINALI -E, -O (deghe, cando) -I, -U (dexi, candu)
    CONSONANTI INIZIALI CHE, GHE, Z (chentu, ghelu, zente) CE, GE (centu, gelu, genti)
    CONSONANTI INTERNE GHE, Z, B (deghe, fizu, abba) X, LL, CU (dexi, fillu, acua
    ARTICOLO PLURALE SOS, SAS IS
    PRONOMI PERSONALI LI, LA, BI-LU (gli, lo, glielo) DDI, DDA, SI-DDU
    RELATIVO CHIE CHINI
    FORME VERBO ESSERE SO, FIT (sono, era) SEU, FUI (FIAT)
    CONG. IMPERFETTO ESSERET, PROERET FESSIT, PROESSIT
    PARTICIPIO ISTADU, PROIDU STETIU, PIOPPIDU
    AVVERBI INOGHE, SERO, GAI, EMMO INNOI, MERI’,AICCI, EIA
    LESSICO SUE, FALARE, PODDIGHE MARDI, CALAI, DIDU



    Questa lista, potrebbe essere ben più lunga se ci soffermassimo sulle differenze fra il Logudorese e il Campidanese. Naturalmente, se ci avviciniamo al confine tra Logudoro e Campidano possiamo notare che tali diversità sono meno notevoli. Esso non è un confine visibile ad occhio nudo e non è indicato sui cartelli stradali, ma è una linea di separazione che molti dei nostri pastori conoscono alla perfezione. Se andiamo a Tiana, troveremo ancora un dialetto campidanese comprensibile senza grandi difficoltà ad un cagliaritano o ad un oristanese. A Teti, ci troveremo alle prese con un dialetto Logudorese meno comprensibile per un campidanese; se si sale verso nord di 10 Km, s'arriva ad Ovodda: qui, il tasso di comprensibilità sarà nullo e un campidanese si troverà in terra straniera.




    Il Logudorese.


    Si tratta di un dialetto più variegato rispetto al campidanese. Ciò è dovuto a tutta una serie di avvenimenti storici, fra cui spicca la tradizione prevalentemente pastorale. Possiamo suddividere il Logudorese in quattro gruppi:

    Area settentrionale:
    Comprende i comuni di Ozieri, Thiesi, Mores, Oschiri, Bonorva e Ploaghe.
    Le sue caratteristiche principali sono:
    * Suoni particolarissimi derivanti da r, s ,l davanti a consonanti sorde o sonore.
    Es.: chelveddu e non cherbeddu.
    * Palatizzazione di pl, cl, fl.
    Es.: ploere e non probere; clesia e non cresia; flore e non frore.
    * Gerundi in -ende.
    Es.: nende e non nande.
    * Perfetto semplice saldato.
    Es.: leait e non aiat leadu.

    Area centro- occidentale:
    La possiamo suddividere in tre gruppi: Marghine, Planargia e Goceano.
    Il marghine, che comprende i comuni di Macomer, Borore, Sindia, Bortigali, Birori, Silanus, Lei, Bolotana, Noragugume, Dualchi, e il centro minore di Mulargia, ha un dialetto pressoché simile a quello della Planargia (comprendente i comuni di Bosa, Suni, Flussio, Tinnura, Tresnuraghes, Magomadas, Sagama, Modolo e Montresta) anche se in quest’ultima si ha un uso più preponderante della G (es. oggios e non ogros) a differenza del Marghine di cui alcuni paesi come Silanus, Bolotana, e Noragugume che hanno sicuramente subito l’ influenza del Barbaricino.
    Un discorso a parte merita il Goceano, comprendente i comuni di Bono, Illorai, Burgos, Anela, Pattada, Benetutti, Buddusò, Esporlatu, Bottida e Bultei. In questi paesi si parla un dialetto influenzato sia dal Logudorese settentrionale sia dal Barbaricino. Un elemento fondamentale della parlata goceanina, è la nasificazione della pronuncia d'alcuni termini.
    Es.: annanne e non andande.

    Area barbaricina:
    Può essere divisa in diversi gruppi:
    * Ottanese: è parlata nel centro di Ottana, la quale nonostante sia un tipico centro barbaricino, ha una parlata che subisce l’influenza del Marghine (es. pezza e non petta).
    * Centro-occidentale: comprende i comuni di Orotelli, Orani, Oniferi, Sarule, Olzai,. Qui si ha la scomparsa della G che viene sostituita dalla Z o dalla I (zoia e non gioggia), molte volte scompare anche la G, accompagnata da altre consonanti (inoche e non inoghe; ocros e non ogros).
    * Settentrionale: Comprende i comuni di Nuoro, Orune, Lula, Bitti, Osidda, Onani, e Onifai. E’ la tipica parlata barbaricina, simile alla precedente ma con la sostituzione della B con la V. Es.: herveche e non berbeche.
    * Centro-meridionale: Comprende i comuni di Oliena, Orgosolo, Mamoiada, Gavoi, Lodine e Ollollai. Il Sardo qui parlato, è caratterizzato dall’ aspirazione di alcuni suoni (es.: herzo e non cherzo) e dalla mancanza della prima lettera (consonante) di qualche parola, come ad esempio izu e non fizu; ane e non cane.
    Nei dialetti della barbagia settentrionale e centro meridionali, si sostituisce spesso la B con la V. (Es. vona e non bona).Inoltre la B viene a sostituire qualche altra consonante all’ interno della parola (Es. nobanta e non noranta; nibe e non nie).
    * Meridionale: comprende i centri di Fonni, Ovodda e Desulo. E’ una parlata influenzata dal dialetto ogliastrino, con la mancanza dell’aspirazione, ma che mantiene sempre una pronuncia molto dura.
    Un’altro elemento caratterizzante del dialetto barbaricino è la netta somiglianza al latino. Es.: il perfetto del verbo narrere (dire) è narabat e non naraiat, come l’altro gruppo di dialetti logudoresi.

    Area sud-orientale:
    Si divide in due gruppi: il primo comprende i paesi nei dintorni del Lago Omodeo: Sedilo, Abbasanta, Ghilarza, Norbello, Paulilatino, Ula Tirso, Ardauli, Aidomaggiore, Sorradile, Zuri e Tadasuni. Il secondo gruppo, è costituito dai paesi della Monterra e del Montiferru: Cuglieri, Scano Montiferro, Bonarcado, Senariolo e Santu Lussurgiu. Essendo zone di confine tra il Logudoro e il Campidano, molte espressioni di questi paesi sono di origine campidanese. Es.: no du scio e non no l’isco.

  3. #3
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    La grammatica Logudorese.

    Il nome
    Possiamo suddividere i nomi in tre classi o declinazioni:


    SING. PLUR. ESEMPI
    I classe -A -AS ebba,ebbas. (cavalla,-e)
    -U -OS caddu, caddos (cavallo,-i)
    II classe -O -OS domo, domos (casa,-e)
    -US -OS corpus, corpos (corpo,-i)
    III classe -E -ES pane, panes (pane,-i)
    -I -ES barberi, barberes (barbiere,-i)





    Il Campidanese.

    I dialetti campidanesi, sono più unitari di quelli logudoresi. Se un cagliaritano si trovasse a Baunei, ai confini con la Barbagia, avrebbe poche difficoltà di comprensione.
    Anche il Campidanese si può dividere in diversi gruppi:

    Area di confine.
    Si può a sua volta dividere in:
    * Occidentale; (Milis, Fordongianus, Neoneli, Busachi e Samugheo).
    *Orientale; (Baunei, Talana, Laconi, Meana, Austis, Ortueri, Villagrande, Tortolì, Arbatax, Jerzu, Ilbono, Seui, Seulo).Entrambi sono caratterizzati da elementi in comune che li differenziano dal dialetto Campidanese vero e proprio:
    - Vocali finali in -e ed -o; es.: sale, cando non sali, candu.
    - Conservazione di -gh- ; es.: inoghe e non innoi.
    - Conservazione di -bb- e -mb-; es.: abba, sambene e non acua, sanguini.

    Area del Sarrabus.

    Ingloba soltanto tre piccoli paesi: Villaputzu, Muravera, S. Vito.
    Elementi caratterizzanti:
    - Nella pronuncia di L e N si ha il colpo di glottide.
    - Trasformazione di -rt- in -tt-; es.: motte e non morte

    Area sud-orientale:
    Comprende una vasta zona che va da Teulada a Villasimius, inculcandosi nell’entroterra fino a Villasor. Itratti salienti di questa varietà dialettale sono:
    -Raddoppiamento di L e della N; es.: salli, lunna.
    - Passaggio da D a R ; es.: mera e non meda.

    Area sulcitana:
    Comprende i centri di Carbonia, Iglesias, Villamassargia, Santadi, Narcao, S. Giovanni Suergiu, Gonnesa, Portoscuso, Tratalias e Giba.
    E’ caratterizzata da:
    - Conservazione di N; es.: luna, manu.
    - Sostituzione di Z con C; es.: chicci e non chizzi.
    Area settentrionale:
    Ingloba tutto l’ oristanese fino ad Arbus. E’ molto simile al dialetto di Milis, Fordongianus etc. Si distingue però per la nasalizzazione di alcune sillabe della parola. Es.: crebeddu e non cherbeddu.


    Perché non si parla un solo Sardo

    Dopo aver analizzato i diversi aspetti del sardo e dopo aver osservato la sua variabilità rispetto alla stabilità dell’italiano sorge spontanea una domanda:- Perchè non esiste una sola varietà di Sardo?
    La risposta a tale domanda è sicuramente legata alla storia, ma vi sono anche altre ragioni che meritano di essere precisate. Innanzitutto, la Sardegna non connobbe mai una situazione simile a quella della Toscana, che gli permise di diffondere la propria lingua in modo uniforme su tutto il territorio isolano; anzi, tutte le colonizzazioni impedirono sempre l’affermarsi di una varietà di Sardo su tutte le altre. Non s'impose quindi un Sardo omogeneo che sarebbe potuto essere scritto e parlato da tutti gli abitanti dell’isola. Per secoli furono imposte ai sardi lingue straniere e fu ostacolato l’uso della loro lingua. Questa forma di repressione linguistica si è ancora aggravata nei tempi moderni con la diffusione forzata dell’Italiano. In tempi passati, per imporre la lingua nazionale si sviluppò una discriminazione nei riguardi del dialetto, il cui uso fu vietato nella vita pubblica, nella scuola prima di tutto, ma anche nell’amministrazione pubblica, nell’esercito e nella chiesa. Fino alla I° Guerra Mondiale, molti sacerdoti facevano ancora le prediche in Sardo.
    L’azione di distruzione fu anche più insidiosa. Si fece di tutto per convincere i sardi a combattere l’uso del dialetto, disegnandolo come un modo di parlare inferiore, non adatto ad esprimere sentimenti ed emozioni, utilizzato solo da pastori e contadini analfabeti. Molti si lasciarono convincere e, forse a malincuore, rinunciarono all’uso del Sardo in famiglia, soprattutto nelle relazioni con i figli, pensando che ciò avrebbe facilitato l’apprendimento dell’Italiano, presentato come lingua di maggior prestigio.Il disprezzo del dialetto anche da parte degli stessi sardi, fece si che moltissima gente cominciò a vergognarsi di parlare il Sardo. Le recenti statistiche, dicono che oggi parlano una varietà di Sardo circa 1.200.000 persone e che altre centinaia di migliaia lo capiscono ma non lo parlano. Ciò dimostra che le parlate dell’isola sono ancora molto vive, soprattutto al di fuori dei grandi centri

  4. #4
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    Grazie Riccardo!

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