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Discussione: Silvana in cammino

  1. #1
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    Silvana in cammino



    Tre anni fa ero in cammino.
    La magia del primo cammino.. un po' di paura..tanto entusiasmo e curiosità per quello che sarebbe successo.
    Adesso mi è venuta voglia di riportare quel mio diario e visto che non lo avevo mai terminato, raccontarvi che succede quando si lascia a metà un cammino


    01 Agosto 2007
    Questa notte non ho dormito.
    Mi sono venute in mente tante faccende da fare: una cosa è certa non bisogna MAI lasciare del lavoro arretrato, da troppa ansia.
    Mi sono ricordata ora le foto delle bimbe, quella di Tommaso è in memoria nella macchina fotografica.
    Ho ricontrollato tutto, una bella doccia calda.
    Ho incartato il bastone di sambuco che mi ha preparato Carletto, così sembra un pacchetto regalo…forse una canna da pesca? Ah ah ah...
    Sono contenta di partire, ma adesso ho il timore di sentire troppo la mancanza dei miei cuccioli, ma si va… anche di quello di 55 anni.
    Ieri mi ha chiamato Nora, ha detto che verrà alla stazione di Albissola a salutarmi…indosserà un vestito arancione.
    Allora devo ancora passare in fabbrica e in banca.
    Sicuramente il cammino sarà faticoso, ma quanto stress in meno!
    10,03 Alessandria, sono sul treno. Ornella e Carlotta mi stanno sicuramente dando dell’imbranata, è tutto pieno e sto andando avanti e indietro alla ricerca di un posto…tra un po’ mi farò largo con il bastone.
    Ok a posto. Sono già a Genova. Devo aspettare fino alle 12,55. Mangio qualche cosa (caso mai dovessi dimagrire troppo).
    Mi stanno venendo un sacco di dubbi, non sono abituata ad aspettare coincidenze o altro, oggi sarà proprio dura, due ore di attesa a Genova, quattro a Nizza.
    Ho un sonno tremendo, ho fatto una stupidaggine a stare sveglia questa notte, per fortuna ho preso la cuccetta, ma sai.. prima che arrivino le otto e passa.
    Sto attaccando bottone con una vecchietta che deve andare a Milano (con nessuno che mi riprende..primo vantaggio a viaggiare da sola).
    Il treno si fermerà ad Albissola, mi ha telefonato Nora.
    Il treno è partito da Genova con 20 minuti di ritardo, purtroppo non si è fermato ad Albissola, Nora mi ha telefonato e mi ha detto che mi aveva portato una lettera e un sacchetto di caramelle per il viaggio: ci dovremo incontrare quando torno.
    La porta della carrozza si è rotta e stiamo accumulando ritardo..meglio così non devo aspettare troppo a Nizza.
    Sono a Nice-Ville in una sala d’aspetto, per fortuna, con l’aria condizionata. Ho già comperatola cena, un panino gigante, un dolcetto.
    Se devo dire la verità, mi sa che oggi è il giorno peggiore del mio viaggio (non lo chiamavo ancora cammino), fa un caldo boia, lo zaino pesa una tonnellata…
    Il bastone è l’unica cosa che mi sorregge..ho un sonno tremendo.
    Il treno parte in ritardo rispetto all’orario delle 20,20..ma è già in stazione e alle 20,00 (all’ora delle galline) mi metto a dormire.

    02/08/07
    BUONGIORNO!!
    Sono le 6 e mezza. Ho dormito più di dieci ore filate. La cuccetta è un po’ dura, ma fa bene alla schiena.
    Nello scompartimento dormono tutte perciò sono uscita. Ho trovato un posticino dove tengono le bici, c’è uno sgabello e posso stare a scrivere e guardare il panorama che scorre dal finestrino.
    La Francia è sempre bella, campagne verdissime. Passati ora sulla Garonna, siamo a 50 chilometri circa da Bordeaux..vigne a volontà.
    Comunque quelle belle rose che mettono all’inizio di ogni filare dalla parte della ferrovia non ci sono..peccato.
    Ho trovato compagnia, si chiama Anita è una bimba di due anni, voleva scendere con me a Bayonne.
    Ho preso il biglietto per SJPP, ho prenotato a Hountto un letto per questa sera. Quando mi hanno chiesto se faccio il Cammino di Santiago, mi sono emozionata. Sono proprio qui e sto per iniziare questa avventura. Devo aspettare quasi un’ora, intorno a me tantissimi ragazzi….ma quelli della mia età dove sono?
    Sono sul trenino, il paesaggio è bello, c’è un fiume dove fanno rafting, tanto verde, tante mucche.
    Sono a SJPP, sono spaesata, seguo gli altri ,sembrano tutti così sicuri di loro.
    E’ un bel paese tanti negozietti di artigiano, tanti fiori.
    Ho ritirato la credenziale e fatto timbrare la mia. Su quella che mi hanno consegnato farò mettere i timbri (non li chiamavo ancora sellos) per la nonna Giovanna (mia suocera), le sembrerà di aver fatto il cammino con me.
    Ora un bel pranzetto e poi via per i primi 5 chilometri.
    …Alla faccia del pranzo del pellegrino! Polletto arrosto con insalata, formaggio con marmellata di ciliegie nere..
    Prima stupidata del cammino..stavo andando al contrario.. mi ripiglio, prendo la strada giusta, mi fermo a comprare un barattolo di marmellata di ciliegie nere ..è buona, ma così buona..e parto.
    Inizio la salita, è veramente tosta, o forse è colpa del pranzetto, e non è che l’inizio.
    Il paesaggio è bellissimo, un verde che abbaglia, le solite mucche, alberi con il fusto di un diametro impressionante.
    Sono arrivata a Hountto, terrazza sulla valle e tante, tante rose. Mi torna in mente quello che aveva scritto Sylvie sul forum.
    Sono in una cameretta con una coppia di spagnoli, doccia comoda, ho già lavato tutto..ero marcia di sudore.
    Sono stanca, ma non mi ricordo una giornata così rilassante. Come un vero turista ne ne sto a scrivere il mio diario sulla terrazza aspettando che arrivi l’ora di cena.
    Mi sono divertita tantissimo, ho trovato una signora di Milano e quattro svedesi, tutte più o meno della mia età , ci siamo fatte un sacco di risate.
    La cena ottima: minestra di verdure, cinghiale brasato con patate, pomodori con il tonno, formaggio e un dolce eccellente con panna e lamponi..ancora qualche chiacchera e a nanna. Ho speso 28 euro con la colazione e domattina con sei euro mi danno il cestino con il pranzo. Sarà una tappa lunga e difficile senza alcun tipo di rifornimento, a parte qualche fontana.
    A dormire adesso…che domani si incomincia.
    Notte.

  2. #2
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    continua...

    03/08/2007
    Sono le 15,00 sono a RONCISVALLE, appena riesco a prendere un letto parte il racconto di questa giornata.
    Ora sono nel rifugio, è una camerata con almeno cento letti, forse una vecchia chiesa con enormi lampadari, da qualche parte ho letto una cosa buffa..che rischiano di cadere ogni notte a causa del rumore che fanno i roncadores, pensa un pò stanotte sono arrivata io e a russare non mi batte nessuno.
    Comincio da capo.
    Questa mattina, appena partita, ho pensato di tornare indietro, durissima, ma mica posso fare una figura del genere, sai quelli a casa che presa per i fondelli!
    Forza Silvana, avanti e non mollare!
    Il paesaggio è bello, montagne morbide verdi.
    Sempre in salita tra boschi fitti di castagni, faggi, noccioli, querce e abeti.
    Il terreno è misto, tratti di asfalto, tratti di terra, tratti di erba morbida come un tappeto.
    Dietro ogni curva sogni la discesa, ma devono passare alcune ore. Non riesco ad andare forte, ma con il mio passo piano, piano conto di arrivare..prima o poi.
    Tantissime pecore e cavalli: li vedi spuntare dietro le cime, sono dappertutto.
    Ho incontrato tanta gente, c'è tanta solidarietà, chi ti sorpassa chiede se va tutto bene.
    E' vero che la lingua non è un problema, in un modo o in un altro ci si capisce.
    Alla fonte di Rolando ho incontrato un ciclista, abbiamo chiaccherato un pò in uno strano francese..ci siamo fatti delle grasse risate quando salutandoci abbiamo capito di essere italiani . Anche lui di mezza età con la famiglia che gli ha dato del matto.
    E' bello fermarsi ogni tanto a prendere il sole, fare uno spuntino e chiaccherare con chiunque passa, mi sembra che passino proprio tutti, ma quanta gente mi ha sorpassato oggi?
    La cosa peggiore è stata trovare un posticino per bisogni privati, ho scalato una montagna per trovare una roccia e nascondermi dietro, ma che fatica!
    La discesa è stata, forse, più dura della salita, che emozione vedere dall' alto Roncisvalle!
    Sono arrivata tardi, mi siedo su di una panca in uno stanzone, tolgo le scarpe, mi rilasso e intanto penso che non riuscirò a trovare da dormire visto quante persone mi hanno lasciata indietro..invece sono nel posto giusto, la consegna dei letti parte dalle 16 per cui prima della fila e letto assegnato. Erano tutti arrivati presto ed erano nei prati a riposare e a prendere il sole, oggi ho capito che non bisogna affannarsi, come dice il mio babbo "l'importante non è correre, ma arrivare in tempo".
    Mangio prestissimo, prima vera cena del pellegrino, pasta con pomodoro, trota ai ferri e patatine, yogurt , tutto mi sembra buonissimo.
    Vado alla benedizione. E' stato emozionante. La fatica della giornata sembra svanire. Sono felice come non lo sono stata da tanto tempo, mi sembra che tutte le tensioni accumulate si stiano sciogliendo.
    Mi guardo in giro, quanta gente, quante storie diverse ci sono dietro ognuna di questa persone, siamo in tanti con gli occhi lucidi.
    E' ora di andare a dormire, devo sistemare lo zaino in modo da non dar fastidio domattina a chi parte più tardi, alle 22 si spegnerà la luce.

    04/08/2007
    Sveglia alle 6 e partenza.
    Sono con Raffaella, la signora di Milano incontrata a Hounto.
    Partiamo al buio e ci dirigiamo verso Burguete, è un paese bellissimo, casette tipo Tirolo con tanti gerani alle finestre. Qui hanno tanta acqua tant’è che a fianco dei marciapiedi ci sono due rigagnoli dove scorre continuamente.
    Bar aperto, abbiamo fatto un’ottima colazione.
    Primo guaio, ci giochiamo una freccia gialla e proseguiamo sulla strada statale fino a Espinal dove ritroviamo la retta via.
    Tappa difficile, tostissimo l’alto de Mezkiritz e l’alto de Erro, ma quanto sono alti sti' alti?
    Terreno sassoso come era al tempo dei pellegrini medioevali.
    A metà della prima salita abbiamo mangiato il pane avanzato ieri sera durante la cena e la marmellata di ciliegie nere che mi sto portando appresso da Saint Jean PP, ottimo pranzetto.
    La discesa verso Zubiri mi ha rovinato, non capisco perché soffro così tanto le discese.
    Raffaella è andata in avanscoperta e ha trovato un albergo, la camera in due 40 euro, mi spiace ma non avrei potuto fare un altro passo, dovrei ricordarmi che neanche tre mesi fa ero in ospedale, devo stare un po’ attenta.
    I due albergue dei pellegrini tutti pieni c’è la festa del paese.
    Abbiamo prenotato la cena, ci riposiamo un po’, poi vedremo.
    Nora mi ha mandato un messaggio, ho tanta voglia di conoscerla.
    Cena con piatti tipici, zuppa di legumi, piatto di peperoni ripieni di baccalà, birra e dolcetto.
    Dopo cena un giro in piazza ad ascoltare musica.
    Ad un certo punto è scoppiato un parapiglia, mi è venuta paura che avessero mollato un toro, invece sbuca da dietro un muro un uomo con uno strano copricapo fatto di metallo con le sembianze di un toro, da questo accidenti di cappello spara mortaretti e girandole di luce e si è messo a rincorrere tutti quanti.
    Nonostante il mal di gambe e la mia mole, non proprio da top model, corro più forte di tutti. Mamma mia che paura!
    Un giro tra le numerose bancarelle, acquisto i regalini per i ragazzi, ancora un po’ di musica e a dormire.
    Devo dire che mi manca l’atmosfera pellegrina di ieri notte.
    Notte Silvana.

  3. #3
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    Vado avanti ..ma sì..vado avanti.


    05/08/2007

    Questa mattina non ci hanno lasciato uscire dall’albergo fino alle sette e mezza, forse perché fuori c’erano dei ragazzi un po’ brilli che facevano casino e non hanno voluto correre il rischio di vederli picchiare con il mio bordone, ah ah ah.
    Fatto sta che faccio colazione e riusciamo a partire solo alle otto.
    Partenza dal ponte de la Rabia di Zubiri, subito dopo incontriamo sulla destra una orribile fabbrica di magnesio. Passato questo tratto sentieri bellissimi, fitti boschi e paesini rimasti fermi nel tempo. Si costeggia il fiume, ad un certo punto mi sono fatta un pediluvio eccezionale, seduta su di un masso con acqua corrente freddissima, favoloso!
    Purtroppo ho scoperto una ferita ad un unghia del piede destro, le calze erano insanguinate, ma non mi faceva male per niente. Cerotto, cambio calze e via.
    Continui saliscendi, anche scale fatte con i tronchi di alberi.
    L’ultimo pezzo prima di Trinidad de Arre è stato duro, mi ha molto impressionato la croce che indicava il luogo dove il 10 luglio del 2006 è morta una donna di Verona. Ho raccolto un po’ di fiori e li ho messi vicino alla croce. Mi è venuto da piangere e non riuscivo più a smettere. Non mi è piaciuto questo ultimo pezzo, discesa con tanti ciclisti che ti sfrecciano a destra e sinistra, ma non erano pellegrini in bici.
    Molto carina invece l’entrata a Trinidad de Arre, un ponte subito dopo l’albergue vicino ad una chiesa. Abbiamo bussato e un sacerdote ci ha messo un sello bellissimo sulla credenziale.
    Raffa mi ha dato una medicina omeopatica perché ho avuto tantissimo male, i postumi dell’intervento si stanno facendo sentire un po’ troppo, cribbio, cribbio!!
    Passato il mal di pancia mi è venuta una fame incredibile, abbiamo raggiunto un bar, ho mangiato calamari fritti, gamberi, una crocchetta di merluzzo e bevuto una clara.
    Ad un certo punto, golosa come sono, intravedo un dolce appetitoso, sembra un piccolo panettone ricoperto di cioccolato con dei riccioli di scorza d’arancia candita, ovviamente lo ordino, me lo scaldano: è un meraviglioso sanguinaccio con cipolla, un po’ di sorpresa, ma che delizia!
    Ultimi 5 chilometri prima di arrivare a Pamplona.
    Ah, dimenticavo, anche al bar mi hanno messo un bel sello, bar Paradiso.. tutto un programma.
    Pamplona è apparsa all’improvviso, abbiamo attraversato un pezzo di periferia così, così, poi un parco, il ponte della Magdalena, le vecchie mura e siamo arrivate all’albergue con un po’ di paura per il posto.
    Ci ha accolte un ragazzo gentilissimo che ci ha assegnato il letto.
    Quattro piani di scale ed ecco un sogno, una camera piccolissima, con un letto a castello e una finestrella che da sui tetti di una chiesa e da cui si vede la cattedrale.. sembra la stanza di un artista parigino.
    Ho già fatto una doccia rigenerante e lavato i panni.
    Ho incontrato persone che avevo conosciuto a Zubiri e a Roncisvalle e un ragazzo, Sebastian, che arriva da Tours, ha già fatto quasi 800 chilometri.
    Dopo aver riposato un po’, siamo andate in giro per Pamplona, è domenica pomeriggio e non c’è ancora nessuno per le strade.
    Bella città, da visitare, ne vale proprio la pena. Ci tornerò.
    Comunque ho percorso le vie del centro sempre con la paura di veder spuntare un toro, sono proprio fissata, ma lo so il perchè, quando ero piccola, dalla nonna, un vitello mi ha rincorso per tutto il cortile.
    In centro ci siamo fatte una bella birretta con il limone e una serie di ottime tapas. Se un giorno dovessi riuscire ad aprire un bar (è il mio sogno nel cassetto) mi dovrò ricordare di tutte queste cose buone che sto mangiando qui.
    Ci ha raggiunte Guido, l’ho conosciuto il primo giorno, 8 ampollas per piede, ha deciso di tornare a casa.
    Ritorno all’albergue e alle 22 a nanna dopo essere stata per un po’ a guardare le stelle.
    Chissà a casa che combinano, mi mancano i ragazzi, mi mancano la mia mamma e il mio papà.


    06/08/2007
    Ore sei sveglia e alle sei e mezza partenza.
    In periferia un ottimo cafè con leche e una ..anzi due brioche.
    Troppo carini i semafori, l’omino verde è un pellegrino, prima cammina piano, piano e quando sta per diventare rosso si mette a correre.
    A Pamplona c’è un grande parco e lo stanno ancora ampliando.
    Bei sentieri, il duro inizia alla salita del Perdon, comunque niente a che vedere con quelle affrontate fino ad ora.
    Ci accompagna una leggera pioggerellina che fa anche piacere.
    Sulla cresta della montagna una serie di pale eoliche, i moderni mulini a vento.
    Arrivati in cima c’è un bellissimo monumento ai pellegrini rappresentato su tutte le guide, quante volte l’ho visto in foto e adesso sono davvero qui.
    La discesa è tosta, ma oggi va decisamente meglio.
    Arrivata in piano stendo il mio stuoino su un campo di grano tagliato. Oggi salame ai peperoni con pane ai semi di sesamo e formaggio. Acqua a volontà.
    Piccolo riposino e riparto.
    Non riesco a descrivere la fatica che sto provando, ma dopo ogni pezzo difficile ti appare qualcosa per cui valsa la pena di venire, un panorama, una chiesa, un giardino, un sentiero in mezzo ai campi.
    Sono stanca, ma felice di aver fatto questa scelta.
    Arrivo a Puente La Reina, prima delusione, albergue pieno, ho attraversato la città senza capire cosa stavo facendo, tanto ero stanca.
    Abbiamo chiesto in un hotel, ci ha chiesto 70 euro a cranio, mandato a stendere.
    Appena dopo il ponte, dopo altri 300 metri di salita, un nuovo albergue, bello, nuovo, addirittura con la piscina.
    Il signor dell’accoglienza, ancor prima di parlare, mi offre un bicchier d’acqua, per fortuna c’è posto.
    Belle docce, crema ai piedi, bucato e un po’ di rilassamento.
    Ritrovo tanti compagni di cammino. Prenoto la cena e mi riposo un po’.
    Mi è venuto in mente che sulle guide non dicono quanti sassi ci trovano nei sentieri, aguzzi e tanti.
    C’è un ragazzino belga che mi ha sentito dire, durante una salita durissima, “mamma mia” e così ogni volta che mi incontra urla “Ciao mamma mia”.
    Ho già finito i soldi del telefono. D’ora in poi solo messaggi, ho chiesto a tutti l’e-mail, adesso mi faccio furba.
    Tommy mi già fatto una ricarica e mi ha detto di stare più attenta. Saggio il mio figliolo.
    Faccio venire ora di cena curiosando su internet, avevo bisogno di notizie fresche.
    A cena vicino a noi un sacerdote di Milano uguale al nostro Don, solo un po’ più giovane.
    Per cena penne al pomodoro, uova fritte, salcicce, insalata e budino.
    Tante risate tirando tardi.
    Nei materassi messi a terra vicino al mio letto un ragazzo di Arona con una bellissima testa di rasta vecchi di cinque anni e uno di Roma a cui impresto un po’ di filo e il betadine, ha i piedi massacrati di ampollas.
    Come al solito alle 22 e trenta tutti a letto e silenzio.

  4. #4
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    ...continua

    07/08/2007
    Sveglia alle cinque e mezza.
    E’ anche divertente saltare i materassi per riuscire ad andare al bagno.
    Raffaella è un pochino distratta, ha perso la sua guida.
    Colazione con filone di pane caldo, burro e marmellata, cafè con leche e succo d’arancia.
    Partiamo al buio, arriviamo in un ora al primo paese Maneru, poi attraversiamo molte vigne, campi di peperoni, di asparagi di Navarra e arriviamo a Ciraqui, un bel paese su di un’altura.
    Belle case con viti che si arrampicano anche fino al secondo piano.
    Carina la piazza, sotto un arco, dove si passa obbligatoriamente, c’è un tavolino con un sello e ognuno può apporlo sulla sua credenziale.
    Il cammino prosegue sull’antica strada romana (anche qui). Si attraversa la collinosa campagna e si arriva al ponte medioevale. Ci fermiamo, pranzetto con pane, salame, formaggio e frutta.
    Altra salita, attraverso la località di Lorca, riposino al bar, solito cafè con leche.
    Proseguo per Villatuerta, nella chiesa, bellissima, una signora mi mette un sello.
    Il pezzo da qui a Estella non finisce mai. A questo punto della giornata vado decisamente in crisi, mi torna il mal di pancia.
    Arrivo all’albergue e non c’è posto. Ma basta!!!
    Attraverso il paese, molto bello. A fatica faccio ancora due chilometri e arrivo ad Adegui dove trovo posto al deportivo.
    Devo sistemarmi su di un materasso per terra. Raffaella riesce a trovare due posti in letti a castello. Sistemata.
    Ora sono fuori a scrivere.
    Tutto quello che sto provando in questi giorni, fatica, dolore, a casa non lo sopporterei, qui sembra che vada tutto bene. Mah?!?
    Doccia bellissima, calda e abbondante, prima di cena un bel sonnellino. Decido di mangiare al bar del palazzetto.
    Mi siedo in un tavolo con due ragazze e un ragazzo spagnoli. Spaghetti (scotti) con pomodoro, fettine di pollo impanate, patatine e l’immancabile budino.
    In qualche modo chiacchiero tutto il tempo, nel salutarmi dicono che sono stati bene in mia compagnia e che parlo bene il castigliano. Bho?
    A dormire prestissimo, ma che cagnara!. Per la prima volta faccio fatica a prendere sonno.
    Scrivo ancora un pò, ma poi la stanchezza ha il sopravvento.
    Notte.
    *


    L'otto agosto è un giorno particolarissimo per me, me ne sono sempre successe di tutti i colori. Nel lontano 1977 sono riuscita a fare un incidente in auto in Iugoslavia..auto completamente distrutta, ma io e i miei compagni di viaggio indenni.
    08/08/2007

    Mi sveglio prestissimo facciamo una colazione abbondante e via al buio. In men che non si dica raggiungiamo il Monastero di Irache, ovviamente chiuso, e subito dopo la fonte del vino, data l'ora sgorga solo acqua, il vino ce lo sognamo.
    Ad un certo punto troviamo una deviazione, andiamo a destra, percorriamo un sentiero bellissimo, in mezzo agli alberi.
    Ci succede una cosa strana, passando in mezzo agli alberi mi accorgo di rompere delle ragnatele, mi viene il dubbio che di li non sia ancora, almeno per quel giorno, passato nessuno, guardo a terra e vedo dei segni di copertone di bicicletta, mi rincuoro e andiamo avanti. Arriviamo su di un'altura e vediamo la valle sotto di noi.
    Degli altri pellegrini neanche l'ombra.
    Ad un certo punto raggiungiamo Luquin e li ci rendiamo conto di aver fatto un'altra strada, anche questa segnalata con le frecce gialle, ma non abbiamo visto Villamayor de Monjardìn e la Fuente de los Moros.
    Dopo circa un chilometro ci ricongiungiamo con il percorso classico. Dopo una mattinata in perfetta solitudine incontriamo la solita moltitudine di persone e tutti ci passano davanti. Attraverso campi di grano tagliato e vigne per una strada bianca arriviamo a Los Arcos.
    Quanto silenzio oggi.
    Ci fermiamo a mangiare, boccadillo buonissimo con la frittata, pollo con peperoni, una clara e per finire caffè con leche (non posso rinuciare a questo vizio).
    Visitiamo la bella chiesa di Santa Maria, qui è conservata una icona della Virgen Negra del 1300, c'è un chiostro gotico e un grande organo barocco. Non sempre si riesce a visitare le chiese in questo orario, ma qui ci è andata bene.
    Poichè le gambe tengono bene decidiamo di proseguire verso Torres del Rio. Tra Los Arcos e Sansol tantissimi vigneti e strada bianca.
    Tra risate e fatica arriviamo alla strada asfaltata che porta a Sansol e qui il fattaccio.
    Mi sono distratta un attimo e ho fatto un capitombolo clamoroso. Con il perso dello zaino, e il peso mio, mi sono spiccicata a terra, ho battuto la testa, mi sono fatta male alla mano sinistra, un'abrasione vistosa sulla gamba destra.
    Panico!! Ho il terrore di essermi rotta qualche pezzo, ma non per il male in se stesso, ma per la paura di dovermi fermare.
    Per fortuna tutto bene. Raffaella mi ha dato dell'arnica come antidolorifico e disinfettato con della tintura madre di calendula.
    A fatica arrivo a Sansol e vediamo l'insegna di un albergue: uno scherzo c'era solo una macchinette per le bibite. Stavo per perdere la pazienza, anzi l'ho persa.
    Usciamo dal paese e arriviamo a Torres del Rio (sono vicinissimi). Albergue pieno.
    Ed ecco che dopo un attimo di sconforto la giornata volge al meglio.
    L'Alcalde ci apre il Municipio e ci permette di dormire in una sala. A terra, ma a me viene da piangere dalla commozione. Da cinque o sei che eravamo appena arrivati, ci siamo trovati in una trentina a sistemare al suelo le nostre cose.
    A casa Mary ci permettono di fare una bella doccia e poi sono andata a visitare la chiesa del Santo Sepolcro. E' una costruzione di forma ottagonale costruita nel XII secolo e la sua cupola svolgeva la funzione di faro guida per i pellegrini.
    Un pò di spesa e poi a riposare.
    Che bello dormire in tanti, tutti per terra.
    Qui si riesce ad essere contenti per piccole cose. Essere contenti perchè ti lasciano dormire per terra, ma almeno sei al riparo.
    Quando trovi da mangiare, una fonte di acqua fresca, qualcuno con cui fare due chiacchere, un prato dove riposare e toglierti le scarpe.
    Ora devo smetter di scrivere. Si spegne la luce.
    Buonanotte Silvana, dormi bene.

  5. #5
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    Tre anni fa e...sembra ieri

    09/08/2007

    Sveglia!!
    Alle 5,30 partenza. E’ buio, ma che spettacolo, stelle e luna, la sagoma della chiesa di Sansol e la luce che pian, piano colora tutto intorno.
    Appena è giorno ci fermiamo a fare colazione, pane ecc, ecc.
    Il percorso è duro anche oggi, il male alla gamba si fa sentire. A fatica arrivo a Viana. Bellissima cattedrale, qui c’è la tomba di Cesare Borgia. Ovviamente sello.
    Caffè con leche, brioche e via per Logrono.
    Si arriva alla periferia della città e alla fine di una discesa troviamo la casa della signora Felicia. La figlia mi appone sulla credenziale il loro bel sello, ci offre da bere. Mi riposo un pochino all’ombra sulla panchetta davanti alla casa.
    Attraverso il ponte e con ansia mi avvio verso l’albergue. In coda ad aspettare con trepidazione un posto per dormire. E’ fatta, letto 86 e 87, dietro di noi solo un posto!!
    Mi sistemo, doccia, lavo le mie robe e poi i piedi a bagno nella piscinetta nel patio.
    Piedi a mollo e tante chiacchere con altri pellegrini. Ma che bella vita!
    Si fa amicizia con tante persone, questa sera sono stata invitata a cena da alcuni ragazzi italiani, due faranno la spesa, due cucineranno e io…laverò i piatti.
    Ho fatto un giro, belle chiese e una interessantissima mostra sulla storia della città.
    Bar carini, non posso non farmi un paio di tapas. I ragazzi mi chiedono se sono dimagrita…ma come faccio?
    Cena divertente, una favolosa carbonara e la peperonata preparata da Brescia (Stefano, detto Brescia), insalatona e tutti intorno al tavolo a parlare di che cosa ci sta regalando questo cammino.
    Aiuto a sistemare la cucina, lavo i piatti e vado a nanna.

    10/8/2007

    Nanna si fa per dire. Sono in una mansarda, siccome ero la penultima a scegliere il letto, sono finita a dormire nell’unico letto a due piazze che c’è sul cammino di Santiago e l’ultimo arrivato è Jesus, un ragazzo spagnolo che sarà alto due metri e un pezzo, si corica e sto' letto pende tutto dalla sua parte, e sì che io non sono un fuscello! Tutta fatta su nel mio sacco a pelo, sembro un bozzolo, ho continuato a rotolargli addosso..ma che notte!!
    Partenza alle sei. Raffa dice che questa notte ho svegliato tutti a furia di russare. Ma se non ho quasi chiuso occhio. Il mio compagno di letto sì che ha russato, ma mica potevo rischiare di svegliarlo, grosso com’è!
    Prendiamo due brioche in un forno appena aperto, una delizia.
    Mi avvio alla periferia di Logrono, città tipo Alessandria. Si attraversa un parco, si passa vicino ad un lago.
    Ad un certo punto, in una casetta di legno, incontriamo Marcelino, un personaggio incredibile. Regala il bordone a chi ne è sprovvisto, offre biscotti e frutta ai pellegrini e mette un bellissimo sello sulla credenziale.
    Attraverso tante vigne si arriva a Navarrete.
    Chiesa incredibile, bellissima.
    Compero un po’ di frutta per la giornata.
    Ci avviamo tutte baldanzose a continuare la tappa.
    Per un po’ campagna, poi per tantissimo tempo costeggiamo una superstrada, passiamo l’alto di Sant Anton dove ci sono montagnole di sassi lasciate dai pellegrini.
    Ancora campagna, una sosta per uno spuntino e poi… l’incubo.
    Stanno costruendo uno svincolo stradale per cui dobbiamo fare dei giri interminabili sotto un sole che così non l’abbiamo mai visto, sono tutta scottata dalla parte sinistra.
    Che nervoso! Le uniche cose carine, la poesia sul muro di una fabbrica e la scritta su di un muro che dice “peregrino in Najera, najerino”, sicuramente avremo una bella accoglienza.
    Arrivate all’albergue. Niente posto. Da nessuna parte!! All’ufficio del turismo ci indicano un Hostal, 35 euro in due. Riattraversiamo il ponte, arriviamo all’Hostal che è chiuso, bisogna andare a cercare la chiave in un ristorante vicino. La stanza è meravigliosa, doccia calda, un riposino e subito in centro.
    Troviamo un bar dove cuociono le cozze alla piastra, le mettono su di questa piastra, una presa di sale grosso, un coperchio sopra e in un attimo è pronta una delizia, una bella birra per un totale di 4,50 euro, ma quando mai a casa?
    Giro turistico per la città, al solito tutti in piazza: i bar sono pieni di gente di tutte le età, le signore anziane con i loro vestiti fru fru della festa, i bambini tutti eleganti come se fosse domenica.
    E’ bellissimo.
    Andiamo a salutare i nostri compagni di cammino e ce ne andiamo a dormire.
    Non riesco a scrivere le sensazioni che sto provando. Ci sono momenti di euforia per le cose belle che si vedono, momenti di sconforto per la fatica. Un po’ come il mio umore degli ultimi anni, dall’abbatttimento totale alla gioia per qualsiasi cosa. Qui ti rendi conto anche di dare troppa importanza a delle sciocchezze, di aver fatto delle litigate inutili. Un po’ come quando hai una malattia, fai un sacco di buoni propositi, poi quando tutto si sistema, addio..tutto torna come prima.
    Spero di migliorare un po’ dopo questo cammino, mi piacerebbe arrivare a casa con un po’ di pazienza in più.
    Adesso è ora di dormire.

  6. #6
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    11 agosto 2007

    Partenza alle sei. Lasciamo senza difficoltà la città. L'aria a quest'ora è freddina, ma piacevole.
    E' buio, ci sono le stelle, per i primi chilometri si usano le torce per controllare gli incroci e non perdere di vista le frecce gialle. Il cielo comincia a schiarirsi, alle spalle dei colori fantastici.
    Oggi sono in aperta campagna, il fondo stradale facile, una ghiaietta fine. Dopo sei chilometri si giunge ad Azofra, ottima colazione al bar con cafè, leche e brioche. Forse a casa lo trovo più buono, ma che piacere dopo aver camminato un pò.
    Da questo paese all'arrivo non troveremo più nulla, attraversiamo solo vigne, e che vigne, ordinatissime e con l'impianto di irrigazione. Trovo il ragazzo di Roma conosciuto a Puente la Reina (quello delle ampollas) simpaticissimo, mi racconta un sacco di cose della sua vita. Poi un pò di chiacchere con Luca, un ragazzo di Milano...quanta bella gente sto conoscendo. Tutte persone fantastiche.
    Fatto stà che un passo dopo l'altro arrivo alla cima di una salita e vedo la meta di oggi, Santo Domingo della Calzada.
    Non è che riesco sempre a calcolare le distanze, ma ad occhio la periferia non dovrebbbe essere tosta come quelle di Logrono e Najera, e così è stato.
    All'ingresso della città un punto di informazione dove ci hanno apposto il sello e dato indicazioni per l'albergue.
    Il primo trovato è presso l'Abadia Cistercense Nuestra Signora de l'Anunciacion, un ex collegio di suore. Ha solo 34 posti, ma noi ci siamo..25 e 26! Stanzette piccole, con sei letti, Raffaella, io e 4 francesi.
    Solita salutare doccia e siesta fino alle cinque. Oggi abbiamo fatto 3 chilometri e mezzo di media, se continuo così arrivo a Santiago quest'anno!
    Mi viene il dubbio che questa avventura si possa affrontare una sola volta nella vita perchè partendo non sai quanta fatica dovrai provare. Vedrò come finisce il 18 agosto, alla seconda metà del cammino ci penserò.
    Esco per qualche acquisto, yogourt e frutta per questa sera, le fette biscottate e la marmellata per domattina.
    Ho visitato la cattedrale. All'interno si conserva ancora oggi una gabbia con due galletti, in ricordo del famoso miracolo.
    Ritorno in colleggio, scrivo qualche cosa sul diario, ora mangerò un pò di frutta e poi subito a nanna...non ho voglia di andare a mangiare fuori, sono un pò stanca.
    Devo ricordarmi le cartoline...mi sa che ci penserò come al solito l'ultimo giorno.


    12 agosto 2007

    Sveglia alle 5 e mezza. Ho fatto una bella colazione con marmellata e fette biscottate a volontà.
    Partenza alle 6 e un quarto..quanto ridere..il portone era chiuso con dei catenacci e ad un certo punto è arrivata una suora tutta trafelata, si erano dimenticati di noi e sì che di casino ne abbiamo fatto, ci ha aperto e con un grande sorriso ci ha augurato buen camino.
    Carina l'uscita dalla città. Alba bellissima. Arrivo a Granon, una piccola pausa e proseguo per il paese successivo.
    Proseguo in mezzo a campi di grano tagliato, qui non hanno ancora portato via la paglia.
    Si entra nella regione della Castiglia, chissà perchè mi da già la sensazione di un posto ospitale.
    Primo paese Recidilla del Camino, punto di accoglienza all'inizio del paese, mettono il sello.
    Raffaella fa un milione di ringraziamenti per l'accoglienza, non le è proprio piaciuta la Rioja.
    Quest'oggi si costeggia per un lungo tratto la statale, ma il fondo è buono e non faccio tanta fatica. Ad un certo punto mi da dei problemi la gamba sinistra, non la sento quasi più, alla fine sono quasi 240 chilometri. Trovo ad un certo punto trovo un bar ristorante dove vendono prodotti tipici locali, peccato per il peso, prendo uno yogourt naturale di una bontà unica..finalmente qualcosa di diverso dai soliti Danone..
    Pronti e via per gli ultimi cinque chilometri, arrivo a Belorado, subito mi appare un albergue, è nuovissimo, c'è posto, piazzo tutto e me ne vado a fare un bagno in piscina. Troppo bello, non voglio più uscire.
    Va bhe..doccia, lavaggio indumenti. Merenda con panino e clara, scrivo qualche pagina sul diario e me ne vado a fare un giro in paese. C'è una chiesa, sui tetti quattro nidi di cicogna..peccato non avere la macchina fotografica!
    All'interno c'è in corso una funzione. Il parroco ha dato la benedizione ai pellegrini, ha fatto leggere in francese, in tedesco, in inglese e in italiano...quante emozioni.
    C'è una bella piazza circolare, circondata da ristoranti e bar e c'è tanta gente.
    Seduta ad un tavolino ceno con un panino e una birra, me ne sto un pò tranquilla ad osservare quello che succede nella piazza, ci sono bambini che giocano, tanti pellegrini che chiacchierano, insomma una bella atmosfera.
    Vado a dormire e sono sempre più felice.

    13 agosto 2007

    Colazione abbondante, succo di frutta, panino con il salame e cafè con leche.
    Si parte. A Villafranca Montes de Oca faccio acquisti per il pranzo, panino con frittata e salamino, acqua.
    Fino a qui la tappa non è stata difficoltosa, paesini caratteristici, grano, d’ora in poi la salita dei Montes de Oca 1135 sm.
    Di per sè anche la salita non è difficilissima, ma qui c’è il problema della stanchezza che si accumula.
    Non faccio che pensare, nei dei tratti dove sono sola, alle persone che non ci sono più in special modo allo zio Angelo, ce l’ho sempre davanti agli occhi. Penso al nonno Giacomo, domani sono tredici anni che è mancato, e alla nonna Zita. Quando arriverò a casa devo viziare un po’ di più la mamma e il papà.
    La strada è tutta uno scavo, mi sa che stanno per allargare la carreggiata o hanno intenzione di fare qualche pasticcio. Che terra rossa, per fortuna non piove altrimenti qui mi pianterei di sicuro.
    Per far passare il tempo io e Raffa ci siamo messe a cantare a squarciagola i watussi, bella ciao, fratelli di’Italia. All’improvviso, alle nostre spalle, sentiamo un vocione che canta il nostro inno, e poi il suo in inglese: scopriamo che è un insegnante di musica e tenore , ragazzi che voce!!
    Ovviamente cerchiamo di scambiare due chiacchiere anche con lui.
    Arriviamo a San Jaun de Ortega,.
    Albergue nel monastero, posto fascinoso, forse non proprio pulito. Questa sera ci prepareranno la zuppa d’aglio. I nostri giovani amici, schizzinosi, ci hanno lasciato.
    Le camerate sono grandi ci saranno un centinaio di letti. Una doccia fredda, che volendo fa anche bene.
    Un giro, una clara al bar da Marcela. Confermata la zuppa d’aglio. Vado a messa. Che bella chiesa, la più povera che ho visto in questi giorni, ma forse è quella che mi è piaciuta di più.
    Si va a cena. Ci sediamo intorno a una grande tavolata, quattro di Casale un po’ snob non sono venuti. Arriva Don Josè Maria con il pentolone e delle ciotole di ferro smaltate di bianco (a dire il vero anche un po’ arrugginite). Ringraziamo tutti con una preghiera e ci serve la sua famosissima zuppa. Sarà l’atmosfera, sarà la fame, ma era un secolo che non mangiavo una minestra così buona.
    Don Josè intona una canzone e vuole che noi tutti si faccia il coro. Al tavolo c’è una famiglia di francesi, otto figli, uno più bello dell’altro, che cantano divinamente.
    Alla fine della cena ci fa visitare il monastero, la parte che di solito è chiusa ai pellegrini, è di una bellezza sconvolgente, ma tutto in rovina ...
    Una signora italiana, Carla, ha proposto di scrivere tutti al presidente della Castiglia per sollecitare gli aiuti per il restauro di questa meraviglia.
    E’ stata la serata più emozionante di tutto il mio cammino, commovente fino a piangere. Mi piacerebbe poter condividere tutto questo con qualcuno della mia famiglia, ma come si fa?
    Tanto per cambiare faccio compagnia alla Raffa e ci mangiamo ancora un bocadillo con la frittata.
    A nanna adesso, notte Silvana dormi bene.

  7. #7
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    14 agosto 2007

    Che dormita! Solita alba bellissima. Attraversiamo gli ultimi boschi, luci dei paesini in lontananza.
    Piano, piano viene giorno e noi avanti, solo il ticchettio del bastone a farci compagnia.
    Per ora tappa facile. Ad Ages sello al bar e colazione. Arriviamo ad Atapuerca dove c’è un importante sito archeologico, ovviamente non ho la forza per fare una deviazione. Ogni campanile ha il suo nido di cicogna o anche più di uno.
    Cardanuela Riopico, altra sosta al bar. Sembriamo due ciucatoni che ad ogni locale fanno una sosta, ma cribbio che consumo di energie.
    Oggi abbiamo dichiarato che avremmo preso l’autobus a Villafria per il centro di Burgos, che disperazione quando abbiamo incontrato l’ennesimo cantiere dell’ennesima strada in costruzione. Non finiva più. Ci sorpassa una macchina, dentro delle persone che ci salutano, mi scatta il pollicione e faccio l’autostop, si fermano. Sono una famigliola di San Sebastian, vanno in vacanza a Burgos. Sono gentilissimi vogliono sapere tutto del nostro cammino. Ci lasciano al centro di Burgos.
    Un po’ mi sono vergognata, ma stì chilometri di periferia sono veramente tanti.
    Questa fatica risparmiata mi ha dato una carica! Vado a comperare le cartoline.
    E a visitare la Cattedrale, sello e sconto per i pellegrini.
    E’ bellissima, stile gotico, vetri colorati e tanto, tanto oro.
    All’uscita si va a mangiare, salcicce di Burgos, un sanguinaccio con del riso, zuppa con cipolle.
    Si riparte. Arriviamo a Tardajos. Non ne posso più di grandi città, sarà che anche questo è cammino, ma che stufa!
    Hospitalero gentilissimo, mi porta lo zaino al mio posto. Pensavo che lo facesse con noi che siamo un po’ anzianotte, invece lo fa proprio con tutti.
    Lavo la roba che asciuga in un battibaleno, c’è un bel vento caldo.
    Giro per il paese, acquisti per domani. Mangio un po’ di frutta e uno yogurth.
    Domani incominciamo le mesetas, ci stanno terrorizzando tutti. Vedremo, saranno forse peggio della tappa da Hounto a Roncisvalle, o dell’alto de Erro, o l’alto del Perdon o dei Montes de Oca?
    Domani vi saprò dire.
    Vado a dormire perchè mi sto annoiando un po’.
    Ah…dimenticavo..non ho quasi più posto per i sellos sulla credenziale.
    Ciao!
    Non si riesce a dormire. C’è una festa in paese con il solito ballo a palchetto, liscio spagnolo a volontà! Speriamo finiscano presto. Mi sistemo l’unica ampollas, piede sinistro, per fortuna è piccolissima. Sono stata fortunata fino ad ora, niente vesciche, solo stà cosina minuscola, niente tendinite.
    Riprovo a dormire. Avevo dei tappi per le orecchie, ma visto che sono io che russo li ho regalati…questa notte mi servirebbero proprio.


    15 agosto 2007

    Oggi sveglia alle sei, partenza alle sei e mezza.
    Ho dormito malissimo con tutto quel rumore. Cominciamo al buio. Si passa Rabè de la Calzada e iniziano le mitiche mesetas. Campi di grano tagliato a destra e a sinistra.
    Facciamo colazione su una balla di paglia e metto dei cerotti al piede sinistro che mi fa un po’ male.Va bhe, andiamo avanti.
    E’ di un bello unico, mi riempio gli occhi .
    Ad Hornillas del Camino pensiamo di fare uno spuntino, ma è tutto chiuso. Ho dovuto togliere la scarpa, sto camminando con una scarpa e una ciabatta.. se non fosse per il male sarebbe una comica…. Oggi sono particolarmente giù di corda. Sto pensando a quello che mi aspetta a casa, ai problemi da affrontare.. e ce ne sono parecchi.
    Mi viene da piangere, avrò tanta nostalgia di questo viaggio e il dispiacere di non aver fatto foto.
    Raffaella dice che con la testa sono già a casa.
    Mi fermo a riposare un po’ seduta in un fosso, si ferma Diana una ragazza che ho visto per la prima volta alla stazione di Nizza, ma con cui non avevo quasi mai parlato.
    Guardiamo i miei piedi, ho una brutta vescica...mi aiuta a medicarla e mi regala un cerotto.
    Stendo il mio stuoino e mi corico un pò.
    Che bello.. con l’aria che accarezza il viso, il cielo di un azzurro, intorno tutto giallo, dei profumi che ho sentito solo lì…
    Riprendo a camminare, arrivo a Hontanas e ritrovo Diana e il suo ragazzo David, un cuoco di Madrid che nella sua cucina usa tantissimo le erbe. Oggi mi ha regalato un mazzolino di maggiorana.
    Si sono conosciuti in cammino ed ora abitano insieme a Madrid. Ho ritrovato Diana grazie a facebook.
    Vanno tutti a Castrojeriz e Raffaella decide di andare con loro. Io non ce la faccio proprio e mi fermo qui.
    Mi regala una boccetta di calendula per le ampollas e i cerotti. Le dico glieli restituisco domani sera quando ci incontreremo di nuovo, ma sarà quasi impossibile.
    A volte mi ha dato fastidio il suo modo di fare, ma già mi manca un po’.
    Ora ho fatto un sonnellino, la doccia, mi medico i piedi e chissà che domani non la raggiunga davvero.
    Sto facendo conoscenza con altri pellegrini. Ho prenotato la cena.. zuppa di verdura, uova al bacon con patate….e il solito flan.
    A tavola ottima compagnia, una tedesca, un francese, una ragazza italiana. Pensa i dialoghi, il francese che parlava spagnolo, la tedesca in inglese, l’italiana in francese…
    Torno nella camerata, tutto molto pulito e in ordine… ci sono persino gli armadietti dove mettere gli zaini.. che lusso!
    Provo a mandare un messaggio a Raffaella per sapere dov’è, non risponde neanche al telefono..
    Finalmente mi manda un messaggio, tutto bene.. ci vediamo a Fromista..
    Nora mi ha fatto gli auguri di buon ferragosto.

    16 agosto 2007

    Mi sveglio prestissimo, una buona colazione. Mi avvio.
    E’ buio, i piedi stanno bene e procedo lesta, lesta.
    Nel sentiero spuntano dei topini di campagna, si nascondono e il forte è che, se ti volti indietro, escono allo scoperto e ti guardano andare via. Tantissime lepri.
    Eccezionale.. in due ore esatte ho fatto nove chilometri. Sono a Castrojeriz.
    Altra colazione, cafè con leche e brioche.
    Il paese è bellissimo. Bella chiesa e sul cocuzzolo della montagna un castello diroccato.
    Faccio spesa, stavolta mi sono ricordata dei francobolli…
    Fuori dal paese inizia l’alto de Mostarales, mt 910. Faccio benissimo la salita. Giunta in cima uno dei panorami più emozionanti visti fin qui. Ma che bella la Castiglia!
    Come sempre si ha la sensazione di essere piccoli, piccoli.
    Proseguo senza dolori e molto presto arrivo all’Ermita di San Nicolas albergue gestito da italiani. Che bella sensazione dopo averlo visto tantissime volte in foto. Entro, mi offrono un caffè. Mi piacerebbe fermarmi qui, ma è presto e poi..io ho un appuntamento..se ci arrivo...
    Passo sul ponte del rio Pisuerga e arrivo a Itero de la Vega. Spesa, frutta e yogurt.
    Prima di uscire dal paese mi ferma un vecchio signore, mi vuol far vedere qualcosa…li per li mi piglia male, ma in fin dei conti ho con me il mio bastone…
    Nel suo garage ha fatto un collage di tutte le cartoline che gli hanno spedito i pellegrini da tutto il mondo. Mi da il suo indirizzo. Devo assolutamente ricordarmi di scrivergli.
    Esco dal paese e in circa due ore percorro la distanza tra Itero de la vega e Boadilla, 8 chilometri.
    Oggi mi sento proprio bene.
    Mi fermo a mangiare, tutta la frutta e gli yogurt. Controllo i piedi. Tutto ok.
    L’ultimo pezzo ( sei chilometri) sembra lunghissimo, ma in questo punto il cammino è molto bello, si costeggia il canale della Castiglia.
    Raffa mi aspetta a Fromista, cerca di tenermi il posto nel rifugio. Ore 16 e trenta arrivo a Fromista, 34 chilometri e mezzo in 10 ore (incluse le soste). Ottimo!!
    Arrivo al rifugio, cerco Raffa, incontro Diana e David, sono contentissimi di vedermi e anch’io.
    Sono proprio soddisfatta. Ho deciso di fare questa tappa lunghissima e ci sono riuscita.
    Ora finisco di sistemarmi, a dopo.
    Solito caos, non c’è l’acqua per la doccia e neanche per lavare le robe, un bel guaio.
    Decidiamo di andare a mangiare, menu del dia..zuppa di verdura, pollo arrosto e patatine e..il solito flan che poi.. l’ho già detto? .. è un budino confezionato, ma la sera dopo tutti quei chilometri è semplicemente favoloso.
    Giro in città. Sul campanile della chiesa diversi nidi di cicogna. A quest’ ora tornano al nido, ce ne sono tantissime. Mi piace passeggiare la sera, l’aria è calda, ma non appicicaticcia come dalle mie parti. Non avrei mai pensato che dopo aver camminato tutto il giorno si potesse aver ancora voglia di andare a spasso..
    Si va a letto, più casino del solito. Va bene, come dicono i saggi, anche questo è cammino.
    Notte Silvana a domani, dormi bene che sono le ultime notti…

  8. #8
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    Lasciare il cammino a metà, lasciare gli amici è una cosa dolorosa. Si dice ..vai e arriva dove puoi..ma non è per niente bello, ti lascia un vuoto terribile.
    Adesso sono passati tre anni, tante cose sono cambiate e mi fa piacere ricordare tutto, ma proprio tutto del mio primo e magico cammino.



    17 agosto 2007

    Stanotte hanno fatto tutti un casino tremendo. Ad un certo punto qualcuno si è messo ad urlare. Che spavento!
    Colazione così, così. Si parte tardi e in men che non si dica facciamo dieci chilometri. Reincontro David e Diana, lui mi regala un mazzetto di origano, lo ringrazio e lui dice che ringrazia me perché ogni volta che l' ho incontrato ho sempre sorriso e si ricorderà di me.
    Sono sempre più contenta di averli raggiunti. Oggi è l'ultimo giorno del mio cammino, ho deciso di fermarmi a Carrion de los Condes. L'anno prossimo ricomincerò da qui.
    Questa notte dormirò in un rifugio presso il monastero di Santa Clara. Si narra che qui dormì Francesco d'Assisi durante il suo pellegrinaggio a Santiago.
    Ho comperato il biglietto dell'autobus per Sahagun, domani alle tredici.
    Non so perché, ma oggi il fisico si sta ribellando, male ai piedi, mal di schiena e non era mai successo di stare così male. Ora devo aspettare l'ora di andare a casa. Avrei potuto fare ancora una tappa, ma non ce la faccio più.
    Questa esperienza mi servirà, ne sono sicura.
    Ho visto un sacco di cose, luoghi che con un viaggio in macchina non avrei potuto ammirare.
    Adesso, forse, non riesco neanche a ricordarmi tutto, ma quando sarò un po' delusa o stanca sono certa mi torneranno in mente le tante facce simpatiche trovate sul cammino, le albe, i sassi, le chiese e quanta allegria. Quante risate, quanti pianti.
    Siamo uscite per visitare il museo di Santa Clara. Raffaella è andata a parlare con le suore e io me sto a guardare chi passa. E' passata Sabrina con i suoi nuovi amici, ha mollato la vecchia compagnia e adesso è molto più serena. Quando l'ho incontrata a San Juan de Ortega aveva il morale sotto terra, troppe incomprensioni con i suoi compagni di cammino. Le avevo suggerito di continuare da sola, come lo avrei fatto con mia figlia, sono contenta che adesso stia bene.
    E' passato il ragazzo spagnolo, capelli lunghissimi, che mi dato l'acqua quando ero rimasta senza.
    Baci e abbracci. Un altro viso che non scorderò
    Oggi sarà dura.
    Ritrovate le rumene con cui avevo mangiato a Roncisvalle.
    Non prendo indirizzi tanto l'atmosfera respirata qui non la troverò più.
    Questa sera Raffaella ha dato appuntamento a Susanna, una signora americana, alle 19 per la cena. Ovviamente è in ritardo. Non ha idea di che cosa sia la puntualità. Questa cosa mi ha dato un po' fastidio, come quando si arrabbia se non la capiscono e non prova neanche a dire una parola di spagnolo, di francese o altro. Vedremo come andrà la serata.
    Cena carinissima io, Raffaella, Susan e un giapponese.
    Zuppa d'aglio deliziosa (molto più buona di quella di Don Josè..ma li c'era magia!!), pollo con patate e un delizioso dolce di panna e fragole. Facciamo (fanno) tante foto e ci scambiamo gli indirizzi. Comincio a sentirmi a disagio quasi facessi parte di un altro mondo. E' questione di un momento, mi riprendo e la serata finisce in allegri tra tante battute e tanti ricordi. A letto alle nove e mezza, ma non riesco a dormire bene anche se il letto è molto comodo.

    18 agosto 2007

    Alle cinque e mezza sveglia. Raffaella si prepara, le sistemo per l'ultima volta la borraccia nello zaino. Ho un magone! Ci abbracciamo e promettiamo di rivederci.
    Non avrei potuto trovare un'amica migliore per questo cammino. Ci siamo beccate qualche volta, ma abbiamo parlato così tanto. Ci siamo dette buen camino ed è partita. Sono riuscita a salutare di nuovo le rumene. Mi sono rimessa a dormire, non ci sono riuscita. Suonano le campane del convento, ci invitano a sloggiare. Preparo lo zaino e mi metto in cammino come se fosse un giorno normale. Vado avanti un po', poi torno indietro.
    Questa mattina sono tutti più ciucchi del solito visto che ieri sera c'era, tanto per cambiare una festa. Un ragazzo brillo mi dice che il cammino è dall'altra parte, gli rispondo che sto facendo la “vuelta”, mi guarda ammirato e mi dice che sono OK..ah ah.
    Entro in un bar per la colazione. Pane tostato, burro e marmellata, succo di frutta e, l' immancabile cafè con leche.
    Devo far venire l'una. Alle dodici ho l'appuntamento con la parrucchiera.
    Ora giro un po' per questo paese. A dopo.
    E' passata Sabrina con i nuovi amici. Li ho accompagnati fino ad un monastero. Il primo pezzo di questa tappa è carino, poi troveranno diciassette chilometri di solitudine. Torno indietro e mi sa che la solitudine la proverò io in questo pueblo.
    Sono seduta su di un muretto e li vedo passare. E' tristissimo.
    Voglio proprio vedere se trovo qualche altra vecchia conoscenza.. di qui devono passare. Sono le nove e sono già stufa.
    Va bene, non è ora di passaggio di pellegrini.
    Sono tornata al bar della fermata dell'autobus, mi sparo un'oretta di internet.
    Ho scritto a Ornella, a Nora, ho curiosato un po' sul forum. E' strano, ma non mi interessa cosa stanno scrivendo.
    In una guida ho letto che dopo alcune tappe si sa più di cammino che a leggere tutte le guide del mondo. E' vero, ti svegli da solo e da solo impari a gestrire le forze. La guida serve per vedere quanta strada si deve percorrere, i monumenti da visitare nelle varie città.
    Sono le dieci e un quarto. Troverò qualche cosa d'altro da fare.
    Qui in giro ci sono i soliti ubriaconi, ma quando vanno a dormire?
    Ho visitato il Monastero di San Zoilio, un'altra chiesa. Un altro cafe' con leche.
    Vado dalla parrucchiera. Capelli sempre più corti, sempre più bianchi.
    Mancano quindici minuti all'autobus, spedita l'ultima cartolina.
    Sono sull'autobus, attraversiamo le mesetas. Che emozione vedere i pellegrini che faticano sotto il sole. Ieri c'ero anch'io.
    Ho deciso che l'anno prossimo verrò nel mese di maggio e mi viene in mente una canzone...sembra quasi un mare l'erba...o qualche cosa del genere.
    In un'ora e mezza si arriva a Sahagun..a piedi in due tappe.
    Vado alla stazione e prendo il biglietto per Valladolid. Dieci minuti e arriva il treno. Un'ora e sono arrivata, cento chilometri.
    Arrivo in albergo. Mamma mia come si fa presto a riabituarsi alle comodità.
    Doccia e riposino. Il mio cammino è finito a Carrion de los Condes e questo non è che un trasferimento e, a dire il vero, neanche troppo divertente.
    Non ho voglia di uscire. Metto la sveglia alle otto. Se dormo il tempo passa più in fretta.

    19 agosto 2007

    Ormai ho la sveglia nella testa, alle cinque e mezza mi sveglio. Che fatica stare a letto Per fortuna riesco a riaddormentarmi. Un'oretta e non ce la faccio più. Scendo, pago ed esco. Mi hanno chiesto se volevo un taxi. Ma che taxi e taxi, la stazione è a due chilometri.
    Mi perdo. Non ci sono più con la testa. Trovo un poliziotto gentile. Ha fatto due volte il cammino e non gli par vero di fare due chiacchiere. Attraverso un bel parco e in attimo arrivo alla stazione. E' una cosa strana camminare in città con lo zaino e il bastone, ci si sente proprio come un pesce fuor d'acqua.
    Sono in aeroporto.
    Mi riposo un po'. Questi piedi che hanno sopportato di tutto oggi fanno male e le gambe non vogliono stare ferme.
    Ho fatto colazione. Brioche, cafè con leche, un panino..7,50 euro. Sul cammino ci cenavo con questi soldi.
    Sono curiosa di pesarmi. Certo ho fatto colazioni abbondanti, cene del pellegrino che “da pellegrino” non sono, ma è anche vero che non ho pasticciato durante la giornata come capita a casa.
    Questa notte era la prima notte che dormivo da sola dopo diciassette insieme ad altra gente, è dura abituarmi a stare da sola.
    Chissà come mi troverò a casa. Ho voglia di mangiare i pomodori dell'orto.
    Devo trovare su internet la ricetta della zuppa d'aglio e di quei peperoni ripieni di merluzzo mangiati a Zubiri.
    Ci sono altri pellegrini, siamo tantissimi, ma ho parlato solo con uno, un tipo che ha scritto sul suo diario un sacco di poesie.
    Sono stanchissima. Ho già fatto check in. Per portare a casa Carlo (il mio bastone) ho dovuto fargli il biglietto..ben docici euro, ma sono contenta.

    20 agosto 2007

    Fuori sta piovendo e sono in fabbrica.
    Ieri il volo è stato piacevole. Ero seduta vicino al finestrino, mi si sono strabuzzati gli occhi a furia di guardare sotto. Chissà mai che mi pensavo di vedere, forse qualche pellegrino errante.
    Le due ore del viaggio sono colate..il mio vicino era simpaticissimo. Ha voluto sapere tante cose del mio cammino e mi ha raccontato delle sue vacanze in Spagna in giro con un'auto.
    Arrivata a Bergamo ho atteso con ansia i bagagli. Lo zaino è arrivato subito, il bastone si è fatto attendere un bel po'. A prendermi c'erano Martina, Tommy e Nadia.
    Gli sono piaciuti i miei capelli bianchi...meno male!
    Mi hanno fatto tanto male le gambe a stare così seduta così tanto tempo.
    Ho raccontato un po' di queste giornate, ma mi sa che è una cosa di cui si riesce a parlare con chi lo ha fatto.
    Puoi raccontare dei luoghi che hai visto, delle persone che hai conosciuto, ma i profumi, le sensazioni e i pensieri..quelli rimarranno per sempre dentro di me.

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