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Discussione: Ermanno detto Ermetismo: un cammino interiore - il cammino di Francesco

  1. #1
    barabba
    Guest

    Ermanno detto Ermetismo: un cammino interiore - il cammino di Francesco



    Un Cammino interiore
    Prima
    17 maggio 2007
    Voglia di strada.
    Tutto era pronto da tempo (praticamente a settembre, al ritorno dalla Spagna, avevo volutamente lasciato lì in un angolo armi e bagagli perché inconsciamente non potevo e non volevo separarmi da quest’esperienza di cui sapevo ci sarebbe stato un seguito). Si trattava solo di definire tempi e modalità della prossima ripartenza. Ma come spesso accade si fanno i conti senza l’oste. Il mio sogno di altri 40 giorni per percorrere il Cammino del Norte è miseramente naufragato davanti alla realtà quotidiana fatta di doveri e responsabilità. In questi mesi ho vissuto l’angoscia (ma il Cammino non mi ha insegnato a non affannarmi?) per la possibile perdita del posto di lavoro legata alle vicissitudini della proprietà.
    Insieme alla tranquillità, ora, a vicenda quasi conclusa, se ne è andata pure la possibilità di assentarmi per un lungo periodo. Niente Norte quest’anno!!
    Ma il desiderio di ritrovarmi solo a calpestare strade millenarie travalica la mortificazione del tempo e dello spazio.
    Sono abituato a riflettere molto sulle cose che mi capitano; cerco sempre di leggervi un’ insegnamento, un’indicazione, mi sforzo di fare tesoro anche degli eventi negativi.
    Come spesso accade durante la marcia, ci si deve arrangiare e cambiare programma (perché ci si è persi, sono arrivati problemi fisici o più semplicemente si è stanchi), così nella programmazione di ciò che si desidera fare bisogna avere l’umiltà di lasciare fare alla Provvidenza (S. Francesco insegna) perché solo così l’esercizio del camminare può far bene, oltre al corpo, anche, e soprattutto all’anima. Mi sento sempre “chiamato” a fare le cose che intraprendo e dato che insieme al Camino del Norte avevo preparato anche il Cammino di Francesco, ecco che il 28 luglio inizierò il mio Camino da La Verna fino a Poggio Bustone facendomi guidare da Lui, oltre che nella vita, anche sul suo Sentiero.
    Lo farò lentamente perché la lentezza è un lusso ed un privilegio che ho imparato ad apprezzare perché mi arricchisce in conoscenza e mi fa assaporare la sostanza delle cose.
    Lo farò guardandomi attorno nello splendido paesaggio umbro cercando di cogliere anche solo la millesima parte di quanto Francesco ha espresso nel Cantico.
    Lo farò fermandomi in qualunque momento senza mettere la freccia, accettando l’incontro imprevisto, l’occasionale compagno, l’inutilità delle cose.
    Lo farò soffrendo perché il fisico è quello che è ed il percorso molto più faticoso di quello di Spagna certo però che camminando i pensieri avranno la possibilità di dispiegarsi con calma in una chiarezza inaspettata, nodi che mi parevano irriducibili si scioglieranno con grande naturalezza. I pensieri si faranno più leggeri ed altro peso non si aggiungerà a quello dello zaino. Lo so che sarà così perché così è stato verso Santiago!
    Lo farò fiducioso perché andando a piedi si riacquistano qualità perdute: il senso delle distanze, la percezione del tempo, il senso delle proporzioni.
    Lo farò con gratitudine, per il dono di mio figlio Francesco, per la vocazione di mia sorella Suor Damiana.
    Lo farò con amore….perché amo la vita.

    Voglio mettere a sigillo di questo nuovo cammino una frase di Angela tratta dalla prefazione alla sua guida:
    “….Forse il modo più semplice e diretto per accostarsi a lui è quello di ripercorrere fisicamente i suoi luoghi utilizzando "quel cavallo di San Francesco" che nei secoli non è cambiato, che viaggia alla velocità del passo e che sente il freddo e la fame come il suo. Allora, forse, le parole del "cantico" diverranno più chiare, la gratitudine si sposerà alla perfetta letizia e l´uomo vero che è in noi potrà aprirsi un varco.”

    E’ il miglior auspicio al primo passo. E' quello che auguro a tutti i camminanti.
    Ermetismo/Ermanno

    Nota
    Solo due parole per far capire chi sono in modo che chi legge possa valutare meglio le indicazioni che coglierà in questo diario. Ho 50 anni, qualche kilo di troppo, non faccio attività sportiva (solo alcune passeggiate in montagna), ho un lavoro sedentario, non fumo, non bevo e ho uno stile di vita molto sobrio. Nei quattro mesi precedenti il Cammino mi sono preparato andando al lavoro a piedi ( 8 km) e percorrendo ogni sabato 20/25 km in falsopiano con scarponcini e zaino, aumentando gradualmente il peso fino ad arrivare ai 15 kg che mi sono portato appresso. Il mio zaino era così composto:
    1 ZAINO (40+10 litri) 1 COPRIZAINO IMPERMEABILE
    1 SACCO A PELO 1 SACCOLENZUOLO
    1 TAPPETINO 2 BASTONCINI
    1 BORRACCIA ACQUA (1 LT) + DUE DA MEZZO LITRO 1 TORCIA ELETTRICA
    1 PONCHO IMPERMEABILE 1 CIABATTE X DOCCIA
    1 PILE leggero 1 GIACCA ANTIVENTO/ANTIPIOGGIA
    1 SCARPE LEGGERE 2 PANTALONI CORTI 1 CAMICIA 1 CANOTTA TRASPIRANTE
    2 SLIP MICROFIBRA 2 CALZE TREKKING
    1 SOLARE-CARTA IGIENICA 1 TELO DOCCIA + 1 PICCOLO in microfibra
    1 TAZZA + BOLLITORE BUSTINE THE,ZUCCHERO
    1 CAPPELLO A FALDE LARGHE 1 LIBRO
    CELLULARE + CARICABATTERIA
    KIT BUCATO:, CORDA 6 METRI,10 MOLLETTE, 10 SPILLE DA BALIA,
    KIT PERSONALE:SAPONE MARSIGLIA, DENTIFRICIO, SPAZZOLINO.
    1 COLLARE CON: DOCUMENTI, SOLDI, TESSERA SANITARIA, CREDENZIALE
    1 BISACCIA CON: SPICCIOLI, COLTELLINO, FAZZOLETTI, GUIDA, MACCHINA FOTOGRAFICA, NOTES E BIRO, OCCHIALI, BARRETTE ENERGETICHE,FRUTTA SECCA
    INDOSSATO:
    1 SCARPONCINI ALTI DA TREKKING 1 CALZA TREKKING
    1 SLIP MICROFIBRA 1 CANOTTA TRASPIRANTE
    1 CAMICIA 1 PANTALONE LUNGO E CINTURA

    Con me avevo la guida “Di qui passò Francesco” di Angela Seracchioli Ed. Terre di Mezzo, l’unica in italiano (mi hanno detto che ne esiste una in tedesco molto più completa con altimetrie e indicazioni dei posti di ristoro ma io non l’ho vista) e del materiale cartaceo inviatomi dall’ATP di Rieti e altro scaricato dalla rete.
    Ho consultato i seguenti siti per raccogliere informazioni:
    www.diquipassofrancesco.it
    www.camminodifrancesco.it
    www.assisionline.it/assisi__207.html
    www.anghiari.it/italiano/s0/d2Abis1.htm
    www.comune.gubbio.pg.it
    www.caigubbio.it/
    www.valtiberina.toscana.it/divulgativo/

    Ho uno scarso senso dell’orientamento e poca dimestichezza con l’interpretazione di guide e cartine topografiche. Non conosco l’uso della bussola, del GPS, del telefono cellulare ma ho dovuto fare una eccezione per quest’ultimo perché, come poi è successo, si è rivelato uno strumento indispensabile per risolvere il problema “alloggio”. Non ho fatto nessun accenno a ciò che si può visitare nei centri incontrati perché in questa circostanza non ero interessato all’aspetto turistico. Per chi lo fosse le informazioni sono facilmente reperibili in internet.

    Durante


    1° giorno sabato 28 luglio 2007 BRESCIA – LA VERNA

    Ormai il tempo dei dubbi e dei timori è lasciato alle spalle. Quando si inizia un pellegrinaggio, fosse in treno o in aereo, dopo il primo passo il pensiero è solo per ciò che si va a fare. Certo, Chiusi della Verna sembra in capo al mondo. Per raggiungerla da Brescia ci vogliono ben tre treni e due bus. Manco fosse SJPP!!!
    La mente va veloce alle esperienze degli scorsi anni in terra di Spagna ma non vi si sofferma a lungo perché dalle informazioni che ho acquisito ho il vago sospetto che quello che mi aspetta è tutta un’altra cosa.
    Il viaggio di avvicinamento mi mette a contatto con il popolo dei vacanzieri. Sono i giorni del grande esodo. L’esodo “degli altri”. Nessuno è come me. Perché io sono un pellegrino. So di esserlo e voglio vivere come tale.
    Solo sul bus Bibbiena-La Verna ho il primo contatto con due pellegrini di Milano, marito e moglie, di ritorno dal Cammino, che stanno risalendo al Santuario per recuperare l’auto lasciata parcheggiata lì 15 giorni fa. Allora è tutto un chiedere notizie, avere utili consigli sul percorso, delle dritte, ma più di tutto ricevere sostegno ed incoraggiamento dato che, secondo i loro racconti, mi faccio sempre di più l’idea che sarà piuttosto dura.
    Scendo alla Beccia, una località 3 km sotto il Santuario perchè, come da accordi con le suore che mi ospiteranno questa notte (a terra, perché non c’è posto ) posso lasciare lo zaino e poi risalire al Santuario della Verna per la visita e, novità del momento, anche per la cena. Il sentiero che sale al Santuario è ripido ed ombreggiato ma ciò non mi risparmia la prima sudata del Cammino. Ci arrivo giusto in tempo (15,30) per partecipare alla Processione delle Stimmate, poi la recita di un rosario e la celebrazione dei Vespri. Almeno per oggi lo Spirito è alimentato! Ora si tratta di alimentare il corpo. Dopo la visita ai luoghi Santi, mi presento a Sr Priscilla presso il complesso di Accoglienza del Pellegrino. Lei è un’istituzione per il Cammino, è colei che con frasi ben auguranti ed il primo timbro sulla credenziale da il via a questa avventura e ti sistema per la cena. Fortunatamente al termine della cena mi trova anche una famiglia automunita che deve scendere alla Beccia e mi da un passaggio altrimenti il battesimo del mio Cammino sarebbe stata la discesa del Monte Santo in notturna nel bosco e senza pila (per la serie: sarà dura!).
    Sono le 22,00 e sono in una stanza-refettorio da solo ed al suolo (almeno in Spagna eravamo in tanti a dormire per terra) e penso, per l’ennesima volta, che se non trovo qui, cioè alla partenza, qualcuno, come posso pensare di trovare compagni di viaggio nei giorni a seguire. E’ un pensiero dovuto al morale che sta un po’ giù, d’altra parte il partire da solo è una scelta consapevole che presenta i suoi vantaggi e svantaggi. Chiudo e mi lavo (dimenticavo: non c’è doccia, ci si lava a spizzichi) Speriamo meglio nel proseguo.
    Considerazioni a caldo:
    - A parte Sr Priscilla che sa cosa stai andando a fare e ti scrive sulla credenziale parole auguranti hai la sensazione che le altre persone che ti circondano si chiedano chi sei. Non rientri nella categoria del turista mordi e fuggi (quello di un giorno qui ed uno la) non in quella del turista/religioso (che si fa i santuari francescani in pullman GT in 3 giorni). Alla meno peggio ti classificano (data l’età) per un tardo Hyppie o uno scout (che si è perso il resto del gruppo). Ma chi sono io? Che tipo di Pellegrino sono?
    Spero che questo Cammino di Francesco mi aiuti a capirlo sempre di più.
    Logistica:
    Per arrivare a Chiusi della Verna con i mezzi pubblici ed una spesa attorno ai 50 euro ho usufruito di:
    Brescia – Modena (treno ES)
    Modena – Arezzo (treno IC)
    Arezzo – Bibbiena (treno R + servizio bus sostitutivo per tratta interrotta)
    Bibbiena – Chiusi della Verna (bus)
    Cena: nel ristorante dell’albergo del Santuario;
    Dormire: nella casa di accoglienza delle suore del Santuario a la Beccia. Tel 0575-5341 chiedere di Sr Priscilla.
    Costo: offerta libera per cena e pernottamento.


    2° giorno domenica 29 luglio 2007 LA VERNA – EREMO DI CERBAIOLO km 27

    Non ero più abituato a dormire a terra ed ho passato tutta la notte nella ricerca della posizione. La sveglia, alle 5,30 mi ha sorpreso in quest’opera ed è stata liberatoria. Ho preparato la colazione con i mezzi che mi porto sempre appresso, racimolato i miei panni (il vantaggio di stare da soli in un locale enorme) sparsi ovunque ed ho iniziato il mio Cammino di Francesco con la salita (per la seconda volta) al Santuario della Verna. Un viale alberato porta fuori dal complesso del Santuario fino all’inizio del sentiero n°50 del CAI. Praticamente quasi tutta la tappa si svolge sul crinale appenninico ed in fitti boschi attraverso sentieri segnati dal CAI ai quali si sovrappongono (a volte ) le frecce gialle ed i Tau posti dai volontari che hanno collaborato nella tracciatura del Cammino contemplato dalla guida di Angela Seracchioli “Di qui passò Francesco”. Ho percorso la prima ora di sentiero in compagnia di un escursionista conoscitore dei luoghi che mi ha rassicurato sulla via da percorrere. Quando ci siamo lasciati qualche problema l’ho avuto nell’interpretazione di segni e frecce ma dopo 4 ore sono giunto a Pieve S. Stefano giusto in tempo per la S. Messa delle 11,00 a cui ha fatto seguito una sosta nei giardini pubblici (ombra, acqua, servizi igienici) per evitare le ore più calde della giornata. Ci sono due modi per salire all’Eremo: un ripido sentiero che parte dietro la piazza oppure, lasciato l’abitato, dopo 1 km circa verso sud, in prossimità di una fabbrica di rocchetti avvolgi tubi, inizia una faticosa salita, parte su asfalto e poi sterrato, verso l’Eremo di Cerbaiolo. Non ci sono molte indicazioni lungo la strada ma basta non prendere deviazioni laterali e proseguire fino alla fine.

  2. #2
    barabba
    Guest
    1 Km prima dell’Eremo si trova l’Ostello Francescano utilizzabile per gruppi autogestiti. L’Eremo si trova abbarbicato in alto, sulla roccia del monte. Sono poi giunto ad un cancelletto sempre chiuso (che va poi richiuso per non fare uscire le 130 caprette ed i 10 gatti di Sr Chiara) superato il quale, in 15 minuti ci si ritrova in un’oasi di pace con una vista magnifica. Sr Chiara è a buon titolo, un personaggio di questo Cammino. A me ha sorpreso non solo per il tipo di vita scelto ma anche per la vitalità a scapito dell’età (ha 86 anni) e per la saggezza ed arguzia nell’argomentare. Sono state un paio d’ore piacevoli, poi all’imbrunire, mi sono recato all’ostello nella speranza di trovare acqua. Infatti la pompa del pozzo che si trova 100 metri sotto l’Eremo era parzialmente fuori uso e non mandava acqua in alto ma fortunatamente un po’ ne andava più in basso verso l’Ostello. Per la cena ho fatto bastare alcune noci ed un poco di the, dato che i negozi a Pieve erano chiusi perché domenica. Presso l’ Ostello risiede un custode. Se avete voglia di fare quattro chiacchiere Lui è ben disposto. Abbondantemente predisposto!.
    Considerazioni a caldo:
    - Io non ho senso dell’orientamento per cui per me, i segni, (che pur ci sono) non sono mai abbastanza sufficienti. Niente di paragonabile con Santiago dove una flecha amarilla era sempre lì ad indicarti la strada e neppure con i sentieri tracciati dal CAI sulle nostre Alpi. Forse serve anche un po’ d’intuito (che scarseggia pure lui). Angela, nella prefazione alla guida, dice che oltre alle indicazioni della guida serve anche spirito d’avventura. Come era bello quando bastava andare sempre a Ovest!!
    - Tappa di estrema solitudine quando ci si trova fuori dal paese: non incontrato nessuno nei due sensi. Per cui se mai ho avuto dei dubbi sul tracciato da seguire, bhe,…ho dovuto farli passare!
    - Ho bevuto molto e non si trova acqua lungo il percorso se non nel paese di Pieve. Io mi porto sempre appresso due litri di acqua ma si corre il rischio di provare l’esperienza della sete specialmente in giornate calde come queste.
    - Se poi quando arrivi all’Eremo Sr Chiara ti dice che non c’è acqua perché la pompa del pozzo è guasta….questa è Perfetta Letizia.
    Logistica:
    Cena:bisogna pensarci quando si è a Pieve S. Stefano considerando che per la cena non è opportuno fare affidamento a Sr Chiara e all’Eremo ( o meglio all’Ostello Francescano, 1 km prima, (le chiavi vanno chieste a Sr Chiara) è disponibile una cucina autogestita;
    Dormire: a seconda di ciò che dispone Sr Chiara. All’Eremo ci sono alcune celle per gli ospiti, oppure all’Ostello Francescano ci sono 40 letti a castello e bagni in comune;
    Costo: offerta libera per pernottamento. Sr Chiara va avvisata dell’arrivo al n° 0575-799228


    3°giorno lunedì 30 luglio 2007 EREMO DI CERBAIOLO – SANSEPOLCRO km 29

    Questa mattina ho trasgredito alla prima ed elementare regola che mi ero dato: mai sommare due errori di percorso di seguito….e mi sono perso. Ieri sera, Sr Chiara mi aveva indicato sulla montagna di fronte il sentiero che a mezza costa saliva verso il valico di Viamaggio, mi aveva detto di imboccarlo all’altezza dei ruderi del vecchio cimitero Benedettino. La guida dava altre indicazioni in riferimento alla tappa del giorno prima. Morale: dopo un tratto iniziale dove le frecce ed i Tau c’erano mi sono ritrovato nel bosco fitto tra l’Eremo ed il valico senza indicazioni, senza sapere dove ero e senza orientamento. Ho vagato un paio d’ore circa nel tentativo ritrovare segni gialli e quando mi è apparso un segno bianco/rosso del CAI con il n° 2 ho creduto di imboccare (l’ho preso in salita) il sentiero che portava al valico. Dopo un po’ ha spianato, poi su e giù e quindi una discesa in un fosso. Credevo servisse a superare una gola….invece avevo imboccato il sentiero al contrario. Quando me ne sono reso conto ero troppo basso ed era troppo tardi per ritornare indietro. A mezzogiorno mi sono ritrovato a valle, 3km prima di Pieve S. Stefano a dire addio al Valico di Viamaggio, al Pian delle Capanne, all’Alpe della Luna, a Montagna ed all’Eremo di Montecasale.
    Non mi è rimasto null’altro da fare che percorrere i 20 km di SP 77 (in verità poco trafficata) fino a Sansepolcro sotto un sole cocente ed un asfalto rovente. Lungo questo tratto ho incrociato una coppia: un ragazzo ed una ragazza napoletani partiti da Assisi e diretti a La Verna (solo su strade di fondovalle) in pellegrinaggio come ringraziamento per essersi incontrati e augurio per l’imminente matrimonio. La particolarità sta nel fatto che lo stavano facendo senza denaro affidandosi solo alla Provvidenza. Una bella lezione di umiltà!
    Sono giunto dai Cappuccini “ Al Paradiso” alle 17,30 e sono stato sotto la doccia per 15 minuti nel tentativo (non riuscito) di espellere tutto il calore accumulato. Lungo la strada non ho trovato fontane. Solo i due litri di acqua che sempre mi porto appresso e le numerose soste nei bar hanno impedito un’insolazione coi fiocchi.
    Considerazioni a caldo:
    - Non riesco ad entrare appieno nello spirito pellegrino perché ancora non esiste “il pellegrino” ma un viandante che riserva tutte le sue energie nella ricerca della strada giusta.
    - Ma sono io l’imbranato, incapace di vedere e leggere i segni e le frecce gialle, oppure questi, nonostante la meritevole opera dei volontari, sono ancora insufficienti a garantire la percorribilità alla normalità delle persone? Appunto: sono normale o imbranato?
    Logistica:
    Presso il Convento dei Cappuccini “Il Paradiso” tel. 0575-742032 (Rag. Luciano) cena e pernottamento al costo di 23,00 euro.


    4° giorno martedì 31 luglio 2007 SANSEPOLCRO – CITTA’ DI CASTELLO km 27

    Tappa faticosa come le precedenti per quanto riguarda i dislivelli ma più piacevole perché, almeno la prima parte fino a Citerna, si svolge in ampi spazi e su terreno solo leggermente ondulato fra stradine asfaltate e bianche di collegamento e servizio fra poderi e casali. Da uno di questi un signore anziano con tanto di bastone ha raggiunto la strada su cui transitavo e mi ha fermato per chiedermi informazioni. Visto che indossavo una bandana con i colori della bandiera della pace ha iniziato a parlarmi della sua vita, della guerra in Africa, del deserto…che non è vero che è “deserto”, del Ghibli che tutto trasforma, dei 50 anni da colono a coltivare tabacco, della sua famiglia, del suo paese. Ho tolto lo zaino, mi sono seduto su una pietra ed ho ascoltato i suoi racconti. Non mi sono preoccupato del tempo trascorso ed ho lasciato che le cose andassero come dovevano andare. E’ stato molto liberatorio.
    Alla ripartenza arriva subito la secca salita al bel paesino di Citerna e da qui solo colline su e giù sulla destra del Tevere, verdeggianti ed assolate in questo pomeriggio estivo. E poi ancora su fino al crinale ( a proposito, l’agriturismo Le Bugne è chiuso dal 14 luglio al 27 agosto, per cui niente acqua fino a Lerchi). Qui le energie sono finite e non se ne trovano altre per salire all’Eremo del Buon Riposo per cui ho proseguito sulla statale, senza passo pedonale ed alquanto trafficata, verso Città di Castello.
    Trovare ospitalità nella città si è rivelato un vero problema. Per salvaguardare un poco l’idea del pellegrinaggio (che a mio avviso fa a pugni con il concetto di prenotazione del posto letto) mi ero imposto di ricercare il luogo dove trascorrere la notte, nel corso della giornata seguendo le indicazioni della guida e dando la precedenza alle sistemazioni più sobrie. Il numero di telefono delle Clarisse “S. Cecilia” riportato in guida è sbagliato. Recuperato quello esatto sono impossibilitate ad ospitare causa un lutto. Gli Zoccolanti sono pieni. Un altro Istituto religioso di cui avevo il numero risulta pieno. La foresteria della Montesca non risponde alle numerose chiamate. Decido di salire ugualmente alla Montesca ( sono 4 km di ripidi tornanti, ma mi sta bene dato che non ho voluto salirli per l’Eremo del Buon Riposo!!) ed a 100 metri dall’ostello finalmente mi chiama il responsabile della foresteria dicendomi di non salire perché non c’è posto. A nulla valgono le mie suppliche per una sistemazione qualsiasi. Mi rivolgo al Camping attiguo dove i gentili proprietari, impossibilitati ad ospitare chi non ha tende o roulotte, si prodigano ugualmente per trovarmi una sistemazione che giunge (4 km sotto) all’Hotel “Il Boschetto”. Il proprietario mi propone una soluzione “pellegrina” nella parte dell’albergo riservata agli operai ( slavi e nord-africani) che lavorano lungo le strade. Con gli ultimi. Anche questa è Perfetta Letizia.
    Probabilmente la sua proposta risponde ad una logica di mercato. Mi stupirebbe saperlo più attento e disponibile di tanti frati o religiosi!
    Considerazioni a caldo:
    - Oggi ho fatto una cosa che mi capita raramente di fare: ho dedicato tempo all’ascolto.
    - Mai dare per scontato le cose date per certe ma non verificate (Agriturismo Le Bugne): potresti morire di sete!!
    - Tre opzioni non sono sufficienti. Prevedere sempre un piano D, oppure affidarsi alla Provvidenza, Cosa assai difficile da farsi ma quando si verifica ti senti piccolo piccolo!.
    - La sistemazione l’ho trovata alle 20,00. L’assillo della strada e del luogo dove trascorrere la notte va a scapito dello Spirito. Oggi niente S. Messa nè preghiera.
    Logistica:
    Costo: Cena e pernottamento all’Hotel Boschetto al “prezzo pellegrino” di 30,00 euro

  3. #3
    barabba
    Guest
    5° e 6° giorno mercoledì 1 e giovedì 2 agosto 2007
    CITTA’ DI CASTELLO – PIETRALUNGA km 29

    Il programma odierno prevedeva la tappa Città di Castello – Montone. Da Pieve de Saddi, scendendo la valle del Carpina, sarei giunto nel caratteristico borgo medioevale per far visita a mia sorella, clarissa e monaca di clausura. Domani avrei fatto Montone – Pietralunga per riportarmi sul tracciato proposto dalla guida.
    Questa mattina è stato semplice (si costeggiano le mura della città) arrivare a Porta Garibaldi da dove riparte la tappa. Tutto bene fino alla località Sasso dove c’è un bar per una seconda colazione. Poi la guida recita: “dopo altri 2 km si incontra un bivio a dx per Pieve de Saddi….” Bhe, io non l'ho visto ed ho proseguito diritto sulla SP 106 per altri 5 km e quando me ne sono reso conto ero sotto un cartello che indicava 14 km a Pietralunga. Tutti in salita e su asfalto (ma questo ancora non lo sapevo!). Trovarsi ad un trivio, su una strada non frequentata (1 auto in 3 ore) fuori dal percorso tracciato, nel nulla (o meglio in quella che viene chiamata la Foresta demaniale di Pietralunga), senza nessuno a cui chiedere informazioni è un’esperienza “formativa”. Sono arrivato al paese alle 14,00 dopo una faticaccia immane e fortuna ha voluto che di lì a poco è partito un autobus giornaliero che mi ha condotto a valle (anzi, eccezionalmente nel periodo estivo, direttamente a Montone). Sono arrivato al Monastero di S. Agnese di Montone veramente molto affaticato e “cotto”. Il giorno successivo sono rimasto presso mia sorella per curarmi le ustioni alle spalle, l’abrasione al dorso del piede dx, per reidratarmi e riposare.
    Considerazioni a caldo:
    - Questo è un percorso in cui non è permesso distrarsi altrimenti si sbaglia strada (anche la più facile diventa problematica quando invece di scendere (verso Montone) devi salire (verso Pietralunga).
    - Al Monastero di S. Agnese, questa sera, S. Messa e Vespri (è un pellegrinaggio!!)
    - Oggi, 2 agosto, è il Perdon d’Assisi. Si dice che i pellegrini andassero a Santiago de Compostela per espiare le proprie colpe. Oggi, su questo Cammino di S. Francesco, in base alla fatica che ho fatto finora, paragonata a quella dei Cammini precedenti a Santiago, credo di essere a credito di qualche peccato!.
    - questo giorno di pausa è stato proficuo non solo per il fisico ma anche per lo Spirito: Liturgia delle Ore e S. Messe con le Clarisse del Monastero.
    Logistica:
    Dormire: Monastero di S. Agnese a Montone. Queste due notti ho dormito su materasso utilizzando il sacco letto ed ho usufruito della cucina della foresteria per i pasti.
    Costo: offerta libera


    7° giorno venerdì 3 agosto 2007 PIETRALUNGA - GUBBIO km 27

    Questa mattina all’alba, un amico mi ha riportato in auto da Montone alla piazza principale di Pietralunga, dove mercoledì avevo lasciato il Cammino. Forte delle indicazioni ricevute per “la scorciatoia di S. Benedetto” ho lasciato il paese ma dopo poco ho mancato tale deviazione (ma perché mai mi sono lasciato tentare?…..se non so trovare la strada normale figuriamoci le scorciatoie!!) e successivamente prendendone un’altra per “Mocaiana 19 km” considerata un’alternativa possibile al percorso odierno (ma non segnata con frecce e Tau). La strada, piccola ed asfaltata, assolutamente solitaria, sale piacevolmente all’interno della foresta. Sono felice e mi ritrovo pure a cantare perché il posto è veramente bello. Dopo una decina di km la strada non è più così piacevole, si inerpica e si restringe per terminare 3 km dopo, sulla sommità di un colle, davanti ad un innaturale SALI e TABACCHI in località Morena. Qui la strada diviene bianca e, mi dicono, continua per altri 20 km fino a Mocaiana!. Nel frattempo scoppia anche un violento temporale e mi sconsigliano di percorrerla con questo tempo perché molto esposta e senza ripari. Mi lascio convincere ed approfitto del nipote della proprietaria che con la jeep scende a Pietralunga ed alle 10,00 mi ritrovo al bivio per Gubbio. Decido di percorrere la statale. Sono 25 km per Gubbio che sommati ai 13 inutili di stamani, fanno 38. Non male per una tappa che ne prevedeva 27!. Come sempre si tratta di salite e discese che, seppur non proibitive, provocano abbondanti sudate mettendo a dura prova le articolazioni. Una volta scollinato gli ultimi km di avvicinamento alla meta odierna si svolgono su piccola strada asfaltata nella piana eugubina. Ad un kilometro da Gubbio scoppia un violento temporale e cerco inutilmente riparo sotto un albero. Mi salva dall’annegamento un gentile automobilista che, avendomi visto in precedenza percorrere quella stradina, ritorna a prendermi e mi lascia in piazza 40 Martiri, di fronte alla Chiesa di S. Francesco, a Gubbio, destinazione finale. Infatti ieri, da mia sorella, avevo conosciuto Padre Domenico del convento di S. Francesco dei frati minori conventuali (075-9273460) che mi ospiterà per questa notte (fa un’eccezione perché la struttura ospita solo gruppi).
    Considerazioni a caldo:
    - I “buoni samaritani” esistono ancora. C’è qualche speranza per questo mondo dove l’individualismo la fa da padrone.
    - la lezione di oggi è che bisogna essere capaci di riconoscere i propri errori (Mocaiana) e non avere paura di ripartire da zero (Pietralunga).
    - S. Messa e Vespri, una cena ed un tetto per la notte: cosa si può desiderare di più?
    Logistica:
    Dormire: Cena condivisa insieme ai 4 frati del Convento. Sono il solo a dormire nell’enorme struttura.
    Costo: offerta libera per cena e pernottamento


    8° giorno sabato 4 agosto 2007 GUBBIO - BISCINA km 22

    Secondo la guida di Angela questa doveva essere l’ennesima tappa problematica per via dei segnali che ci sono e non ci sono. Invece il problema si è rivelato all’opposto: troppi segnali. Infatti oltre a frecce e Tau per segnare il Cammino di Francesco si sono aggiunti quelli che segnalano il Cammino Francescano della Pace (in entrambi i sensi di marcia da Assisi a Gubbio), posti in occasione del Giubileo del 2000. A volte i sentieri si sovrappongono, altre no. E’ facile confondersi tra le indicazioni date nei due sensi dal Sentiero della Pace (su pannelli e cartelli vari). Nonostante questo (e grazie al mio spiccato senso dell’orientamento!!) sono riuscito a perdermi solo due volte: dopo Ponte d’Assi, (quando si devono fare ben 2 km oltre il ponte e l’Essicatoio per prendere la deviazione a sx verso San Vittorino e non pochi metri come dice la guida) e dopo l’Eremo di S. Pietro in Vigneto quando si abbandona la carreggia per entrare nel bosco ed alcuni lavori stradali hanno modificato l’ambiente. Per questo e per lo spettacolo che la natura offre posso considerare questa tappa la più riuscita fino ad ora. La valle del Chiascio, forse perché risparmiata dalle grandi direttrici del traffico, offre un ambiente agreste d’altri tempi dove i campi coltivati fanno da cornice a Castelli, a Monasteri ed alle case padronali che nel medioevo ne rappresentavano il fulcro, ed il fiume, con le sue ampie anse (come una biscia…da qui Biscina) ci ricorda una qualità della vita che abbiamo perduto.
    Il luogo proposto come posto tappa è l’agriturismo del Castello di Biscina; scelta obbligata dato che nel raggio di quattro ore di cammino non c’è null’altro che boschi e prati. Il posto è da favola: alcune costruzioni (con annessa piscina) sulla sommità del colle e con vista eccezionale su tutta la valle. Tra pochi minuti il sole scomparirà dietro le montagne che separano il Tevere dal Chiascio e tra l’oscurità e nel silenzio rimarranno solo alcuni puntini di luce sui monti ed il latrare dei cani da un capo all’altro della valle. Basta questo per riconciliarsi con questo Cammino che fino ad ora mi ha riservato tante preoccupazioni e tanta fatica.
    La figlia dei proprietari mi ha sistemato nell’appartamento che riservano ai pellegrini: un vero lusso (c’è pure la cucina). Concordo per la cena che mi viene portata direttamente nell’appartamento (insieme alla colazione per la mattina successiva) evitandomi così un po’ di strada per recarmi nel nucleo centrale dell’agriturismo.
    Considerazioni a caldo:
    - stare in un posto aperto al pubblico non cambia la situazione: anche questa è una serata “pellegrina” perché, per l’ennesima volta, sono solo in questa dependance. Attorno solo il buio ed i suoni del bosco. Stranamente non ho paura. Mi sembra di stare in un presepe. Prego con le stesse parole di S. Francesco: “Laudato sì’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle: in celu l’ai formate clarite et preziose et belle.”
    Una serata di completo rilassamento nella pace agreste di un tempo che rivive solo tra questi luoghi ameni.
    Logistica:
    Dormire: Agriturismo “Tenuta del Castello di Biscina” : tel 075-9229730 cell. 333-7504607
    Costo: 45,00 euro per cena, pernottamento e colazione.


    9° giorno domenica 5 agosto 2007 BISCINA - ASSISI km 27

    Non si pensi che da Biscina ad Assisi sia tutta discesa!! Il primo tratto lo è, fino a Valfabbrica (3,5 ore ) si scende percorrendo sterrate e tratti su asfalto di strade minori costeggiando l’omonimo invaso che purtroppo è asciutto. In questo tratto ho incontrato diversi gruppi di cacciatori non molto predisposti verso coloro che attraversano il loro territorio e spaventano la selvaggina. Alle 11,00, nel paese, ho assistito alla S.Messa nella parrocchia di Don Bruno (quello che ospita i pellegrini) e, dopo uno spuntino, ripartenza verso Assisi sotto il solo cocente delle prime ore pomeridiane. In questo tratto ho incrociato il secondo pellegrino da quando sono partito. Si tratta di un ragazzo di Varese, partito in mattinata da Assisi e diretto a Gubbio, senza soldi e senza cibo, come completamento alla ricerca vocazionale guidata dai Frati Minori della Porziuncola. E’ questa un’esperienza molto diffusa fra i giovani, che ripercorre l’inizio del cammino di S. Francesco nei giorni della fuga da Assisi verso la comprensione ed il sostegno dell’amico Spadalunga a Gubbio. Per chi come me, procede in senso contrario, inizia una faticosissima e lunga salita lungo il Fosso delle Lupe che in tre ore mi porta in vista della città natale del Santo. Ci si arriva da dietro (dove non c’è traccia della ressa di turisti; tutti siamo abituati all’immagine iconografica di Assisi vista da sud) e ci vuole una buona oretta per raggiungere la Basilica camminando tra ulivi e ginestre. Una prolungata sosta sulla tomba del Santo è d’obbligo. Poi la discesa a S. Maria degli Angeli, alla Porziuncola. Lungo la cinta della Basilica una porticina: la Foresteria della Perfetta Letizia. Qui è Angela, l’autrice della guida, a ricevermi in stile hospitalero e finalmente assaporo ciò che mi è mancato in questi giorni: accoglienza e condivisione. Angela poi è un vulcano…difficile da arginare…. ma dopo diversi giorni di solitudine è piacevole lasciarsi travolgere e rimandare a più tardi doccia e bucato. L’Ostello è pieno: dovrò dormire a terra nella cappelletta su un lato del piccolo cortile. A cena (rigorosamente vegetariana) siamo 24 persone di varie nazionalità (spagnoli, francesi, tedeschi, belgi, austriaci) e se anche la lingua è un limite, come a Santiago, basta poco per intendersi tra persone che stanno vivendo la stessa esperienza. La serata si conclude in stile pellegrino con il lavaggio comunitario delle stoviglie…..e si fa tardi tra racconti e sorrisi.

    Considerazioni a caldo:
    - riassaporare questa sera l’atmosfera che si respirava sul Cammino di Santiago mi ha portato inevitabilmente a fare paragoni con ciò che ho vissuto finora e la differenza è abissale.
    - Sul Cammino di Francesco (ma anche sulla Francigena) non viene riconosciuto lo status di Pellegrino per cui per le strutture private sei un’anomalia (chi sei? Turista? Sportivo?...Noi accettiamo solo chi fa due pernotti!) e per quelle religiose (non per tutte) divieni un fastidio perché sei la rappresentazione vivente di colui che chiede e sollecita le coscienze sull’attuazione dei principi evangelici. Il Pellegrino sul Cammino di Francesco è un’ombra: cammina con fatica, arriva, chiede, soddisfa i propri bisogni primari, ringrazia e riparte. Non rimane traccia del suo passaggio perché non fa businnes (almeno per ora) e ciò che lascia è invisibile agli occhi.
    - E’ completamente assente il senso comunitario di ciò che stai facendo. Non c’è un popolo in cammino con la sua storia millenaria, con riti e miti consolidati, manca il senso di appartenenza.
    - Sento moltissimo la mancanza della condivisione che alimenta lo Spirito e sostiene nella fatica.
    Logistica:
    Dormire: Ostello della “Perfetta Letizia” a S. Maria degli Angeli, sul retro della Basilica. Tel. 075-8051588 cell. 333-9985141 Angela
    Costo: offerta libera per cena e pernottamento

  4. #4
    barabba
    Guest
    10° giorno lunedì 6 agosto 2007 ASSISI - SPELLO km 24

    Quello che suggerisce la Guida per la tappa odierna è l’esempio lampante della filosofia che ha guidato l’identificazione del tracciato del Cammino di Francesco. Il tratto Assisi – Spello via Rivotorto prevede 10 km pianeggianti di una strada asfaltata secondaria. Quello che propone la guida è l’ascesa del Monte Subasio e relativa discesa a Spello (+ 800 mt -800 mt) su strade secondarie asfaltate ma solitarie, carreggie e sentieri che privilegiano il contatto con la natura e facilitano la contemplazione e l’introspezione. La giornata inizia alle 6,45 con Angela che puntuale mi preleva davanti all’ostello per condurmi a San Damiano per le lodi e la S. Messa. Poi mi porta fino alla Porta dei Cappuccini dove inizia il sentiero che si inerpica nel bosco verso l’Eremo delle Carceri. Qui la sosta è d’obbligo perché il luogo trasuda pace da ogni anfratto ed invita alla meditazione ed al raccoglimento. La salita prosegue poi lungo una carrabile fra due file di castagni e le poche auto transitate sembrano rispettare anche loro la sacralità del luogo. La strada diventa sentiero che sale decisamente oltre il bosco fino ai prati sommitali. In breve si è in cima al monte dal quale si gode una impareggiabile vista su tutta la pianura, sul cammino fin qui percorso e su quello che ci attende nei prossimi giorni. Dopo una lunga pausa su questo osservatorio naturale percorro tutto il sentiero che taglia il Subasio a mezza costa e che scende gradatamente (e lungamente….quasi 4 ore!) verso Spello. Questa è una tappa in cui è impossibile perdersi perché, pur non incontrando anima viva, i sentieri si presentano battuti e ben segnati. Facile è stato anche trovare il Piccolo S. Damiano. Appena entrato in paese dalla porta alta, davanti al Monastero di Vallegloria, ho piegato a dx e sono sceso per circa 1 km sulla vecchia strada per Assisi. Quando sono arrivato sono stato accolto con attenzione (da una suora bergamasca con un bicchiere di limonata fresca) e riguardo (potenza di due parole scambiate fraternamente). Sono stato sistemato in uno stanzone da 40 posti letto (solo io) ed ho potuto pregare con loro i Vespri.
    Quando ormai era buio sono arrivate due ragazze (tutte piercing e tatuaggi) con un cane ed hanno chiesto di poter piantare la tenda nel giardino. Sono state accolte senza problemi (gratis) e mi ha commosso la premura di Sr Maria Pia mentre si informava se avevano cenato. La notte precedente avevano dormito nel bosco perché rifiutate da due istituti religiosi.
    Considerazioni a caldo:
    - A volte basta poco per far felice una persona: un bicchiere di acqua fresca ed un sorriso.
    - Il Piccolo S. Damiano è prima di tutto una casa di riposo per suore anziane che, come dice la Madre “….hanno dato tanto nella loro vita da missionarie e continuano a farlo secondo le loro residue possibilità”. Un grande esempio di servizio!
    Logistica:
    Dormire: Convento Piccolo San Damiano delle suore francescane missionarie del Cuore Immacolato di Maria tel. 0742-651182 (Sr Maria Pia)
    Costo: Per cena, pernottamento e colazione le suore chiedono 30,00 euro


    11° giorno martedì 7 agosto 2007 SPELLO - TREVI km 14

    Dopo le Lodi, la S. Messa e la colazione, partire dal Piccolo S. Damiano è stato difficile perchè un’ospitalità così dolce la si lascia con molta nostalgia e poi il tratto per Trevi è breve….bastano poche ore dice la guida! Come al solito, per non percorrere strade trafficate, la guida manda ovunque nella pianura spoletana in un interminabile gioco dell’oca: due passi avanti e tre indietro su strade bianche tutte uguali e sentierini appena accennati. Ho dovuto tenere la guida continuamente in mano seguendola pedissequamente. Nonostante questo ho mancato la deviazione per Pozzo Secco (è posta alle spalle del senso di marcia) allungando di qualche km. Trevi si trova sul cucuzzolo di un monte e la salita è molto ripida. Il paese è formato da un dedalo di viuzze, inestricabile e trovare il Convento delle Clarisse non è stato per niente facile. Ho dovuto dalla piazza principale, discendere fino in frazione Piagge. L’accoglienza e la sistemazione è molto sobria. Ho dormito nel parlatorio del convento, a terra su un lastricato sconnesso, usufruendo di servizi senza doccia. Per cena le gentili suore, mi hanno offerto del tonno e del formaggio. Vespri con la comunità, poi a letto presto. Sono solo, come al solito. Per tutto il giorno, innumerevoli volte ho cercato di mettermi in contatto con Fra Bernardino della Romita di Cesi per sincerarmi della sua presenza. La tappa di giovedì è lunga e difficoltosa e non vorrei trovarmi nei guai. Non ho mai ricevuto risposta.
    Considerazioni a caldo:
    - Mi pesa la solitudine. Ok partire da soli….ma rimanerci sempre!!
    - Questa sera, in questo monastero, in questo enorme stanzone, da solo, a terra nel sacco a pelo, avrei voglia di chiudere qui il mio Cammino.
    Logistica:
    Dormire: Convento di S. Chiara tel. 0742-78216
    Costo: Offerta libera per cena, pernottamento e colazione


    12° giorno mercoledì 8 agosto 2007 TREVI - SPOLETO km 18

    Dopo le Lodi, la S. Messa e la colazione ho lasciato Trevi e non senza qualche problema nell’individuare il percorso (sono le 8,00 ma in giro non si vede nessuno a cui chiedere informazioni), mi sono diretto verso la Croce di Bovara. La strada, parzialmente asfaltata ed in parte bianca, dopo aver superato la chiesa di S. Pietro in Bovara (chiusa) prosegue a mezza costa attraverso gli abitati di Pigge e Pissignano. Qui passa proprio sotto le mura di un antico castello e poi scende sulla Flaminia nei pressi delle Fonti del Clitunno.
    Il successivo tratto è prevalentemente pianeggiante e si snoda a fianco della importante arteria di collegamento per inoltrarsi alcuni km più avanti nella campagna e raggiungere il paesino di S. Giacomo dove, nella omonima chiesa vi è un dipinto raffigurante il miracolo dei galli di S. Domingo della Calzada.
    Vista l’ora ( le 13,00) la chiesa è chiusa e non riapre fino alle 16,00. Non rimane che proseguire verso Spoleto. La strada interna è poco battuta ma molto assolata. L’arrivo a Spoleto avviene dalla parte della Stazione ferroviaria e per raggiungere l’ostello di S. Ponziano si deve piegare a sinistra e risalire il colle sul quale è posta la Rocca. Anche qui, come a Città di Castello, ho avuto difficoltà a trovare alloggio in forma basica ed ho dovuto accettare altra sistemazione. Per la cena (facendo un paio di km) ho seguito il consiglio della guida:tutto ok.
    Fra Bernardino non risponde al telefono. Che faccio? Ci vado ugualmente?
    Considerazioni a caldo:
    - ma quanto costa questo Cammino!!(naturalmente in confronto a quello di Santiago). Le strutture ricettive sono le stesse dei turisti normali ed il trattamento per il pellegrino è lo stesso. Sono entrambi dei clienti!
    Logistica:
    Dormire: Casa di accoglienza San Ponziano tel 0743-225086 (la reception chiude alle 19,00)
    Cena: ristorante “Ai Pini”
    Costo: cena 16,00 euro, pernottamento 35,00 euro


    13° giorno giovedì 9 agosto 2007 SPOLETO – ROMITA DI CESI - CESI km 37

    Alla fine ho deciso che non potevo perdermi la Romita di Cesi e Fra Bernardino da tutti considerato un luogo ed un personaggio carismatico del Cammino. Partenza alle 5,00 perché questa è una tappa lunga ed impegnativa e perché, visto l’esito delle innumerevoli telefonate a Fra Bernardino, voglio essere certo di avere il tempo di, eventualmente, prolungare l’itinerario. Da Spoleto alta sono sceso verso l’ospedale ed il tratto seguente fino a Baiano si è svolto su asfalto e terra battuta. Sempre in leggera ascesa ho passato le località di Crocemaroggia, Mogliano e Rapicciano. Poi ho preso la direzione per Fogliano e poco prima dell’abitato ho girato a sx su una carreggia ben segnalata verso il paese di Macerino. E tutto ad un tratto si è di nuovo soli in mezzo alla rigogliosa natura dei monti Martani. Dopo un paio d’ore una leggera deviazione ed una sosta sono d’obbligo all’unico bar di Macerino ( o meglio….Macerino è il bar). Da qui in poi è pura salita su strada bianca e sentieri, tra vallette e fitti boschi. Unico segno della presenza dell’uomo sono gli alti tralicci ed i cavi dell’alta tensione che scendono e risalgono tutti i pendii che si susseguono. La salita alla Romita si prende tutte le nove ore citate nella guida ed alle 13,30 sono davanti al cancelletto dell’Eremo. C’è un cartello con la scritta “ L’Eremo è chiuso dalle 13 alle 16”. Dall’interno della struttura provengono rumori. Faccio l’ennesimo tentativo per contattare Fra Bernardino ma non avendo ricevuto risposta, con rammarico, decido di proseguire la tappa. La discesa (molto ripida) di un paio d’ore ed affrontata di gran lena mette a dura prova le ginocchia ma mi porta fino a Cesi proprio mentre transita un bus diretto a Terni. Lo prendo al volo ed una volta in Stazione ne prendo un altro diretto a Stroncone saltando quindi parzialmente la tappa Romita di Cesi – Collescipoli ed interamente quella Collescipoli – Stroncone. Per la verità, come recita la guida, si tratta di tappe di collegamento, non particolarmente entusiasmanti, nate con lo scopo di aggirare Terni e la sua zona industriale per cui, visto l’inconveniente alla Romita ed il desiderio di proseguire il pellegrinaggio nella valle reatina, questa mi è sembrata la decisione migliore. Purtroppo a Stroncone tutti i recapiti telefonici e gli indirizzi indicati dalla guida risultano pieni e solo grazie all’aiuto dei proprietari della Country House riesco a trovare alloggio alle 19. Sono quattordici ore che sono in ballo e desidero solo lavarmi e stendermi.
    Considerazioni a caldo:
    - la prefazione alla guida lo diceva “…armatevi di spirito d’avventura…”. In questo Cammino ne serve una buona dose.
    Logistica:
    Dormire: a Stroncone Hotel S. Francesco
    Cena: ristorante sotto l’albergo a 15,00 euro
    Costo: pernottamento e colazione 35,00 euro



    14° giorno venerdì 10 agosto 2007 STRONCONE - GRECCIO km 13

    Sono solo 13 km….ma 11 sono di pura salita!. Fin dall’inizio quando, per lasciare Stroncone, si deve salire fino al punto più alto del paese e da lì, per strada asfaltata e ripido sentiero nei boschi (tutto molto ben segnato), si sale ancora fino ai Piani di Stroncone. Si tratta di un lungo pianoro, luogo di vacanze con alcune strutture ricettive ed un bar. Poi la strada diviene bianca e sale ancora fino ai Piani di Ruscio, poco prima di svalicare nella valle reatina. E’ questo un luogo incantevole dove ancora si vedono cavalli correre veloci criniera al vento. Durante la salita ho incontrato diversi pastori con i loro greggi e questo mi ha ricordato che proprio in questi luoghi S. Francesco ebbe l’idea della prima rappresentazione del presepio. Il Santuario di Greccio lo si raggiunge tramite un ripido sentiero in discesa nel bosco. Non c’è nessuno, sia nel piazzale che nella chiesa e nei locali attigui. Solitario, appeso alla montagna, di fronte al paese da cui dista 2 kilometri. Dopo aver visitato la mostra dei presepi, la grotta di S. Francesco ed il dormitorio di S. Bernardino mi sono recato in località Colle Maggiore (sulla strada verso il paese di Greccio) dove ho trovato alloggio per la notte. Si tratta di una piccola casa ristrutturata dai proprietari (camera, bagno, cucina sotto il portico) e messa a disposizione dei pellegrini. Ho consumato la cena sulla balconata con vista su tutta la valle, L’unico problema è che fa piuttosto freddo a causa dei temporali che si sono succeduti durante tutta la giornata. La gentile e disponibile signora mi ha portato dei plaid per mitigare un poco la frescura serale.
    Considerazioni a caldo:
    - mi piace questa sistemazione autonoma. E’ il primo tentativo che vedo, fatto da privati, per creare strutture in stile ostello come a Santiago. Naturalmente è a disposizione anche di turisti ma la strada è quella giusta per creare luoghi accoglienti per pellegrini.
    - la casa si affaccia sulla valle reatina. In fondo a dx vedo la mia destinazione di domani: Rieti. Di fronte, sull’altro versante, <poggio Bustone, la meta finale. Sono gli ultimi due giorni di Cammino. Gioia e tristezza insieme.
    Logistica:
    Dormire: Casa Vacanze “Colle Maggiore” via Fonte Cavalieri (Greccio) Sig. Marsili Evaristo
    tel. 0746-750495 cell. 338-8450064
    Costo: pernottamento e colazione 30,00 euro

  5. #5
    barabba
    Guest
    15° giorno sabato 11 agosto 2007 GRECCIO - RIETI km 26

    Alle 6,00 piove. Rimando la partenza ed alle 7,00 la famiglia che mi ha ospitato mi offre la colazione. Alle 7,30, sotto una pioggia incessante, il marito (che ha il compito di aprire e chiudere i cimiteri del circondario) mi da uno strappo fino oltre Greccio. La salita a Contigliano, complice anche il poncho, causa la prima sudata della giornata. Sperimento i cartelli segnaletici in legno posti dall’ATP di Rieti lungo tutto il percorso (in entrambi i sensi di marcia perché tutta la valle reatina è percorribile ad anello) e se anche a volte posti male, sommati alle frecce gialle, rendono la via facilmente percorribile. Alle 12 sono a Fonte Colombo ed esce un caldo sole che asciuga tutto: vestiti, ossa, umidità sul fondovalle che finalmente posso ammirare in tutta la sua estensione. Dopo la recita del Rosario con la folta comunità dei Frati Minori discendo rapidamente in una spopolata Rieti e la percorro in lungo ed in largo (tanto non è più che un grosso paese) nella ricerca del luogo dove alloggiare. Vengo ospitato nell’Istituto Divino Amore in un asilo convertito in casa di accoglienza. Assisto alla S. Messa ed ai Vespri e consumo la cena nella vicina pizzeria. Alle 21 sono già a letto.
    Considerazioni a caldo:
    - stamani, sotto la pioggia mi tornava alla mente di aver letto da qualche parte che non c’è nulla di più triste di un pellegrino bagnato. Per cui, per coloro che si metteranno in viaggio, ricordate: coprizaino, zaino impermeabile, vestiti di ricambio in sacchetti ermetici, poncho. Vedrete che anche dopo il diluvio universale la vita vi sorriderà!
    - Fuori dalla chiesa ho incontrato un gruppetto di ragazzi che avevano compiuto e concluso (in 4 giorni) l’anello della valle reatina. Non erano pellegrini ma escursionisti. Non li posso aggiungere alla scarna lista (due) di pellegrini incontrati (in senso inverso) durante il Cammino.
    Logistica:
    Dormire: Istituto del Divino Amore via delle Molina, 22 tel. 0746-200278 (Sr Cecilia)
    Cena: nella pizzeria di fronte alle suore
    Costo: Cena 11,00 euro + pernottamento e colazione 25,00 euro


    16° giorno domenica 12 agosto 2007 RIETI – POGGIO BUSTONE km 18

    Il senso dell’orientamento è una dote che uno ha o non ha. Non è che con 15 giorni di strada sia cresciuto, tant’è che per uscire da Rieti verso La Foresta mi sono fatto tutto il perimetro della città. Salire al santuario della Foresta è stato piacevole ed anche la visita al complesso che comprende una comunità per il recupero di ragazzi con problemi di dipendenza è stato interessante. Proseguendo parzialmente su stradine sterrate e sentieri si giunge al paese di Cantalice che sorprende per la sua locazione: vecchie case a cascata in una stretta gola. Eccezionale. Dalla piazza che separa la parte vecchia del paese da quella nuova parte un sentiero che a mezza costa porta in meno di due ore a Poggio Bustone. Alla base di Poggio Bustone. Risalire il paese e giungere al Santuario è l’ultima grande fatica di questo Cammino. Il luogo è solitario, nessuno che ti accoglie, nessuno in giro. E’ la naturale conclusione di un cammino connotato da estrema solitudine e tutto interiore. Ringrazio il signore di esserci arrivato sano (con qualche piccolo acciacco) e salvo. Ovviamente non c’è posto per un pellegrino. Ci tenevo particolarmente ad alloggiare qui per concludere in un luogo francescano ciò che avevo iniziato a La Verna.
    Ripiego sulla Locanda Francescana, in paese, dove esercitano il loro privilegio di monopolio. Ma tanto è l’atto conclusivo di questo cammino e nulla mi può turbare più di tanto. Con un pellegrino incontrato sul piazzale del Santuario condivido la camera e ci dividiamo le spese.
    Considerazioni a caldo:
    - Oggi, finalmente, ho incontrato un po’ di viandanti. Ma stavano tutti in questa valle?
    - Anche se il Cammino di Francesco non ha ancora preso piede qualcuno il businnes già lo fa.
    Logistica:
    Dormire: Ostello della Locanda Francescana tel. 0746-688688
    Costo: Cena e pernottamento 48,00 euro


    17° giorno lunedì 13 agosto 2007 POGGIO BUSTONE - BRESCIA

    E’ tempo di ritorno. Ci vogliono 12 ore per tornare a casa tra bus e treni ed una spesa di circa 60 euro usufruendo di:
    Poggio Bustone – Rieti (autobus)
    Rieti – Terni (autobus sostitutivo di linea ferroviaria interrotta)
    Terni – Orte (treno R)
    Orte – Padova (treno IC)
    Padova – Brescia (treno IC)
    E’ tempo di bilanci per me ma possono essere, anche se personali, utili indicazioni per chi verrà dopo.
    Quello che si è appena concluso è stato un Cammino fisicamente pesante per i notevoli e quotidiani dislivelli (non esistono tratti pianeggianti superiore ai tre Kilometri, a parte un pezzo di Flaminia ed uno di Salaria). Le prime 5 tappe sono state le più impegnative (ognuna con un dislivello complessivo di circa: +800 mt e – 1000 mt) sia perché sono il primo impatto, sia perché si svolgono prevalentemente tra le montagne ed in luoghi solitari. Per chi ha fatto il Cammino di Santiago il Cebreiro al confronto è una tranquilla passeggiata domenicale. Nelle prime tappe oltre all’impegno di energie fisiche bisogna sommare la costante attenzione che si deve riservare alla rintracciabilità del percorso. Si è aiutati dai segnali gialli (frecce e Tau) e dalle indicazioni della guida (a volte anche dai segni bianco-rossi del CAI) ma bisogna considerare che sono gli unici ausili. Io non ho trovato nessuno a cui chiedere informazioni e non ho mai visto gli ipotetici abitanti delle rare case coloniche. I pochi agglomerati di case o sono disabitati o chiusi e non dispongono di bar o servizi. Percorrerlo in inverno credo rasenti l’impresa.
    Praticamente si deve contare solo su se stessi e le tappe vanno preparate bene (informazioni, cibo, acqua, telefonino). La segnaletica è pensata per chi lo percorre da Nord a Sud. Non oso pensare alle difficoltà per rintracciare la giusta via per coloro che lo percorreranno in senso inverso. In compenso ho incontrato molti cani (di tutte le razze e taglie, aggressivi e non). Solo in tre casi è stato necessario l’uso dei bastoncini per tenerli a debita distanza dato che il loro obbiettivo dichiarato era il mio polpaccio.
    Queste tappe sono le più “selvagge” e ci ripagano della fatica con un ambiente ancora abbastanza incontaminato (o meglio, abbandonato dall’uomo perché lo sfruttamento non è più economicamente vantaggioso) dove è possibile vedere i piccoli animali che lo popolano (scoiattoli, ghiri, lepri, fagiani, falchi) e sentire (ci riesco pure io che sono notoriamente disattento) il vento che parla al bosco, che ti passa addosso e ti porta il profumo che ha strappato ai fiori, che ti rinfresca perché è passato tra le cavità della roccia. Questo mi fa sentire un tutt’uno con il Creato.
    Le tappe da Gubbio ad Assisi sono meno impegnative fisicamente e ci regalano l’Umbria da cartolina che conosciamo: campi coltivati, dolci colline, colori dal giallo all’ocra, macchie di verde.
    Le tre tappe successive sono le più tranquille, sono di raccordo tra la valle del Tevere e quella reatina, sempre su falsopiano con aspre salite nei pressi dei centri maggiori. Si snodano tra campi e frazioni, a volte si inerpicano a mezza costa per evitare zone trafficate o insediamenti industriali.
    Viene poi la tratta attraverso i monti Martani che ci riporta per una volta alla durezza e solitudine dei primi giorni. Poi ci si avvicina sempre più alla valle reatina ed una volta svalicato si conclude con le tappe sia paesaggisticamente che spiritualmente più pregnanti: ben 5 santuari francescani in tre giorni.
    Se da un lato percorrerlo da soli offre il vantaggio dell’indipendenza dall’altro ho sentito la mancanza di un compagno per l’individuazione della segnaletica, nel confronto della direzione da prendere, nel sostegno reciproco.
    La mancanza di condivisione con altri pellegrini, sia durante la marcia (non ho visto quasi nessuno andare nella mia stessa direzione….o procedevamo tutti con lo stesso ritmo?) che nei luoghi dove ho passato la notte, mi è pesata molto perché la considero un’importante verifica ed un momento molto arricchente. Rimanendo in tema di rapporti inter-personali è stata una profonda delusione trovare a volte una fredda accoglienza (se non un accenno di fastidio) nelle persone e nei luoghi deputati allo scopo ed inseriti nella guida. Spesso mi sono sentito ripetere il ritornello “siamo pieni”. Spesso mi sono chiesto: “Pieni de che?” Poi mi tornavano alla mente le parole “…non c’era posto per loro nell’albergo…” e sapendomi in buona compagnia cercavo un’altra soluzione. Sempre la prima scelta del luogo dove passare la notte è stata dettata da criteri di sobrietà e ricerca di spiritualità. Morale: non sono mai riuscito ad essere ospitato dai Frati Minori.
    Durante questo viaggio di ritorno ho tirato anche le somme dal punto di vista economico. Questo cammino mi è costato, proporzionalmente, esattamente il doppio di quello dello scorso anno verso Santiago. Se tanto mi dà tanto….!
    Ho elencato una serie di aspetti negativi per cui chi legge queste povere righe potrebbe essere indotto a lasciare perdere e cercare Cammini più agevoli. Vi prego di continuare la lettura.

    Se c’è un luogo dove la natura è al suo apice questa è l’Umbria. Il giallo, l’ocra, il verde in tutte le sue tonalità la fanno da padrone. Una marea verde con incastonato le perle dei Santuari Francescani. Oasi di pace e di quiete, di refrigerio dalla calura delle assolate strade bianche, Si capisce perché i luoghi scelti da Francesco gli parlassero delle meraviglie del creato e dell’Onnipotenza del loro creatore.
    San Francesco è un altro valido motivo. La mia famiglia “parla” francescano: mia sorella è una Clarissa, mio figlio si chiama Francesco come il Santo. S. Francesco, lo spero, è nel DNA. L’altra sera a Poggio Bustone, ho diviso la camera con un ragazzo che aveva intrapreso il Cammino (solo la valle reatina) dopo essersi presentato ad un quiz televisivo sulla materia “la vita di S. Francesco”. Mi verrebbe da dire: Tutte le strade portano ad Assisi! Chi non riconosce in Francesco un esempio di santità possibile? Chi non aspirerebbe a ripercorrerne le orme?
    Si dice che non è la meta che fa il cammino ma è il Cammino stesso. Mai affermazione ho trovato più vera specialmente sul Cammino di Francesco dove l’inizio e la fine sono puramente convenzionali e quello che ci sta in mezzo è altrettanto importante ….e S. Francesco, come la vita, non lo esaurisci in 350 km.
    Ogni salita su questo difficile Cammino ci ricorda la fatica del vivere quotidiano, ogni discesa con i relativi dolori alle articolazioni, la nostra fragile natura umana, ogni passo ci avvicina di più agli altri e ci fa scoprire un aspetto di noi che non conoscevamo.
    Al termine di questo pellegrinaggio dentro e fuori di me mi piace ricordare:
     la delicatezza di Sr Priscilla;
     - l’ironia e la saggezza di Sr Chiara;
     - lo sprone ed il sostegno di Sr Damiana;
     - la disponibilità all’aiuto dei gestori del Camping La Montesca;
     - l’attenzione di un automobilista nei pressi di Gubbio;
     - i cerotti ed il Betadine di un pellegrino spagnolo;
     - la contagiosa “pazzia” di Angela;
     - la bibita ghiacciata dalle mani di una suora bergamasca;
     - l’aiuto di Jessica a Stroncone;
     - l’unico compagno pellegrino con cui ho diviso una stanza;
     - coloro che lungo la strada si affidano alla Provvidenza;
    perché tutto questo mi parla di amore, di pace, di serenità, di buon vivere che S. Francesco ha tradotto nell’augurio: Pace e Bene e Buongiorno Buona Gente!
    Ermanno, pellegrino.


    Dopo
    La cosa principale che ho imparato in queste esperienze di Cammino è che se è vero che è importante programmare è altrettanto vero che si deve accettare che le cose procedano con il loro ritmo, anche quello lento di un passo alla volta. Naturalmente, come sempre, la parte più difficile di un Cammino è “il dopo” quando non si è più nella ovattata cornice dell’esperienza e si devono fare i conti con la realtà quotidiana. “Camminare” nella vita è un’esercizio che non si esaurisce mai e che può trovare nell’esperienza del Cammino alimento e vigore. Coniugare il Prima, il Durante ed il Dopo in un tutt’Uno è il segreto della felicità. Chiudo e vi lascio con le parole di Pablo Neruda che mi sono state di stimolo e sempre mi hanno accompagnato nel mio lento camminare affinché anche per voi siano sprone ad intraprendere un non facile Cammino:
    Ode alla vita
    Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

    Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

    Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare. Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
    Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

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