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Discussione: Ermanno detto ermetismo : francigena 2008

  1. #1
    barabba
    Guest

    Ermanno detto ermetismo : francigena 2008



    La mia Francigena 2008
    (a piedi, da casa a Roma)

    Prologo
    Quando nel Medioevo il pellegrinaggio era una pratica molto diffusa, chi si recava a Santiago, Roma o Gerusalemme, dopo aver fatto testamento ed aver ricevuto la benedizione doveva solo varcare la soglia della propria casa e …. iniziare semplicemente a camminare. Trovo la modalità di chiudersi la porta alle spalle e di volgere lo sguardo verso una meta, tanto agognata quanto lontana, un gesto che va oltre il mero significato religioso del tendere verso un modello di fede (San Giacomo) o un luogo Santo della cristianità. Ci vedo il distacco da una realtà rassicurante verso un futuro di incognite, , tra quello che si è e quello che si vorrebbe essere, l’eterna lotta tra il vecchio ed il nuovo, il prorompente desiderio dell’uomo di conoscenza, di andare oltre, sempre più avanti, sempre più in alto. Ultreya e Suseya. Varcare una soglia e camminare, per mettersi in gioco e ricercare se stessi correndo il rischio di ritrovarsi e non piacersi,… per migliorarsi. E’ questo che voglio sperimentare quest’anno.
    Ma per uscire da casa con lo zaino in spalla ed iniziare a camminare devo “aprire” un nuovo tratto della Via Francigena…. quello che dalla porta di casa mia arriva fino a Fidenza.

    Da quando ho pensato di percorrere la Francigena, al termine del Cammino di Francesco del 2007, ho cercato in Internet informazioni riguardanti il percorso più breve che unisse il paese dove abito, Flero (BS) al punto più prossimo di intersecazione della Via. Non ho trovato nulla per cui non rimaneva che “segnarla” sul campo. E’ ciò che ho fatto nei giorni scorsi ( 29-30 aprile, 1 - 2 maggio2008).

    Prima parte

    In linea d’aria sono 75 km, che diventano 90 se si percorrono le statali (trafficate e pericolose) e 108 km con strade comunali, vicinali, ciclabili, pedonabili, sterrate e tratturi.
    Se non si abita a Milano per cui si può comodamente raggiungere Pavia con una ciclabile, bisogna adattarsi ad un percorso, a volte tortuoso, tra campi, vigne ed argini che porta a scoprire una parte di bassa padana che non è solo afa e zanzare.
    Penso di fare cosa gradita ed utile (magari nel prossimo futuro qualcuno si affaccerà su questo sito con la mia stessa domanda iniziale) riportare la descrizione del tracciato che ho seguito.

    Punto di partenza: zona nord di Flero (da Brescia a Flero c’è una ciclabile). Si attraversa l’abitato di Flero verso sud fino alla località Contegnaga e ci si immette su una ciclabile (si tratta della ciclabile Brescia-Cremona, ben segnata da cartelli di colore marrone che spesso incontreremo, fino alla località Coler . Si gira a dx e si percorre la rete di strade vicinali del Monte Netto (tra i vigneti) fino a Capriano del Colle. Si sbuca in piazza e si prende la strada a dx (davanti ad una chiesina) verso Azzano del Mella. Appena passato il ponte sul fiume Mella si gira a sx (sbarra rossa) lungo l’argine e lo si percorre fino a Corticelle Pieve. Si attraversa il paese sempre in direzione sud seguendo le indicazioni della ciclabile fino al Cimitero. Lo si costeggia a sx e si percorre un tratto di ciclabile fino ad una deviazione a dx, ben visibile, che immette su uno sterrato che fra alberi e bassa vegetazione segue nuovamente il corso del fiume Mella. Il sentiero è ampio e ben marcato, per buona parte ombreggiato, quasi fino al paese di Offlaga. Lo si attraversa e si prende la direzione per Cingano, poi Breda Libera e si giunge a Verolanuova (fino a qui sono 28 km). La si attraversa seguendo le indicazioni “Parco dello Strone”, fiume che seguiremo su ampio sentiero (appena dentro il parco a sx) tra ricca e fresca vegetazione e che ci accompagnerà fino a Pontevico. Si sbocca sulla SS 45 bis che per 1 km bisogna percorrere per transitare sul ponte del fiume Oglio e raggiungere la sponda opposta dove si trova Robecco d’Oglio (provincia di Cremona). Ne centro del paese prendere a dx la via che conduce alla ex stazione ferroviaria (è una strada chiusa) davanti alla quale girare a sx costeggiando i binari in direzione sud (sentiero poco visibile, se l’erba è alta). Si giunge ad un cavalcavia sul quale bisogna salire e girare a dx. E’ la strada che conduce a Corte de Cortesi. Si passa la località Ca Vigna e quando si giunge all’incrocio con la strada proveniente da Monasterolo si gira a sx in direzione Olmeneta. Si raggiunge il Paese e si oltrepassa la stazione tenendola sulla sx, percorrendo via Olmeneta e raggiungendo la frazione di Casalsigone (piazzetta ombreggiata, fontana e bar). Si imbocca via Cremona, si fiancheggia la frazione di Costa S. Caterina, e si raggiunge l’abitato di Ossalengo. Si prosegue su via 4 Novembre e prima della località Boschetto si prende sulla dx la ciclabile che costeggia il Canale Vacchelli, (ombreggiata e gradita dopo le assolate stradine fra i campi) e che ci conduce fino a Migliaro, quartiere nord di Cremona. Città che si attraversa, senza passare dal centro, ma rimando nella zona ovest (prendere e seguire via Chinaglia, prima del passaggio a livello girare a sx, proseguire sempre diritti fino ad incrociare Viale Po, girare a dx, poi sempre diritto) in direzione del ponte sul fiume Po (fino a qui sono 58 km). Lo si attraversa e appena in territorio piacentino si prende a sx la strada (con sbarra) sull’argine maestro. Iniziano qui circa 20 km, (a 5 km dal ponte si passa sotto la A21) fino alla confluenza coi torrenti Arda e di seguito Ongina, dove non si incontra nulla tranne qualche raro ciclista e qualche contadino in lontananza, al lavoro nei campi. Si vede solo l’area golenale. Il Grande Fiume scorre lontano, alla sinistra, al di là degli alberi e non si concede facilmente alla vista. La strada d’argine è stata asfaltata di recente ma si può camminare agevolmente sul bordo d’erba o di ghiaia. Non si lascia l’argine neppure per entrare nell’abitato di Soarza (eventuale bar nella frazione, vicino alla chiesa) e si prosegue oltre per un altro km fino a piegare a dx su strada sterrata che costeggia l’Arda fino ad arrivare nel Parco Isola Giarola. Qui si costeggia l’Ongina passando le frazioni di Vidalenzo, Villa Verdi e S. Agata, fino a Busseto (fino a qui sono 88 km). In prossimità della stazione prendere la ciclabile “Verdi” che ci conduce fino a Roncole Verdi. Da qui prendere a dx con indicazione Fidenza attraversando le frazioni di Boceto e Bastelli. Si arriva a Fidenza proprio in prossimità del centro di informazioni Casa Cremonini sede dell’Associazione dei Comuni delle Via Francigena dove è possibile (è aperta anche la domenica pomeriggio) ritirare e farsi timbrare la credenziale. Due passi e si è in Duomo (108 km), giusto per vedere S. Pietro che sul frontale della chiesa indica la direzione giusta per Roma.
    Da qui in poi è tutta segnata ……….. almeno credo e spero! A fine luglio lo verificherò!
    Particolare curioso: sulla mia credenziale, la signorina ha messo come data di partenza il 2 maggio e come arrivo previsto il 20 agosto. Forse come dato statistico non avrà nessun valore ma inconsapevolmente indica quanto il Cammino prende. Tanto. Tutto. Sempre.

    Seconda parte

    Ieri sera a Brescia è venuto giù il diluvio universale. Il primo pensiero è andato a coloro che salivano la Cisa con un tempo simile. Avevo letto molto di pellegrini sorpresi dal tempo inclemente sull’Appennino che non camminavano ma sguazzavano su strade divenute piscine e sentieri trasformati in acquitrini, sferzati dal vento e tremanti dal freddo. Si sa, la fantasia in certi casi galoppa e già mi vedevo con il capo basso affrontare la tempesta, con i rivoli d’acqua, ormai divenuti fiumi, respingermi indietro a valle. Quando mi sono visto annaspare in un dosso tra l’acqua limacciosa ho capito che era ora di andare a dormire e di porre fine al consueto attacco di panico che mi coglie alla vigilia di ogni partenza.

  2. #2
    barabba
    Guest
    5° giorno domenica 27 luglio 2008 FIDENZA – COSTAMEZZANA Km 15
    E come volevasi dimostrare oggi promette una splendida giornata di sole e la poca velatura ancora presente va via via dileguandosi mentre il treno mi trasporta a sud, verso Fidenza. Sono trascorsi solo tre mesi da quando ho fatto questo tragitto in senso inverso al termine di un mini-cammino di 4 giorni che mi aveva portato da casa (Flero) alla località più prossima sulla Via Francigena, Fidenza appunto. Ancora oggi sono orgoglioso di quello che avevo fatto: partire da casa ed arrivare in un luogo distante quattro giorni di cammino senza l’ausilio delle moderne tecnologie ma solo con cartine adatte ad automobilisti. “Trovare” la strada ha, per me, un forte valore simbolico. Certo, in confronto a ciò che stanno vivendo in questi giorni gli alpinisti italiani in difficoltà sull’Himalaya è poca cosa. Ma ognuno ha i suoi limiti e si è pellegrini se si ha il coraggio di andare a vedere cosa c’è dietro l’angolo.
    Ed oggi il “mio angolo” è la Francigena. Vedere come è stata tracciata, segnata, quale è lo stato della Via, scoprire che clima si respira su questa strada millenaria, quanto è conosciuta ed integrata nel territorio, conoscere coloro che da anni ne sono i fautori e promotori, sentire la strada sotto i piedi e viverne le luci e le ombre da semplice pellegrino non accompagnato dal Tam-Tam mediatico e senza la copertura dello sponsor di turno.
    Dalla stazione di Fidenza a Casa Cremonini, di fronte al Duomo, sono due passi: tempo 3 minuti. Molti di più ne ho impiegati per spiegare alla signorina dell’Associazione dei Comuni sulla Via Francigena che se anche la mia credenziale aveva già il loro sello con data 2 maggio 2008 ne desideravo un’altro con data odierna, segno tangibile della ripresa del Cammino. Le statistiche non contemplano che si parta il 29 aprile da Brescia e si giunga a Roma il 23 agosto!!.
    Un rapido saluto al santo patrono dei viandanti (Dan Donnino) e via nella direzione indicata da S. Pietro dal frontale del Duomo. Via per modo di dire perché già nella prima ora ho avuto sentore che questo sarà un Cammino faticoso a causa della scarsa preparazione, del fisico sovrappeso e dello zaino ed ammennicoli vari di ben 17 kilogrammi (bisogna che riveda la cosa nei prossimi giorni!). A parte questo ho avuto una prima piacevole sorpresa alla Pieve di Cabriolo dove mi sono fermato per la S. Messa. Una piccola chiesa (intitolata a San T. Becket) piena in ogni ordine di posti da adolescenti e giovani con una liturgia molto animata e partecipata. Al termine della liturgia il sacerdote ha illustrato l’imminente pellegrinaggio con una ventina di giovani sulla Francigena. Poi mi ha indicato come pellegrino. Mi sono sentito a casa: sul sagrato è stato tutto un chiedere informazioni, offrire acqua fresca e sincerarsi se mai avessi avuto bisogno di qualcosa. Bell’inizio!
    Poi più avanti la Pieve di Siccomonte, con un campo scout stupiti che si possa andare per strada senza un fazzoletto al collo, ed infine Costamezzana adagiata su una delle tante colline superate oggi. Poche case, una chiesa con scalinata decisamente sproporzionata rispetto alle dimensioni dell’abitato. Solo il frinire delle cicale in questo assolato pomeriggio domenicale. La seconda nota positiva della giornata è l’Ostello della municipalità di Noceto: una ex scuola riconvertita ad ospitalità per i pellegrini del giubileo del 2000 e tutt’ora in buone condizioni (23 posti letto). Per accedervi ho rintracciato la signora Luciana del negozio di frutta e verdura che procede alla registrazione, chiede la quota stabilita e mi accompagna con le chiavi e mi illustra le regole del soggiorno. Mi dice anche che sono attesi due altri pellegrini (svizzeri). Nei locali dell’Ostello vive in forma stabile ormai da due anni un pensionato che il Comune ha sistemato lì in attesa dell’assegnazione di un alloggio. Per lo meno non mi è mancata la compagnia e lo scambio di due chiacchiere nell’attesa dell’ora di cena. Cena consumata nell’unica trattoria (lo Scoiattolo) che mi ha trattato da pellegrino (menù turistico a 12 euro). La signora Luciana è poi passata a sincerarsi che tutto andasse bene e per comunicarmi che degli svizzeri non se ne sapeva nulla (alla faccia della proverbiale puntualità!).
    Il sole è sceso da poco oltre gli imminenti Appennini, le cicale hanno smesso di frinire, sono solo ed è ora di spegnere la luce.
    Pensierino della sera:
    Ogni mio Cammino inizia sempre in modo semplice, ovattato. Sono poche le persone e solo dello stretto giro familiare che sanno che ti è venuta la malsana idea di uscire a fare 2 passi lunghi 700 km. Niente clamori, niente benedizioni, pochi auguri, nessuna mano sulla spalla.
    Ma io so perché lo faccio e tanto mi basta. Arriverò a Roma.
    Logistica:
    Per giungere a Fidenza ho utilizzato il treno “La freccia della Versilia” con partenza da Brescia alle ore 8,04 ad un costo di 5,00 euro
    Cena: Trattoria “Lo scoiattolo”, menù pellegrino a 12 euro (è l’unica che c’è, davanti al negozio di frutta e verdura;
    Pernottamento: Ostello comunale di Costamezzana (comune di Noceto). Per la registrazione e le chiavi ci si presenta dalla signora Luciana che gestisce l’unico negozio di frutta e verdura della frazione, 50 metri dopo l’Ostello piegando a sx (tel. 0521-629149). Contrariamente a quanto indicato in alcune guide o siti non c’è uso cucina;
    Costo: 10 euro per il pernottamento, letti con lenzuola, doccia calda, possibilità di stendere il bucato nel prato a fianco dell’Ostello.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Costamezzana) Fraternità Francescana Tel. 0521- 624052 posti:6


    6° giorno lunedì 28 luglio 2008 COSTAMEZZANA – FORNOVO (RICCO’) km 20+4
    L’alba del secondo giorno di Cammino è sempre un’incognita: quali saranno i segni lasciati sul proprio corpo nella prima giornata? Credo che la scelta di fare all’inizio alcune tappe corte stia per pagare. Mi alzo con una voglia matta di camminare, di sentire il fresco mattutino sulle guance, di immergermi subito nella avventura quotidiana. Mi faccio un the, due biscotti e via. Si ritorna indietro per alcune centinaia di metri, all’inizio del paese e subito con una sterrata tra alberi si arriva al Castello di Costamezzana. La mattinata trascorre tranquilla (sempre su e giù dalle colline) tra asfalto di strade secondarie e sterrato, tra dolci declivi e crinali fortunatamente ventilati. Le case coloniche che si incontrano sui crinali sono delle piccole oasi di verde tra i brulli campi dove il granoturco è già stato mietuto ed il fieno raccolto in enormi balle cilindriche. Due anziani mi fermano, si informano sul mio pellegrinare e mi offrono da dell’acqua fresca. Io amo questi incontri e non mi sottraggo a questo desiderio reciproco di scambiare due parole. La camminata prosegue fino ad arrivare in vista di Medesano. Fatti i dovuti paragoni il primo approccio con il paese è simile a come si presenta Hontanas per chi arriva al bordo della mesetas in terra spagnola: un campanile a filo di terra. Medesano sta sotto, in un avvallamento. La mente va a pescare nei ricordi del 2006 ed i piedi mi portano nel centro del paese, in un bar, nei pressi della Parrocchia. Mi passano davanti due enormi zaini che chiedono ospitalità al parroco: sono gli “svizzeri smarriti” che il giorno prima, in realtà, non si erano mossi da Fidenza e percorrono solo statali e solo al mattino con tappe brevi. A giugno sono partiti da Losanna e contano di arrivare a Roma a fine settembre. Lei dipinge, Lui scrive…e viene sera. Buon viaggio, Rolf e Miriam, ma non ho così tanto tempo!. Esco dal paese sulla provinciale 357 e la seguo fino in prossimità della stazione ferroviaria. Qui, a destra, vengo rispedito su una strada secondaria, che diventa poi sterrata ed infine un debole tratturo e che mi conduce fino a Felegara. Si entra poi nel Parco fluviale del Taro e con qualche affanno circa la direzione da tenere giungo fino a Fornovo (forse era meglio la provinciale). Visito il Duomo (sono le 15 ed un termometro segna 38°C) e per arrivare all’Ostello, che rimane fuori dal paese, imbocco la strada della Cisa in direzione Parma e dopo 2 km, in frazione Riccò, salgo a dx sulla strada Magnana (ci sono indicazioni per la Casa di Spiritualità). Qui vengo accolto dalla Comunità composta da tre giovani suore del Madagascar che mi assegnano l’appartamento dedicato ai pellegrini: una vera reggia! Faccio subito tutto ciò che deve fare un pellegrino all’arrivo a destinazione: doccia e bucato.
    Purtroppo, causa la lingua, non ci eravamo capiti sull’argomento cena (avevo inteso che la fornivano loro) per cui sono dovuto tornare a Fornovo per acquistare cibo con conseguente ripida discesa ed erta salita (4 km a pegno della mia stupidità!). Altra doccia.
    In tutto l’enorme complesso non ci sono persone, ne pellegrini ne ospiti. Le suore sono sparite e dopo cena mi godo l’enorme parco e gli ampi spazi riservati alla riflessione durante gli Esercizi spirituali. Non resta molto da chiedere a questa giornata (magari un filo di frescura?) ed alle prime ombre della sera me ne vado a dormire.
    Pensierino della sera:
    Parto sempre da solo nei miei pellegrinaggi e mi consolo ripetendomi all’inverosimile i proverbi “Meglio soli che mali accompagnati”, “Chi fa da se fa per tre” ecc, ecc, ma quando alla sera mi ritrovo unico ospite della struttura di turno, un senso di malinconia mi assale e desidero fortemente avere vicino qualcuno con cui condividere le emozioni della giornata o più semplicemente scambiare due parole. Mi viene in soccorso la telefonata serale a casa: pochi minuti che riempiono il cuore e distendono i nervi. Ma la condivisione con chi sta vivendo la stessa esperienza è tutt’altra cosa; sento la necessità di uno specchio, di un confronto e di conforto. Forse i pellegrini medioevali tendevano a raggrupparsi non solo per paura dei briganti ma anche per farsi forza a vicenda.
    Logistica:
    Cena:autogestita nella cucina dell’appartamento
    pernottamento: Casa di spiritualità Cardinal Ferrari, Strada Magnana 18. Riccò (comune di Fornovo tel. 0525-400158, posti 6, possibilità di cucinare (fare la spesa prima, a Fornovo!!), doccia calda e possibilità di stendere il bucato, ad offerta.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Medesano) Oratorio Don Bosco Via Conciliazione 2, Medesano Tel 0525 420447 posti:8
    - (Fornovo Taro) Parrocchia Santa Maria Assunta via 20 Settembre Tel. 0525-221800 posti:4. gratuito. Don Giuseppe Malpelli

  3. #3
    barabba
    Guest
    7°giorno martedì 29 luglio 2008 FORNOVO (RICCO’) – CASSIO km 23
    La tappa odierna ricomincia dal Duomo di Fornovo che raggiungo in breve scendendo da Riccò. Prendo la SS62 della Cisa (una presenza costante nei prossimi giorni) in direzione del Passo e l’abbandono in prossimità del cimitero per la SP 39 (poco trafficata) che mi conduce a Sivizzano e poi oltre (2 km) fino alla deviazione, sempre su asfalto (c’è una fontanella) che porta a Bardone e poi Terenzo. La strada sale subito in modo deciso e la Pieve di Bardone sembra sempre lì ad un passo ma faccio molta fatica. Tantissima ne faccio per arrivare a Terenzo, e non so dove trovo le energie per arrivare al Castello di Casola (io non l’ho visto!). Ma è ancora lunga per arrivare a Cassio. Mi affido all’asfalto della Statale nella speranza che la salita sia più dolce. Mi viene in soccorso un’area di sosta attrezzata al margine del bosco, un venticello fresco, un piccolo spuntino, e quattro chiacchiere con delle anziane signore cremonesi che trascorrono le vacanze a Cassio. Quando riparto so di avere di fronte solo 5 km di statale per il paese ma l’incontro con due escursionisti e il desiderio di non perdermi i “Salti del Diavolo” mi convincono a fare la deviazione verso i famosi calanchi. Discesa per 200 metri di dislivello ed altrettanta salita per passare accanto a questi scherzi della natura che effettivamente richiamano gli artigli del diavolo. Narra la leggenda che il maligno, scacciato dagli abitanti del piccolo paese se ne andò con grandi balzi attraverso tutta la valle bruciando il bosco ed il terreno la dove posava i piedi lasciando ampie zone brulle. La risalita è piuttosto impegnativa ma viene ripagata dall’ingresso in Cassio attraverso un’arco in pietra ricavato sotto la chiesa. Per l’Ostello si attraversa tutto il paese e lo si raggiunge poco prima dell’uscita sulla SS 62 della Cisa a dx. Si tratta di una casa cantoniera trasformata in rifugio per il Giubileo del 2000 ma effettivamente operativa dal 2004 (prima non si trovava chi la voleva gestire). Di fronte albergo con ristorante (chiuso il martedì) e a 200 mt, prima del paese altro bar/ristorante. Poco dopo il mio arrivo giunge anche il gerente della struttura che procede alla registrazione, mi lascia le chiavi, mi spiega il funzionamento e dopo una breve chiacchierata se ne va. Dopo aver sbrigato le solite formalità mi stendo sul letto per scrivere due cose…..e mi addormento profondamente. Mi sveglio che sono le 20! Ho dormito 3 ore! Generalmente non faccio mai riposo al termine della tappa. Dovevo essere veramente cotto. Ed in effetti ho la sensazione di avere ancora molto calore da espellere dal mio corpo. Vado a cena nel bar tra le prime case dell’abitato (non ho voglia e tempo per cercare altro) e al termine me ne torno all’ostello. Alcuni frequentatori del bar parlano di un imminente cambiamento climatico, di temporali in arrivo sull’Appennino. Non so se augurarmi un abbassamento della temperatura mentre ancora devo salire la Cisa!. Certo un minore tasso di umidità sarebbe auspicabile.
    Ritiro la biancheria asciutta, mi siedo davanti all’ostello a contare le macchine che passano: ben tre in un ora! Non un’anima viva, un passante, un cane. Diviene buio e non rimane che coricarsi.
    Pensierino della sera:
    E’ impagabile avere la certezza della Via. Questo permette al fisico di esercitare la sua funzione di motore senza bisogno di essere continuamente sollecitato dalla mente sulla direzione da prendere. Le gambe vanno da una parte, la mente da un’altra. Quando questo avviene provo un profondo senso di libertà, mi sento slegato da ogni logica utilitaristica, completamente distaccato dalle problematiche reali. Mantengo le sensazioni fisiche, mi compiaccio del paesaggio, sento la fatica, ho la sensazione del tempo che scorre ma la mente non ha legami, i pensieri sono liberi di andare e venire come vogliono, di scorrere come pagine di un libro aperto a caso. Ed a me piace leggere.
    Logistica:
    cena: presso bar/ristorante a 13,5 euro
    pernottamento: Ostello della Gioventù della Via Francigena, via Nazionale, Loc. Cassio tel. 0525-64521 oppure 0525-526110 oppure 339-7577670. L’ostello è gestito dal Camping “I Pianelli”. 22 euro letto con lenzuola, doccia calda e possibilità di stendere il bucato.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Sivizzano) Parrocchia, il responsabile è Don Dante Agnetti, tel 0525 56258 posti:15 a terra. E’ possibile utilizzare la cucina


    8° giorno mercoledì 30 luglio 2008 CASSIO – PASSO DELLA CISA km 20
    Mai dormire di pomeriggio!. Ho passato gran parte della notte a rimirare la rete del letto a castello superiore. Sarà stato il calore accumulato, la cena senza appetito, il senso di solitudine, tant’è che alle prime luci dell’alba sono già per strada verso Cavazzola di Sopra. E’ piacevole camminare con il fresco del mattino. Dopo il paese i segnavia mandano a sx nel folto di un bosco. Qui la guida dice che dopo un breve tratto il sentiero sale rapidamente a dx verso un crinale oltre il quale si trova l’abitato di Castellonchio. Di segnali nessuna ombra (fino a qui la via era ben segnalata) e proseguo con continui saliscendi inoltrandomi sempre di più nella vegetazione affidandomi ai segni giallo/blu del CAI. Solo dopo un’ora ed al termine di una faticosa salita che non mi ha condotto da nessuna parte mi rendo conto di essere fuori tracciato. Ritorno al punto di partenza (sulla statale e dopo un’altra ora di inutile fatica) e mi affido alla meno coinvolgente ma più sicura SS62. Non vedrò mai Castellonchio ma più avanti solo un cartello stradale che ne indica la probabile esistenza nel folto della macchia. A sera mi verrà rivelato che è ben noto che cacciatori e contadini della zona non amino troppo il passaggio dei pellegrini in prossimità dei loro appezzamenti o postazioni di caccia e per questo ne rendono difficile il transito asportando la segnaletica od occultando quella posta sugli alberi o sulle pietre. Credo sia questo uno “sport” abbastanza diffuso (capita anche su altri Cammini) associato a quell’altra cattiva consuetudine tutta italiana per cui le cose pubbliche non sono di nessuno e diventano proprietà di chi se ne impossessa. E’ il destino dell’ alto numero di formelle con il logo del pellegrino asportate dai migliarini che costeggiano la statale e collocate poi in bella mostra all’interno di proprietà private ad ornare pilastrini ed architravi. Inutile dire che sarebbe facile identificare i trasgressori……ma a chi interessa la Francigena?. La SS62 degrada sempre più verso Berceto ed in prossimità di Case di Monte Marino si stacca un ripido selciato che piomba direttamente sulla piazza del paese. E’ giorno di mercato: tante bancarelle e tanta gente. Non riesco ad orizzontarmi tra queste strette viuzze e chiedo ad un gruppetto di anziani la direzione per la Cisa. Ciò provoca un alterco tra di loro circa la direzione da prendere. Mi trovo a disagio ma fortunatamente interviene una signora che risolve la situazione offrendosi di accompagnarmi per un tratto se solo avessi avuto la compiacenza di attenderla mentre andava a casa per mettersi le scarpe. Non mi sembra vero che all’ora di pranzo, in un centro abitato, tra la folla del mercato, ci sia chi è interessato alle sorti di un pellegrino. Quando arriva mi conduce per gli stretti vicoli del paese, oltre il Centro parrocchiale dove si accolgono i pellegrini, per flebili tracce di sentiero in salita nel bosco, fino alla località Il Tugo da dove inizia l’attacco al Monte Valoria. Un’ora di Cammino insieme, moltissimi saluti dalle persone incrociate ed una conoscenza della storia e del territorio mi fanno pensare che il mio angelo sia una personalità del luogo. Non lo saprò mai, l’unica cosa certa è che anni fa è stata pellegrina sul Cammino di Santiago. E questo spiega tutto! Dal Tugo si può proseguire fino al Passo della Cisa con la statale oppure avventurarsi fino alla vetta del Monte Valoria e poi discendere al Passo. Considerando che l’Ostello si trova 2,5 km prima del Passo e che da ovest avanza un minaccioso fronte di nubi nerissime, scelgo la prima opzione. Due ore dopo l’Ostello mi appare sulla dx dietro l’ennesima curva. Si tratta, come l’ostello di ieri, di una casa cantoniera riconvertita in rifugio, data in gestione ad una famiglia di privati. Come mi sistemo nella camerata scoppia un violento temporale che dura poco più di un ora e che non risolve il problema dell’afa, anzi aumenta il tasso di umidità già anomalo per quest’altezza. Faccio passare il tempo che mi separa dalla cena oziando sotto un porticato e guardando le rare automobili che transitano su questa storica strada. La bicentenaria strada è stata per molti anni, fino alla creazione dell’autostrada A15 che corre a fondovalle, l’unica via di collegamento tra il nord e il Tirreno e dimostra tutti gli anni che ha e l’ANAS da tempo non provvede più alla manutenzione ordinaria con grave pregiudizio per la sicurezza di chi ci transita abitualmente o dei numerosi motociclisti che la percorrono nel fine settimana. La popolazione locale ha raccolto tremila firme per sollecitarne la messa in sicurezza ed il recupero delle numerose case cantoniere presenti sul tracciato. Dopo cena ne parlo anche con il gestore del rifugio il quale auspica anche una migliore segnalazione della rete senti eristica locale a fronte anche dell’aumento esponenziale dei passaggi di pellegrini sulla via Francigena. Mi mostra i dati dei pellegrini transitati e li compara con lo scorso anno: circa 200 nel 2007, circa 400 a fine luglio 2008. Certo, sono numeri non paragonabili al più celebre Cammino ma denotano comunque un considerevole aumento. Mi viene da pensare che l’incremento sia legato più alla offerta commerciale di un lungo trekking che viene proposta sul tratto Fidenza-Lucca più che ad una riscoperta del pellegrinaggio ma tengo le considerazioni per me, per non smorzare l’entusiasmo di chi in ogni caso svolge anche un servizio al pellegrino. E lo fa senza specularci sopra. La cena è ottima ed abbondante, la camerata spaziosa (anche perchè sono l’unico ospite!), colazione a disposizione domani mattina e cestino per la giornata (a proposito domani non si trova nulla fino a Pontremoli!) per una modica cifra e con una buona accoglienza. Bel posto tappa. Il riposo è garantito dal silenzio che regna sovrano tutt’intorno.
    Pensierino della sera:
    peccato che il progetto che prevedeva il recupero di case cantoniere con la riconversione in Ostelli a beneficio di un turismo “slow” ed itinerante sulla Francigena (camminanti, ciclisti, motociclisti, studenti) abbia prodotto solo gli ostelli di Cassio e della Cisa e si sia poi arenato.
    L’ Aurelia e la Cassia abbondano di analoghe strutture abbandonate al loro destino ed ormai fatiscenti che potrebbero essere utilizzate allo scopo. Non so se il freno al loro recupero sia la mancanza di un ritorno economico che ne giustifichi le spese di ristrutturazione o quale altro recondito motivo, è certo però che si è persa l’occasione di dotare la Via di un suo presupposto essenziale: la possibilità di alloggi ad un prezzo accessibile.
    Ecco perché, quando sento l’amministratore pubblico di turno riempirsi la bocca con lo slogan “lavoriamo perché la Via sia fruibile a tutti coloro che intendono percorrerla”, divento dello stesso colore delle Case Cantoniere.
    Logistica:
    Pernottamento + cena + colazione + cestino: Ostello Casa Grossa, sulla statale della Cisa, 2,5 km prima del Passo, Casa Cantoniera km 58. Gestori i sig. Silvana/Angelo tel. 0525-60271. letto, doccia calda e possibilità di stendere il bucato.
    costo: 33 euro per tutto,
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Canova di Berceto) Casa della Gioventù Parrocchiale Canova di Berceto loc.Tugo(km62) Tel +39 0525 60087 Gratuito. Posti:4. Il responsabile è Don Pino Bertozzi. Apertura periodo estivo.
    - (Berceto) Ostello del Seminario Presso l’ex seminario, Via E. Colli, 8 – Berceto (PR) Tel. 0521 960628. anche: 0521 234225 prezzo: 13 €. Posti:25
    - (Bercelo) Gioli Via Ripasanta, 5 –Berceto Tel. 0525-64251 prezzo:25€ camera singola; 50€ camera doppia. 13€ pasto prezzo fisso. Posti:25
    - (Berceto) Pasquinelli V. Martiri libertà, Tel. 0525-64367 prezzo: 30€ camera singola e colazione; 55€ camera doppia e colazione. Posti: 10 – 18€: Pasto prezzo fisso. Colazione Inclusa

  4. #4
    barabba
    Guest
    9° giorno giovedì 31 luglio 2008 PASSO DELLA CISA - PONTREMOLI km 20
    Al risveglio, di buon mattino ed a ostello ancora chiuso trovo nei locali a pian terreno la colazione ed il cestino, pronti. Poi sono subito in strada per affrontare i pochi kilometri di salita che mi separano dal Passo. Quando ci arrivo i negozi e locali sono ancora chiusi, come la Chiesa di Nostra Signora della Guardia che delimita il passaggio tra Emilia e Toscana.
    Dò un’occhiata ai segnavia presenti sul lato sx della chiesa, consulto la guida, ma non mi sembrano sufficientemente chiari sul sentiero da imboccare per cui decido per una discesa sull’asfalto della statale. Il versante toscano è decisamente più ripido dell’emiliano tant’è che abbondano larghi tornanti che fanno scendere di quota. Incrocio un anziano signore che risale e che mi lancia una battuta. Rispondo e ci fermiamo. Nonno Alfredo ha 92 anni ed ogni mattina, approfittando della frescura, si fa un kilometro tra discesa e salita a bordo strada per tenere attive le articolazioni e la circolazione nell’attesa che i pronipoti che stanno presso di lui in estate, si sveglino. Nonno Alfredo non ha solo voglia di camminare ma anche di parlare (d’altra parte quanta gente avrà occasione di incontrare in questi 20 km di discesa a Pontremoli?). Dice che stamane c’è più traffico del solito (sono le 7 ed avrò contato 4 macchine nell’ultima ora!!) segno che ci sono problemi sull’autostrada e che anche oggi (come sembra capiti spesso) il traffico verrà dirottato sulla statale. Se la prende con la stupidità della gente (dice che sono dei muli!) che non affronta i problemi ma li rincorre sempre (si riferisce alla viabilità nella sua valle) tant’è che prima hanno fatto la Strada della Cisa, poi non bastava ed hanno fatto l’autostrada A15 (che è sempre un cantiere aperto) che viene chiusa ad ogni incidente con traffico spedito sulla Cisa, e che allora pensano al raddoppio dell’autostrada……”insomma cocciuti come dei muli!”. Ed inizia a raccontare di quando la Statale della Cisa non era ancora un nastro d’asfalto e di quando per salire e scendere da Pontremoli con i prodotti della montagna si andava a dorso di mulo, calpestando il lastricato di antichi viottoli e l’andare portava via tutta la giornata ed a sera la montagna si riempiva di tante piccole luci. I muli, motori dell’economia rurale, fedeli compagni di viaggio, instancabili………”non come i muli di oggi (coloro che si ostinano a perseguire un futuro insostenibile e vogliono un’autostrada a due piani) che non vedono al di là dei loro paraocchi”.
    Poi riaffiorano i ricordi della guerra, della prigionia in Germania, delle piccole e mille astuzie per sopravvivere nei campi di concentramento. Starei ad ascoltarlo ancora a lungo seduti sul tronco dove ci siamo accomodati, ma sono ormai le 9 e devo scendere a valle. Per non urtarlo gli rammento dei nipoti a cui deve accudire ed allora il senso del dovere prende il sopravvento. Ci salutiamo. Io scendo, Lui sale, a 92 anni è la metafora della vita. Buona fortuna nonno Alfredo!
    Capita scendendo di veder a volte a sinistra altre a destra dei segnali che rimandano nella montagna, tra i boschi. Li ignoro sapendo di perdermi forse il miglior tratto paesaggisticamente interessante di tutto l’Appennino ma non voglio correre il rischio di smarrirmi e desidero godermi questo andare sicuro sulla Via per lasciare libera la mente di vagare per sentieri che solo lei conosce. Questa statale è un cimitero. Ogni curva ha la sua lapide che ricorda coloro che in quel luogo hanno perso la vita, vittime di incidenti stradali. Molti sono i giovani. Alcuni avvolti nelle loro tute da motociclisti. In fondo al rettilineo c’è un signore che sta sostituendo l’acqua nel vaso di fiori che orna una di queste lapidi. Mi ferma e mi dice che ho superato da poco una deviazione sulla sinistra verso il bosco che conduce a valle. Sostiene che si tratta di un vecchio sentiero che attraverso la frazione di Molinetto conduce alle porte di Pontremoli. Gli dico che non sono interessato a “scorciatoie” nel bosco ma lui insiste dipingendomi le meraviglie che si incontrano percorrendo la rete sentieristica della zona che ben conosce avendo partecipato alla sua tracciatura. Poi per problemi di salute è stato costretto a non affaticare il fisico per cui può solo spostarsi con la motoretta ma che le informazioni sono veritiere. Io sono molto accomodante e tenuto conto di quanto si è accalorato nel sostenere la sua tesi, ritorno sui miei passi di una cinquantina di metri ed imbocco la deviazione. Bello, veramente bello, sia il sentiero che il borgo-strada di Molinello. Vado spedito e riconquisto la statale a circa 3 km da Pontremoli. Qui mi fermo sul bordo strada per un breve spuntino e mi raggiunge il signore di prima a bordo del suo scooter. Si complimenta per l’andatura e mi spiega che è sceso a verificare che fosse andato tutto bene. Rimango piacevolmente sorpreso quando mi assicura che ogni giorno viene a visitare quella lapide e da sempre si comporta così e con tutti i pellegrini che incontra in questo tratto di Cisa: gli indica la strada e poi va a sincerarsi che non si siano persi. Un altro angelo custode dei pellegrini….come la signora di Berceto, come gli spagnoli che ti indirizzano sul Cammino ogni volta che per distrazione manchi una flecha amarilla. Ci sono ancora molti tornanti prima di arrivare al fondovalle dove Pontremoli è adagiata sulle rive del Magra. L’impatto dall’alto è notevole: una sequela di tetti che si snoda lungo un serpeggiante fiume attraversato da numerosi ponti e tratti di mura fortificate che si congiungono ad un castello. Il paese vale una visita accurata. Prima di recarmi dai Cappuccini mi fermo nei giardini pubblici per consumare uno spuntino e qui vedo passare un pellegrino, zaino enorme, grandi falcate, passo deciso, diretto verso la stazione. Lo aspetto al ritorno: è Luca di Como ed insieme andiamo all’Ostello. Ci accoglie una signora che ci porta all’ultimo piano (mi chiedo sempre perché le accoglienze stanno sempre “in alto”) dell’enorme convento ed assegna ad ognuno una piccola cella. Doccia, bucato steso su un enorme terrazzo, S. Messa in una cappella interna con i tre frati anziani che vivono nella struttura, passeggiata nelle vie del paese e poi a cena insieme ad una coppia di Lecco che alloggia dai Cappuccini ma fa solo alcuni giorni di trekking con tappe cortissime. La serata trascorre con Luca che racconta emozionato il pellegrinaggio della scorsa estate a Santiago insieme a due amici e della disillusione che ha provato percorrendo in solitudine queste prime tre tappe (è partito da Fidenza) della Francigena . Ha maturato la decisione di interrompere il Cammino e domani di ritornarsene a casa. A nulla valgono i tentativi di fargli cambiare idea. Mi convinco sempre di più che non basta avere 30 anni, due metri di altezza, un fisico da atleta per affrontare la strada ma che la componente psicologica gioca un ruolo determinante. Mi dispiace per Lui …..e per me, dato che domani dovrò camminare ancora da solo. Dai Cappuccini la celletta è angusta, fa caldo e manca l’aria. Notte difficile.
    Pensierino della sera:
    Il pellegrinaggio è un atto d’amore verso se stessi. Generalmente la “prima volta” la si consuma sulla Via Francese del Cammino di Santiago. Al ritorno tutti parlano di “esperienza unica ed irripetibile” tanto è grande l’entusiasmo e le emozioni provate. Ci si ammala di santiaghite acuta e l’unica cura possibile è rimettersi zaino e scarponi e ripartire. Molti ci provano percorrendo altre Vie verso Santiago o su altri Cammini alla ricerca dello stesso clima per rivivere le stesse emozioni. Ma non c’è un luogo uguale ad un altro su tutta la terra, come non ci sono due persone identiche, come noi stessi siamo diversi nel tempo perchè perennemente in cammino. E’ qui che si misura l’uomo. E’ come entrare in una gelateria, chiedere un cono al cioccolato e desiderare che sappia di vaniglia. Meglio godere del refrigerio che offre il gelato, qualunque gusto abbia, anche se a volte può essere amaro. Perchè molto spesso la strada è fatta di fatica e solitudine, di diffidenza e rifiuti, di difficoltà che il pellegrino accetta e sa trasformare in occasioni di crescita. La meta è lontana e la strada è tanto lunga per una vita sola.
    Logistica:
    Cena: preso uno dei molti ristoranti del centro, 18 euro.
    Pernottamento: Convento dei Cappuccini, via Cappuccini 2 (200 mt prima della stazione ferroviaria) tel 0187-830395, Padre Franco. letto, doccia calda e possibilità di stendere il bucato. Viene richiesta una quota di 10 euro
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Pontremoli) Ostello Castello del Piagnaro, Porta di Parma, Tel 0187 831439. prezzo:18-20 €(con lenzuola). Posti:40 La gestione dell’Ostello, presso il castello del Piagnaro, spetta alla Cooperativa Puntremal. (15 posti sarebbero solo per emergenza). Uso Cucina:Autogestita. Chiusura Lunedì dal 1° ottobre al 31 marzo

    10° giorno venerdì 1 agosto 2008 PONTREMOLI - TERRAROSSA
    km 27/31 (con deviazione a Virgoletta)
    Inizio questa giornata con qualche apprensione dovuta al fatto che ieri non sono riuscito a trovare ospitalità ad Aulla per questa sera e ora mi è rimasta un’unica possibilità a Terrarossa, presso il Castello dei Malaspina (con cui non sono riuscito a mettermi in contatto e che pare, ospiti solo gruppi) e a causa del fatto che la prima parte della tappa odierna si snoda sulla SS62 fino alla Pieve di Sorano. E’ questa una chiesa esclusivamente costruita con pietre del fiume Magra assemblate tra loro e con una torre campanaria squadrata e tozza. Salgo poi al paese di Filattiera, e proseguo tra sentieri nei boschi e sterrati nei prati per giungere alla fine al borgo murato quadrilatero di Filetto. Entrambi questi paesi hanno avuto origine nel VI secolo come baluardi bizzantini per fronteggiare le invasioni dei barbari longobardi poi nel medioevo si distinsero per l’ospitalità ai pellegrini divenendo sede di famosi ospitali (S. Giacomo e S. Genesio). Prima di Filetto si passa accanto ad un bosco di castagni che, dice la storia, ispirò Dante nell’immagine della selva oscura. Meno prosaicamente le leggende raccontano che nella selva vicino al paese, nelle notti di luna piena, si aggirassero streghe e fantasmi. In realtà nel bosco sono state ritrovate alcune statue Stele risalenti all’ età del ferro che rappresentano donne e uomini armati. Meno male che di giorno i luoghi perdono quasi totalmente la loro sinistra nomea ed al pellegrino non rimane altro che dirigersi verso Villafranca e attraversarla per salire a Virgoletta. Probabilmente il paese, visto dall’alto nel mare verde della Lunigiana, fa onore alla punteggiatura con la fila delle sue altissime case a strapiombo sul fianco della montagna, allineate verso il castello finale. Ma visto da sotto richiama alla mente l’aneddoto secondo il quale Virgoletta è il paese dove gli asini vivono al terzo piano (ovviamente si tratta del piano terra con accesso dalla via che taglia in due il paese ai locali dove venivano alloggiati gli animali che poi si sporgevano dalle finestre creando l’illusione per chi guardava da fondovalle). Ritorno a Villafranca per la medesima strada, attraverso il Magra e risalgo il versante sinistro su strada asfaltata e ombreggiata fino al caratteristico borgo-strada di Lusuolo con annesso castello recentemente ristrutturato (ospita il Museo dell'Emigrazione della gente di Toscana). Lusuolo si sviluppa infatti su un'unica strada, chiusa all'estremità da due porte e protetto sui lati dallo strapiombo della collina e dalle imponenti mura. Il paese conta 21 abitanti ed uno di questi, seduto sull’uscio di casa, mi racconta vita, morte e miracoli di se stesso, del paese e del castello. Un’ora se ne va via senza accorgermene e la strada è ancora lunga ed ho sempre quel “piccolo problema” dell’alloggio da risolvere. Finalmente riesco a mettermi in contatto con la foresteria del Castello dei Malaspina a Terrarossa e l’incaricato dopo avermi confermato che non è possibile ospitare singoli, dietro mia insistenza, mi fornisce un numero di telefono del dirigente da contattare per avere l’autorizzazione. Lo chiamo e fortunatamente trovo una persona intelligente e disponibile che mi permette di alloggiare presso la struttura a patto che la mattina seguente attenda, prima di ripartire, l’arrivo della donna delle pulizie per la riconsegna delle chiavi. Rinfrancato dalla buona notizia lascio il paese e inizio la discesa verso Barbarasco (una sterrata che corre a fianco dell’autostrada) e alla fine, passato nuovamente il ponte sul Magra, verso Terrarossa. Attendo il custode del castello nel bar di fronte e lo intercetto al suo arrivo. Mi registra, raccoglie la quota, e mi conduce lungo una lunga e larga scalinata ai piani superiori nella enorme camera con un’alta volta che mi viene assegnata. Ha pure il bagno attiguo. Mi sento un principe ed in effetti, prima che il custode se ne vada, mi consegna le chiavi del maniero a mò di investitura. Il castello (costruito nel 1580 dai Malaspina per il controllo della Via Francigena) è sede di un Ufficio Turistico, le sue sale sono utilizzate per ricevimenti e mostre e funziona da ostello anche per ricercatori e geologi che nella zona fanno scavi. Mi reco a cena presso un locale il cui indirizzo ho recuperato presso l’OT. Al rientro chiudo il portone con doppia mandata, ritraggo il ponte levatoio (…si fa per dire) e mi chiudo in camera rinunciando ad un giro tra le sale e torrioni e alla (eventuale) compagnia del fantasma di Bernabò Malaspina con sottobraccio la sua testa (fu decapitato da Massimiliano Sforza, Signore di Milano).
    Pensierino della sera:
    Questa sera ho rischiato di rimanere senza un tetto sopra la testa ed invece mi ritrovo addirittura in un castello tutto per me. Per chi ci crede è Provvidenza, per altri solo fortuna. Più semplicemente è altruismo e generosità che ha dimostrato una persona di nome Valerio, non solo una voce dall’altro capo del telefono a cui bastava trincerarsi dietro le regole per dire un NO legittimo e che invece ha detto Sì al pellegrino che bussa e chiede con umiltà.
    Logistica:
    Cena: Ristorante Paolo e Marina, via Pini,2, 18 euro
    Pernottamento:Foresteria Castello Malaspina a Terrarossa (comune di Licciana Nardi). Tel 0187-474014 oppure 0187-422604 oppure 0187-423053 oppure 339-8296074. Di regola ospita solo gruppi di almeno 6 persone.
    Costo:Letto con lenzuola, doccia calda senza possibilità di stendere il bucato, quota di 12 euro.

  5. #5
    barabba
    Guest
    11° giorno sabato 2 agosto 2008 TERRAROSSA – MARINA DI MASSA km 36
    Aspetto la signora delle pulizie per la riconsegna delle chiavi del castello e mi avvio lungo la SS62 fino ad Aulla. Passato il paese prendo l’asfalto per Bibola e subito dopo per impervi sentieri salgo fino al castello. Raggiungo il paese di Vecchietto arroccato su un cucuzzolo e proseguo verso la località chiamata delle Quattro Vie da dove con una sterrata in discesa raggiungo l’abitato di Ponzano Superiore. Proseguo transitando presso i ruderi del castello della Brina e poi, sempre in discesa fino a raggiungere Sarzana attraversandola tutta ed uscendo, in direzione sud, da Porta Romana. Subito dopo sono salito verso il castello di Sarzanello che con la sua mole sovrasta Sarzana e poi, in discesa, ho percorso numerose strette strade asfaltate che attraverso un territorio antropizzato (frazioni di Caniparola, Colombiera, Molicolara, Provasco) mi ha condotto fino alla zona archeologica dell’antica città di Luni e poi ad Avenza. La meta odierna è la casa privata dell’amico Massimo a Marina di Massa che gentilmente mi ospiterà per la notte. Qui incontrerò anche mia sorella a cui potrò finalmente lasciare una parte del carico che mi sono portato fino ad ora appresso. Il desiderio di rivedere volti amici, il miraggio di una buona sistemazione, mi hanno messo le ali ai piedi e fino ad ora è stata un’ottima cavalcata pur in una giornata molto calda ed afosa ma mitigata dalla numerosa ombreggiatura incontrata. Le prime ore del pomeriggio con il sole a picco, attraversando la zona industriale di Avenza per raggiungere il mare, scontano il piacere dato dai boschi della Lunigiana. La via litoranea, a ridosso della spiaggia è un forno, pochi striminziti alberi non danno alcun sollievo. I bagnanti in costume seduti a sorseggiare bibite fresche nei numerosi bar sono una provocazione. Mi irrita essere osservato come un’attrazione ma comprendo anche di essere un corpo estraneo a questo contesto. Cerco miglior fortuna nelle strade interne ma l’urbanizzazione selvaggia ha creato un reticolo di vie e viuzze senza soluzione di continuità ed il procedere a sud diventa molto problematico. Sono costretto, dopo vari tentativi di rimanere a monte, a tornare sul mare in modo da procedere in linea retta. Sono gli ultimi kilometri più faticosi e fastidiosi di tutta la giornata. Massimo mi raccoglie a pochi metri da casa sua. Ho modo di apprezzarne la gentilezza, l’ospitalità e le ottime doti in cucina. Serata in piacevole compagnia sulla terrazza immersa nel verde e nel silenzio di un complesso residenziale, con finalmente una leggera brezza che rinfresca il corpo accaldato, cibo in abbondanza e gli aneddoti del mio anfitrione, viaggiatore di molte terre. E’ molto tardi quando vado a letto ma ci voleva un’iniezione di buon umore!
    Pensierino della sera:
    Le cose cambiano con una velocità impressionante. Ieri sera ero sul punto di mettere la parola FINE a questa esperienza tanto ero stanco fisicamente ed a terra psicologicamente. E’ bastata una cena in piacevole compagnia,il prospetto di tre kilogrammi in meno nello zaino di domani per ridarmi fiducia e sprint per continuare verso Roma.Non esistono piccole o grandi cose in assoluto ma lo sono nella misura in cui noi le apprezziamo.
    Logistica:
    Cena: presso un amico
    Pernottamento: presso un amico
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate nelle vicinanze:
    - (Aulla) Chiesa di San Pancrazio Piazza Abbazia, Il referente è don Giovanni Perini, Tel. 0187 420148; oppure 339 6380331. posti:40. Prezzo: offerta
    (Aulla) Fortezza la Brunella Parco della Brunella Tel 0187 409077;prezzo: 15 euro. Posti:5
    I responsabili sono Lucia Simonini/Stefano Corsico. Uso Cucina: autogestita. Apertura tutto l’anno, chiuso il lunedì
    - NESSUNA POSSIBILITA’ DI OSPITALITA’ POVERA A SARZANA: ospitalità cancellate al Convento San Francesco e alla Parrocchia San Venanzio
    - (Sarzana) La Villetta Tel. 0187-620195. prezzo:35-45€ camera singola; 55-65€ camera doppia. Posti:30
    - (Luni-Ortonovo) Antica Luni V. Aurelia 120, Luni- Ortonovo Tel. 0187-66851. prezzo:25-30€ camera singola; 45€ camera doppia Colazione inclusa. Posti:21
    - (Massa) Caritas Sig. Gino v. Godola 5, Tel. 0585- 792909 ; 339-5829566 gratutito. Posti:3
    - (Massa) Convento S.Francesco Piazza San Francesco Tel. 0585-42181 .prezzo: 2€. Posti:2
    Sono disponibili 5 letti + alcuni materassi per terra
    - (Massa) Annunziata Tel. +39 0585-41023. prezzo:25-30€ camera singola;45€ camera doppia Colazione inclusa. Posti: 90
    - (Marina di Massa) Ostello Internazionale Turimar Via Bondano Mare, 0585 243282 ; 18€ con bagno in comune; 21€ con bagno in camera. Posti:100 Il responsabile è il Prof. Schiaffino.Uso Cucina: Autogestita


    12° giorno domenica 3 agosto 2008 MARINA DI MASSA - PIETRASANTA km 16
    Mattinata trascorsa al pronto soccorso dell’Ospedale di Massa a causa di un problema alla gamba di mia sorella. Niente di grave. Tutto rientrato. Sotto il sole delle 13 posso finalmente ripartire alla volta di Marina di Pietrasanta, un po’ lungo il litorale e poi attraverso percorsi pedonali all’interno di una pineta fino ad incrociare la lunga strada che dalla marina porta verso i monti, verso Pietrasanta. Facilmente rintraccio l’istituto gestito da suore che mi ospiterà (in fondo alla piazza centrale) e mi sistemo nella piccola casetta a disposizione dei pellegrini. Dopo aver eseguito le incombenze di rito, esco alla ricerca della S. Messa che non ho potuto seguire questa mattina. La cittadina è una perla. Nella piazza davanti al Duomo campeggia una lunga fila di sculture con cavalieri in arme, in un’altra piazza una di Botero, nelle viuzze è tutto un susseguirsi di gallerie d’arte e negozi d’antiquariato. La tranquilla cittadina, che nel pomeriggio era animata da poche persone, verso sera si riempie di gente per lo più con abbigliamento ricercato che passeggia ed affolla le boutique nell’attesa dell’ora di cena. I ristoranti preparano lungo le vie tavoli all’aperto e sistemano lumi e lanterne in attesa di accogliere i clienti. Mi rendo conto che non è alla portata del portafoglio del pellegrino e dopo la S. Messa in Duomo soddisfo le esigenze dello stomaco con una fugace pizza da asporto. Risalgo al Convento e approfitto della funzionale sistemazione e del fatto di essere in perfetta solitudine per mangiare qualcosa d’altro e scrivere un poco. Man mano che il paese sotto si anima aumenta l’eco del vociare e della musica che mi farà compagnia fino a notte fonda.
    Pensierino della sera:

    Logistica:
    Cena: Pizzeria, 10 euro
    Pernottamento: Casa Diocesana La Rocca, via della Rocca,10 tel. 0584-793093/94. appartamento indipendente con letto, doccia calda e possibilità di stendere il bucato. Viene richiesta una quota minima di 10 euro
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate oppure nel caso si voglia terminare la tappa a Camaiore:
    - (Pietrasanta) Nonna Lory v. Traversagna, Tel. 0584-790031, prezzo:35€ camera singola; 70€ camera doppia. Posti:18
    - (Camaiore) Conca Verde V. Misciano, Tel. 0584-989686. prezzo:30€ camera singola; 50€ camera doppia.posti:25
    - (Camaiore) Le Monache Piazza XXIV Maggio, 36 – tel. 0584-989258. prezzo:50€ mezza pensione. Posti:28 Pasto prezzo fisso 12€:


    13° giorno lunedì 4 agosto 2008 PIETRASANTA - VALPROMARO km 23
    All’alba la piazza di Pietrasanta ha ripreso l’aspetto che le è usuale. Approfitto di un bar aperto per una rapida colazione e mi dirigo verso il cimitero e la Pieve dei Santi Giovanni e Felicita. Alla successiva indicazione sbaglio strada e me ne accorgo solo dopo che sono arrivato al paese di Valdicastello Carducci. Mi è servito per sapere che questo è il paese natale del poeta ma i miei piedi non sono molto entusiasti di come ho ampliato le mie conoscenze. In un ora recupero la giusta via verso Camaiore che porta a valicare un paio di colline tra boschi e pendii coltivati a vite (segnalazioni di percorso mancanti e molto provvisorie) . Una volta sulla statale la attraverso e bordeggiando un canale tra canne e minacciosi fruscii giungo alle porte di Camaiore. Entro nel paese per fare acquisti e poi proseguo affrontando la salita di Monte Magno, molto lunga e con numerosi tornanti, alcuni abbastanza ripidi da costringere i ciclisti ad affrontarli scendendo dalla bicicletta. Fa molto caldo e la strada asfaltata è esposta al sole, poco ombreggiata. In cima al passo mi fermo per il pranzo approfittando di un bar e di una fontanella. Proseguendo affronto tratti in leggera discesa e falso piani su ampia strada asfaltata ma fortunatamente poco trafficata fino al paese di Valpromaro, meta odierna. Mi reco alla Chiesa e trovo ad attendermi una signora che si occupa dell’accoglienza ai pellegrini e mi fa accomodare nei locali della Parrocchia. Si tratta di una cucina ben attrezzata, di un’ampia sala dove potrò poi stendere una brandina, di servizi igienici con doccia calda. Ospiti del sacerdote e della comunità anche due bambini dell’Est europeo ed un ragazzo brasiliano. Dopo che mi sono sistemato mi fa visita il signor Mario, marito della signora dell’accoglienza, che mi porta in visita nel paese. Ora, bisogna sapere che Valpromaro, paese di montagna conta circa 20 case, per 120 abitanti divisi in due frazioni e non si può certo dire che sia una meta turistica. Ma l’entusiasmo ed il calore del mio cicerone la fanno apparire come il centro dell’universo. La sacrestia della Chiesa, il vecchio mulino, il frantoio, il meleto e l’albero di susine hanno oggi lo stesso sentore di genuina accoglienza che doveva avere nel medioevo l’Ospitale S. Martino di Valpromaro. Mi piacciono le persone che amano la propria terra e le proprie radici! La parrocchia è una comunità viva e capita sovente che gli abitanti della piccola frazione si ritrovino alla sera tutti nella piccola piazza, accanto ad un forno a legna, per la cena. Mario mi invita ad unirmi a loro, come è consuetudine con i pellegrini di passaggio. Dopo la S. Messa, quella che trascorro con gli abitanti di questa piccola frazione adagiata tra le montagne che conducono a Lucca rimarrà la più bella esperienza di amicizia e condivisione di tutta la Francigena e mi ha riportato alla memoria le tavolate conviviali di Bercianos del Camino, di Tardajos, di Granon. E poi, dato che tutti i commensali hanno piccoli appezzamenti coltivati ad olivi ho potuto ampliare la mia cultura sulla mosca olearia (manco sapevo cos’era!), un parassita che minaccia il raccolto di quest’anno. A conclusione della giornata ho lasciato nel libro degli ospiti questo messaggio: “Grazie per avermi ospitato e coccolato come ospite gradito. Ai pellegrini che seguiranno: abbiate cura di questo Ospitale come ne avete di casa vostra perché solo salvaguardando e promovendo su tutta la Via luoghi di ospitalità ed incontro come questo si potrà dire che la Francigena è un Cammino. E tornando a casa dite a tutti che a Valpromaro c’è pace”.
    Pensierino della sera:
    finalmente si respira un clima da Santiago. Sono sempre i luoghi piccoli, appartati che vedono nascere i fiori più belli! Mi mancavano queste tavolate con gente fino ad oggi sconosciuta, questi atteggiamenti semplici che ti fanno sentire benvenuto e ti mettono a proprio agio. Una porta aperta ed una seggiola in più. Basta poco per dirsi amici. Come vorrei avere nella mia vita quotidiana la stessa disponibilità all’accoglienza che oggi mi è stata riservata!.
    Logistica:
    Cena: In piazza con gli abitanti del paese, offerta libera
    Pernottamento: presso la Parrocchia di Valpromaro tel. 0584-956028, offerta libera, brandina, doccia calda e possibilità di stendere il bucato, cucina disponibile e negozio aperto fino alle 21.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate nel caso si voglia terminare la tappa a Lucca:
    - (Lucca) Ostello della Gioventù San Frediano Via d.Cavallerizza 12 Tel 0583 469957 prezzo: 16.50 - 18 €. posti:140. Il responsabile è il Sig. Renato Stasi.Uso Cucina:servizio Mensa.
    - (Lucca) S. Frediano V. Castracani 94, Tel. 0583- 469630 prezzo:30€ camera singola senza bagno; 45€ con bagno Colazione inclusa. Posti:12
    - (Lucca) Stipino V. Romana 95 Tel. 0583-495077. prezzo:?.posti:40

  6. #6
    barabba
    Guest
    14° giorno martedì 5 agosto 2008 VALPROMARO - ALTOPASCIO km 29
    C’è un modo semplice e veloce di arrivare a Lucca ed è quello di percorrere la SP 1 del Val Frediana. La guida invece mi indirizza, un paio di kilometri dopo la partenza, verso Piazzano. E’ salita su sentiero (è possibile anche seguire la strada asfaltata) fino al Passo delle Gavine ed a seguire continui saliscendi, parte su asfalto e parte su tratti di sentieri di raccordo (mancano alcune segnalazioni) fino a Ponte S. Pietro dove si attraversa il fiume Serchio. Percorro poi la pista ciclabile sterrata sul lato destro del fiume, lunga e solitaria, fino a dove ricomincia l’asfalto. Lasciato il fiume a sinistra, alcune strette stradine asfaltate (si passa davanti ad un area di sosta per camper) mi conducono all’ingresso in Lucca attraverso la Porta San Donato. Non sono interessato alla visita della città, mi limito ad una breve sosta in Cattedrale davanti al crocifisso ligneo detto del “Volto Santo”. Purtroppo il “Labirinto”, scolpito sulla facciata del Duomo, è in restauro e quindi inaccessibile. Percorro i bastioni della città e la lascio attraverso Porta Elisa in direzione sud, verso Capannori. La Via Romana è una provinciale a grande percorrenza che conduce ad Altopascio, e va assolutamente evitata perché molto pericolosa. La guida indica strade alternative parallele ma all’atto pratico, vuoi per la mancanza di segnaletica in alcuni punti, vuoi per la presenza in altri di frecce bianche non riguardanti la Via, vuoi per disattenzione, mi sono ritrovato a percorrerne lunghi tratti con assenza di banchina pedonabile ed automobili che mi venivano incontro a forte velocità. Il calvario di questa giornata non ha termine neppure con l’ingresso ad Altopascio. Rimane il problema dell’alloggio. Da due giorni, nonostante i numerosi e ripetuti tentativi non ero stato in grado di mettermi in contatto con i referenti per l’unica opportunità di Ospitalità del paese: I Cavallieri del Tau. Mi reco nella piazza centrale dove dovrebbe essere ubicato il Rifugio ma ci trovo solo un cantiere aperto. Vengo indirizzato agli uffici Comunali ma essendo pomeriggio li trovo chiusi. Mi reco in biblioteca ma è chiusa per ferie. Finalmente realizzo che non riuscivo a mettermi in contatto perché chiamavo fuori orario d’ufficio. Provo allora a contattare un paio di affittacamere. Nulla da fare: tutto occupato. Mi reco in alcuni negozi chiedendo di opportunità di pernottamento:non ne sono a conoscenza. Si è fatto tardi e non ho altre alternative se non quella di rivolgermi all’unico albergo a portata di passi: l’Hotel Paola. Alla reception mi chiedono una cifra spropositata per l’unica stanza ancora disponibile (una tripla) poi, vista l’ora (sono quasi le 20, è martedì e non siamo in una località turistica) me la concedono ad un prezzo accessibile. La stanza è all’ultimo piano, ci saranno 40/45°C, un piccolo ventilatore, l’unica finestra impossibile da tenere aperta per il frastuono da traffico proveniente dalla strada sottostante. Così è… e non ci sono alternative. Dopo una doccia rigenerante esco a cena. Trovo aperto solo una tavola calda e soddisfo quest’altro bisogno primario ad un prezzo, anche questa volta, non proprio pellegrino. Alla faccia della tanto decantata Città dell’Ospitalità! Ma probabilmente non sono stato sufficientemente previdente o piuttosto sfortunato. Sono ancora solo, di pellegrini neppure l’ombra. Domani andrà meglio.
    Pensierino della sera:
    un alto e un basso: Valpromaro e Altopascio, Così è la vita. Tutto serve. di tutto si fa tesoro perché si impara ad apprezzare anche ciò che sembra normale, quotidiano. Chissà nel medioevo quanti pellegrini erano costretti a pernottare all’ addiaccio, esposti al pericolo, in preda a belve e briganti. Chi sono i nuovi predatori e gli attuali ladri? Io un’idea me la sono fatta!.
    Logistica:
    Cena: Tavola calda, 18 euro
    Pernottamento: Hotel Da Paola, Via Romea, 24 Tel. 0583 276453, 35 euro
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Altopascio) Foresteria degli Ospedalieri Presso la Magione dei Cavalieri di san Jacopo detti del Tau P.zza Garibaldi 10 , tel.0583 216525 ; gratuito. Posti:2. l responsabili sono Dott.ssa Licinia Scardigli (Biblioteca Comunale) e Luigi Del Tredici. Sono disponibili altri 10 posti pernottando nella palestra con il sacco a pelo. IMPORTANTE: per mettersi in contatto con questa associazione bisogna chiamare negli orari degli uffici comunali (meglio al mattino) e con molto anticipo
    - (Altopascio) Amelia V. Firenze 55 Tel. 328-3723277. prezzo:15€ camera singola; 30€ camera doppia.posti:10
    - (Altopascio) Natali v. Romea 24, Tel. 0583 276453. prezzo:25€ camera Singola;40€ camera doppia. Posti:19


    15° giorno mercoledì 6 agosto 2008 ALTOPASCIO – SAN MINIATO BASSO km 22
    Notte insonne. Impossibile dormire per il caldo atroce ed il rumore proveniente dalla strada sottostante. Giornata e nottata da dimenticare quella appena trascorsa. Prima me ne vado meglio è. E’ ancora buio quando mi incammino verso sud, sulla SP per Fucecchio, lasciandomi alle spalle la più deludente esperienza fin qui vissuta. Dopo 5 kilometri prendo la deviazione per raggiungere uno dei punti più pubblicizzati di questa Francigena: un tratto recuperato di basolato romano che conduce a Galleno. Recuperato e tenuto pulito da uno dei Custodi della Via della prima ora, Leopoldo, animatore del Comitato per la Via Francigena. Ora che Leopoldo non c’è più, transitando sul basolato e vedendo l’erba ricrescere alta tra le lastre di pietra,mi sembra che la natura stia prendendo la rivincita su chi le ha strappato ciò che le appartiene e penso che se altri volontari non si prenderanno cura della Via questa in breve tempo scomparirà nuovamente avvolta dalla vegetazione. Il basolato esce dal bosco in prossimità dell’abitato di Galleno e una volta attraversato il paese, e per brevi salite, si entra nella zona detta delle Cerbaie. Anche qui il compianto Leopoldo aveva tracciato e segnalato il percorso in modo molto artigianale con ciò che aveva a disposizione: paletti di legno e insegne in plastica. Ma il tempo ha fatto marcire il legno ed infragilire la plastica e della segnaletica ora non rimane che qualche brandello e alcune scritte scolorite. Tempo ancora un anno e il dedalo di sentieri dell’altopiano delle Cerbaie tornerà ad essere invalicabile al pellegrino. A meno che non arrivino i famosi 1500 cartelli segnaletici promessi dal governo. La bassa vegetazione della zona è costituita essenzialmente da rovi dove abbondano succulente more di cui faccio man bassa. Arrivo a Ponte a Cappiano, acquisto della frutta che consumo nei giardini pubblici sotto il ponte e, memore dei problemi di ieri, chiamo il Convento di S. Francesco a S. Miniato Alto per la sistemazione di questa sera. Risultato: non c’è posto. Provo allora con la Misericordia di S. Miniato Basso e fortunatamente trovo ospitalità. Risolto il problema alloggio mi rilasso su una panchina all’ombra di un gazebo e recupero un poco di sonno, Mi sveglio di soprassalto con una strana sensazione e vedo tre bambini che a distanza ravvicinata mi osservano incuriositi. Involontariamente avevo occupato la loro postazione di gioco: il loro gazebo/castello. Riprendo subito il mio pellegrinare mentre i piccoli si riappropriano del loro maniero. Oltre il ponte coperto la provinciale prosegue per Fucecchio. Alle porte del paese evito di entrarvi e lo aggiro sulla destra e mi immetto sulla San Miniatese, lunga via alberata, che mi conduce fino a San Miniato Basso, sede della Misericordia. E’ questa una struttura recente, adibita a Poliambulatorio e Servizio di Pronto Intervento Sanitario, dove un’ala è stata dedicata a Ospitale per pellegrini grazie alla disponibilità di un altro amante della Francigena, Mario Giugni che mi accoglie e oltre a spiegarmi le regole del posto mi fornisce utili informazioni sulla tappa del giorno seguente. Una piccola stanza da tre letti con bagno, condizionata, più una cappella con alcuni materassi a terra. Con grande sorpresa ci trovo i primi due pellegrini di questa, fino ad ora, deserta Francigena. La sorpresa è ancora più grande quando emerge che entrambi sono bresciani, come me. Dopo aver espletato lo solite incombenze da pellegrino decidiamo di uscire insieme per cena, durante la quale, discorrendo, emergono altri particolari, che ci portano a riconoscerci per interposta persona avendo amicizie in comune. Lui, pittore, amico d’infanzia di mio cognato (i suoi quadri adornano le pareti di casa sua), Lei, insegnante nella scuola frequentata da mia figlia. La familiarità, oltre all’essere pellegrini, rompe gli steccati della diffidenza e del falso perbenismo e ne risulta una piacevole serata all’insegna del dejà vù. Decidiamo di percorrere insieme la tappa di domani con destinazione Gambassi Terme. La notte, all’Ospitale, non trascorre tranquilla per il caldo causato al cattivo funzionamento del condizionatore che mi ha costretto a passare buona parte della notte sveglio e all’aperto.
    Pensierino della sera:
    Ho pensato a lungo alla casualità. Sentivo il bisogno di confrontarmi con altri pellegrini e…oplà….eccone due serviti su un piatto d’argento. Credo che Dio veda e provveda alle nostre necessità ed a volte ancor prima che noi ci rendiamo conto di averne. Nel corso della mia vita l’ ho sperimentato in moltissime occasioni ed ho avuto la fortuna (o dono?) di riconoscerlo. Una volta ho letto da qualche parte che “Caso” è il nome che Dio usa per non farsi riconoscere dagli uomini.
    Logistica:
    Cena: Ristorante vicino alla Casa del Popolo, 19 euro
    Pernottamento: Misericordia di S. Miniato Basso, piazza Vincenzo Cuoco,9. referente sig. Mario Giugni tel. 0571-419455 oppure 0571-419160 oppure 339-8723682
    letto, doccia calda e possibilità di stendere il bucato. Donativo.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Ponte a Cappiano , Fucecchio) Ostello Della Gioventù "Il Ponte De'Medici" Via Colombo, 237 Tel 0571 287049/ 297831. prezzo: 15 euro (con lenzuola). Uso Cucina: Autogestione. .Posti:40 La responsabile è la Sig.ra Monica Carrara.
    - (San Miniato Alto) Convento San Francesco P.zza San Francesco 1 , Tel 0571 43051 preavviso telefonico obbligatorio. Prezzo: 25€ (cena-pernottamento e prima colazione). Posti:55.La responsabile è la Sig.ra Anna D'Arco I 55 posti sono Camere da 1-4 letti. Sistemazione per il pellegrino con sacco a pelo. Tutti i letti sono dotati di biancheria e sono disponibili asciugamani.

  7. #7
    barabba
    Guest
    16° giorno giovedì 7 agosto 2008
    SAN MINIATO BASSO–GAMBASSI TERME km 24 (ma sarà vero?)
    Appena albeggia partiamo insieme e percorriamo di buon passo i 3 km di salita fino a S. Miniato Alto. Non entriamo nel paese dato che loro lo hanno visitato ieri al loro arrivo in auto al punto di partenza per questa seconda trance di Francigena. Poi scendiamo per circa 3 km, sempre su asfalto, verso Calenzano e successivamente Castelfiorentino per raggiungere una deviazione sulla destra in prossimità di una cabina Enel che manda all’interno, tra le basse e brulle colline toscane. Da qui fino al termine della tappa non troveremo possibilità di acquistare cibo o rifornimenti di acqua. La guida è abbastanza chiara in merito e perciò ho fatto scorta di ben tre litri di acqua. Il sole, anche se di primo mattino, già picchia forte. Prima sosta per la colazione all’ombra di un boschetto e poi si prosegue per continui saliscendi tra una vegetazione che si fa sempre più rada fino a scomparire del tutto. Ora i luoghi che percorriamo sono brulli, i campi a lato del sentiero sono ricoperti solo dalle stoppie del grano tagliato a luglio. Non un albero, non un filo d’ombra. Il sole è a picco e fa molto caldo. Solo sui crinali un refolo di vento smuove l’aria. Tra le colline l’afa incombe. L’acqua, utilizzata anche con parsimonia, diminuisce rapidamente. Le soste diventano sempre più frequenti e le ripartenze sempre più ritardate. Si incontrano solo ruderi di antichi cascinali o ricoveri per gli attrezzi da lavoro nei campi. Allungo il passo e raggiungo per primo la Pieve di Coiano, in ristrutturazione e circondata da erba altissima. A ridosso una casa abitata con la scritta “rivendita vino ed olio” ed un’ uomo che mi chiede se ho bisogno di qualcosa. Chiedo se ha dell’acqua e mi conduce dietro la casa dove da una cannetta (esposta al sole e senza farla scorrere) mi riempie la borraccia. Ringrazio ed inaspettatamente mi chiede un euro. Sorrido credendo si tratti del famoso umorismo toscano ma Lui imperterrito mi racconta di quanti viandanti passano di lì…..”e se dovessi dare dell’acqua gratis a tutti……Rimango interdetto ma ancora cerco di sforzarmi in un sorriso che auspica la fine dello scherzo. Invece, ancor più rancoroso: “Ieri sono passati 24 scout che volevano l’acqua. Quando gli ho detto che costava un euro solo in due l’hanno presa!” Penso che il suo comportamento non derivi dalla consapevolezza del bene primario acqua quanto dall’avidità riversata in questa attività speculativa così odiosa. Non è mia intenzione dargli un centesimo per cui faccio l’atto di versare la mia borraccia nel secchio sottostante il rubinetto e, forse colto da improvvisa generosità (o forse vista l’impossibilità di estorcermi qualcosa) mi concede di tenerla gratis “perché sono solo e purché non si sappia in giro”. Nel contempo sbucano dal sentiero i miei due compagni di viaggio che mi salutano e alla loro vista l’uomo da in escandescenze “Mi aveva detto che era solo….adesso anche loro vorranno acqua gratis” Lo rassicuro nella sua disperazione che nessuno attenterà alle sue tasche e con i miei allibiti compagni di cammino passiamo oltre. In questa zona la scarsità di fonti rende l’acqua un bene prezioso ma ciò non giustifica farne un “commercio” falso e speculativo.
    Il polveroso sentiero dalla Pieve scende in picchiata fino alla base della collina per poi risalire altrettanto bruscamente sulla successiva.
    Quello che segue è un pomeriggio assolato ed afoso a 38 gradi, su e giù per arse colline, senza un albero e relativa ombra, senza più acqua, un po’ anche intontiti dal solleone e dal calore.
    E’ a causa del torpore che non mi avvedo di transitare, sulla sommità del crinale e sul lato destro della carreggia, accanto a due case coloniche sulla sinistra. In genere presto attenzione a ciò che mi circonda ma in questo caso non mi avvedo dell’enorme cane nero che si trova tra le due case. Me ne accorgo solo quando letteralmente vola verso di me arrestandosi ad un palmo dalla mia spalla sinistra tenuto indietro solo da una catena tesa fino allo spasimo. Paura allo stato puro! Nessuno in giro, i miei compagni di cammino attardati indietro dall’ennesima sosta. Grazie catena!!!
    Quando arrivo ad incrociare una strada asfaltata sono ormai le 18 ed è quella che, in perenne salita per 4 kilometri, conduce a Gambassi Terme. In località Palazzaccio, finalmente un po’ di ombra ed una panchina, sistemata però, sembra, su una proprietà privata. Chiedo se mi posso sedere alla coppia di anziani che stanno poco distanti seduti ad un tavolino davanti a casa. Me lo permettono e dopo un’iniziale diffidenza si dimostrano molto disponibili a fare due chiacchiere e mi offrono acqua e the freddo in abbondanza. Una manna dal cielo. Racconto loro cosa mi è capitato alla Pieve di Coiano e non si dimostrano affatto stupiti dell’episodio. Altri pellegrini hanno avuto la stessa esperienza ed in zona è nota la “ vocazione commerciale” dell’uomo. Di tutt’altra sensibilità gli abitanti del Palazzaccio che spesso accolgono e dissetano i pellegrini che hanno attraversato questo tratto di Toscana così secco e arido. Mi sovviene come una presa in giro il ricordo di un passaggio della guida che recita: “Piacevole e neanche tanto faticoso il percorso su sentiero che porta a Gambassi. Bisogna però portarsi i rifornimenti”. Forse in primavera od autunno! E avrei qualcosa da dire anche sui “soli 24 km” dichiarati dalla guida.
    Sono le 20 quando arrivo a Gambassi presso la Parrocchia di Don Evaristo. Al telefono il sacerdote era stato chiaro: sistemazione spartana. In effetti si tratta di una sala di un ex cinema parrocchiale anni ’60, materassino a terra e disponibilità di un lavandino e servizio igienico a turca. Mi faccio una doccia artigianale con secchio e spugna sulla turca e poi vado a cenare alla festa paesana con Giorgio, un pellegrino di Piacenza che dedica una settimana all’anno alla Francigena. I miei compagni di cammino, arrivati ancora più tardi, visto le condizioni dell’accoglienza, optano per un più confortevole albergo. Ci si vedrà domani lungo il percorso, forse.
    Rientrati nella sala cinematografica, Giorgio ed io, pur in condizioni disagevoli ed a terra, il sonno ci accoglie in pochi minuti tanto è la stanchezza accumulata nella giornata.

    Pensierino della sera:
    Oggi ho provato cosa significa avere sete e come l’impossibilità di idratarsi influisca sul fisico e sulle capacità mentali (perdita di lucidità) di una persona. Oggi ho fatto fatica. Non quella che si manifesta con dolori alle spalle e alle gambe, ma quella “dentro” che ti induce a mollare tutto, a ripiegare su soluzioni più facili, più appaganti. Oggi ho provato l’esperienza di combattere una “buona battaglia” contro l’”io” disfattista e rinunciatario che alberga dentro di me. La fatica tempra il carattere. Ciò che conta ha valore solo in proporzione a ciò che ci è costato. Al termine di un giorno molto faticoso si ha la consapevolezza del proprio valore nella misura in cui ci è pesato affrontare la fatica. Penso anche alle difficoltà che incontro nel far comprendere ai miei figli l’importanza del sacrificio, della abnegazione, dell’impegno nel raggiungere un obiettivo, una fatica che trova logica e sostegno nell’amore che i genitori hanno per loro. Penso agli scontri che ho con F. e M., vittime della logica imperante del “tutto e subito” e di come farebbe bene loro cimentarsi in un’esperienza di Cammino per ritrovare il piacere dell’essenzialità e provare le sensazioni del vivere con sobrietà.
    Logistica:
    Cena: alla sagra paesana, 14 euro
    Pernottamentoresso la Parrocchia, via Volterrana,59, Don Evaristo Masini, tel. 0571-638208. Ospita solo pellegrini con sacco a pelo o tende. A disposizione la ex sala del cinema parrocchiale e servizio igienico. No possibilità di doccia. Possibilità di stendere il bucato. Gratuito.
    17° giorno venerdì 8 agosto 2008 GAMBASSI TERME – COLLE VAL D’ELSA km 36
    Mi sveglio per primo e dopo una rapida colazione parto da solo perché così avevamo concordato dato che Giorgio viaggia come un treno e non sarei stato in grado di tenere il suo passo. Tanto più che stamani pago la “cottura” di ieri ed ho gambe molli e pancia sottosopra. Le prime due orette sono di cammino tranquillo su asfalto e tratturi fino all’uscita da un boschetto dopo il Rio dei Casciani, in fondo ad una valletta, dove il sentiero si affaccia su un vasto campo in salita e senza nessuna indicazione sulla via da seguire. Le guide in mio possesso fanno presente la difficoltà di individuare il percorso e genericamente indirizzano verso dei cipressi. La Toscana è la terra dei cipressi!! E’ come dire vai verso il meleto in Trentino o lungo il vitigno in Franciacorta!! Ad ogni modo provo a percorrere il bordo campo sia a destra che a sinistra per un buon 300 metri senza però trovare traccia della giusta direzione. Le proprietà private e le coltivazioni sono un grande problema sul tracciato della Via Francigena. Mi viene in soccorso l’abbaiare dei cani presso un casolare che avevo precedentemente superato e che indica il sopraggiungere di altre persone. Infatti dopo 15 minuti arrivano tutti gli altri tre pellegrini e dopo un consulto si decide insieme di prendere a destra. Scelta azzeccata. Dopo 20 minuti di navigazione a vista siamo giunti sull’aia di una fattoria ed in prossimità di un segnavia. Giorgio riparte a grandi falcate per macinare la sua dose settimanale di Francigena; non lo vedrò più. Con gli altri proseguiamo piano piano, facendo soste ed incontri. Curioso quello con un signore presso Pancole che ci richiama e ferma dal suo giardino per comunicarci che abbiamo “davanti” un pellegrino di Piacenza, ad un giorno una squadra di boy-scout, a due una coppia di francesi ed un americano, …e così via. Ci illustra la sua passione per la Francigena ed i pellegrini, famosi e meno, di cui annota il passaggio su un registro. Oggi scriverà che sono transitati tre bresciani…..e così anche noi passeremo alla storia!
    Altra breve sosta al Santuario di Pancole. Io sono preoccupato non avendo ancora trovato una sistemazione per la notte per cui quando i miei compagni decidono di deviare per la Pieve di Cellole io opto per proseguire subito per S. Gimignano ed oltre. Loro hanno intenzione di fermarsi lì, fare ancora un paio di tappe e poi tornarsene a casa. Non vedrò più neppure loro.
    San Gimignano è riconoscibile da lontano per la sua caratteristica sky-line e da vicino per la fiumana di turisti che ne percorrono le viuzze. Un impatto traumatico dopo alcuni giorni di quasi deserto. O forse è solamente perché non mi sento bene. Approfitto di una Misericordia che si affaccia sulla via principale e mi faccio visitare. Tutto regolare, solo forse i postumi di ieri. Ne approfitto per pranzare e la ricarica di calorie mi rimette in sesto.
    Riprendo anche il giro di telefonate per cercare un posto dove trascorrere la notte. Infatti, nonostante le numerose telefonate, tutti i contatti segnalati dalla guida di Monica ed altri in mio possesso, risultano pieni o non più disponibili all’accoglienza dei pellegrini. Ognuno, dietro insistenza per avere aiuto, mi indirizza altrove e finalmente riesco a trovare a Colle Val d’Elsa una sistemazione che, dopo trattativa sul prezzo, accetta di ospitarmi anche se a caro prezzo.
    Il problema è che ora devo affrettarmi perché Colle si trova a circa 20 kilometri. Con il sole a picco e sull’asfalto della SP 1 e poi SP 36, in salita, verso le 17 arrivo in località Le Grazie e chiedo informazioni su dove si trova l’albergo presso cui ho prenotato. Con mia grande sorpresa scopro che ci vogliono altri 3 km per arrivare a Colle Val d’Elsa e altri 6 di stretta e pericolosissima strada provinciale per raggiungere la località Belvedere dove si trova appunto l’omonimo albergo. In un’ora raggiungo ed aggiro dal basso il paese di Colle e mi fermo presso la stazione degli autobus intenzionato ad usufruirne per evitare gli ultimi 4 kilometri di pericolosa provinciale e perché ho finito la benzina. Nell’attesa faccio quattro chiacchiere con un’anziana signora che si informa del mio pellegrinaggio. Ha una parlantina veloce ed un accento marcato e modi spicci. Quando l’autobus transita apprendo che questa corsa non effettua la fermata a Belvedere. Mi rassegno ad attendere quella delle 20 ma interviene la signora anziana che “ordina” all’autista di prendermi a bordo e di lasciarmi al Belvedere. Non ho compreso (in dialetto) cosa gli ha detto ne che autorità avesse, fatto sta che l’autista non ha battuto ciglio…..e non mi ha fatto neppure pagare la, seppur breve, corsa.
    Altra sorpresa: l’albergo Belvedere è una casa padronale del 1700 ristrutturata, con piscina e servita di ogni confort. Ora capisco perché la proprietaria era rimasta piuttosto disorientata quando al telefono mi ero classificato come pellegrino, forse incredula della scelta. Ma adesso sono nella hall, davanti a Lei, probabilmente in uno stato pietoso ai suoi occhi, fatto sta che, senza richiederlo, mi propone un’ulteriore riduzione sul prezzo della camera e mi offre la cena …… in cambio di una preghiera in San Pietro. Il pellegrino non rifiuta mai e ringrazia. Magie del Cammino!.
    La camera matrimoniale arredata con mobili d’epoca, il bagno personale, una visuale eccellente sono un regalo inaspettato ed una panacea per le stanche membra di un affaticato pellegrino. La cena servita all’esterno, nel cortile, tra le pietre rosate e l’ultimo raggio di sole che come una lama fende il mio tavolo, il sommesso parlottio dei raffinati ospiti (tutti stranieri) che si mescola al tubare dei colombi sulla piccionaia, chiudono questa faticosa e tribolata giornata di Cammino. Solo il tempo di alcune telefonate a casa ed ai figli per godermi un poco di frescura nell’ampio parco attorno alla Villa e poi il meritato riposo. Sono nuovamente solo.
    Pensierino della sera:
    Poi si è risolto tutto per il meglio ma quanta difficoltà a trovare alloggio!!Quanto mi perdo di questa Francigena se devo rimanere tutto il giorno in apprensione non sapendo dove troverò riparo alla sera. E’ poi solo di un ricovero, quattro mura ed un tetto, un bagno, ciò di cui il viandante ha bisogno. Il troppo lusso disturba anche. Ma se sistemazioni del genere non ci sono, nel futuro non potranno esserci neppure i pellegrini ma solo turisti sulla via dei Sapori e del Vino.
    Logistica:
    - (S.Gimignano) Convento S.Agostino Tel. 0577-940383/907012 Offerta. Posti:4. E' a disposizione la cappella. Il responsabile è Padre Bryan. Oltre alla credenziale, è gradita la presentazione di una lettera del parroco che sostiene le motivazioni religiose delle persone in pellegrinaggio
    - (San Gimignano) Foresteria Del Monastero San Girolamo Presso Porta San Giacomo , Tel 0577 940573. prezzo:25 euro(con colazione). Posti:32. Le responsabili sono M.re Maddalena e Suor Roberta.

  8. #8
    barabba
    Guest
    18° giorno sabato 9 agosto 2008 COLLE VAL D’ELSA - SIENA km 26
    Fortunatamente la Villa Belvedere si trova in prossimità della SP 5 che porta a Monteriggioni per cui, alla ripartenza, attraversata una grande rotonda, sono subito nella giusta direzione e, fatti pochi km, già lo si vede la in fondo, sul colle, circondato dalle mura circolari. Ci vogliono 2 ore per percorrere il diritto nastro d’asfalto che conduce ai piedi del paese ed una ripida salita per entrare nella piazza principale. Sono le 8 e tutto è ancora avvolto nel silenzio: i locali che si affacciano sulla piazza sono chiusi e tutto è deserto. Avvolto e colpito da quest’atmosfera ovattata e magica che solo i luoghi da cui traspare la storia sanno evocare, rimango un’ora seduto su di una panchina a fantasticare su come doveva essere la vita in questo borgo fortificato di 700 anni fa. L’arrivo di turisti e la riapertura dei locali mi riportano alla realtà e mi permette di fare un’abbondante colazione. Esco dalla Porta Franca e mi dirigo a sud verso le colline che precedono Siena. E’ tutto un salire e scendere, fortunatamente su sterrate e sentieri ombreggiati. Vedo, distanti, davanti a me una coppia di viandanti con zaino e per un tratto li seguo con lo sguardo. Arrivato in prossimità di un bivio mi rendo conto che hanno preso un’altra direzione ma poco dopo li vedo ritornare sui loro passi alla ricerca del pellegrinetto giallo e della freccia bianca, e gli indico la direzione giusta. Sono Giovanni e Lucina di Varese, partiti da Castellina Scalo per cui alla loro prima tappa della prima esperienza di pellegrinaggio e ancora non avvezzi nella individuazione della segnaletica. Facciamo conoscenza e decidiamo di proseguire insieme alla volta di Siena. Transitiamo attraverso un fitto bosco, saliamo e ridiscendiamo alcune colline, godiamo della vista del castello della Chiocciola ed arriviamo presso una grande spianata (Pian del Lago) utilizzata anche come pista di atterraggio per aerei da turismo. La sinergia con i due compagni di viaggio è perfetta: loro avevano bisogno di qualcuno che li rassicurasse sull’itinerario (bhe, non ho fatto altro che seguire la segnaletica o la logica!), io sentivo la necessità di scambiare quattro chiacchiere. Strano perché nella vita quotidiana sono uno di poche parole e non sento molto il bisogno di socializzare. Un orso, insomma!
    La magia del Cammino è anche questa:nuove situazioni, nuove esigenze, nuove risposte.
    Ora la strada verso Siena è tutta su asfalto ed in salita e percorre la lunga periferia della città sotto un sole cocente. Quando raggiungiamo un bar la sosta è d’obbligo per rinfrescarci un poco. Acquistiamo della frutta che consumiamo lungo il tragitto verso piazza S. Girolamo dalle suore della Carità di S. Vincenzo, dove entrambi avevamo trovato ospitalità. L’accoglienza di Suor Ginetta e suor Geresita è pari alla loro fama e dopo esserci sistemati, lavati e rassettati, facciamo un po’ i turisti in questa splendida città. A sera si cena in un locale scelto dai miei compagni e la serata trascorre piacevolmente fino all’orario pattuito con le suore per il rientro. Domani si camminerà insieme per un buon tratto.
    Pensierino della sera:
    Logistica:
    Cena: Ristorante a due passi dall’Ostello, 17 euro
    Pernottamento: Suore della Carità di S. Vincenzo, Pzza. S. Girolamo (600 mt prima di Porta Romana) Sr Ginetta e Sr Teresita tel. 0577-21271, letto, doccia calda e possibilità di stendere il bucato. Offerta.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Castello di Monteriggioni) Casa per Ferie Santa Maria Assunta Struttura ricettiva rinnovata e confortevole, adatta per vacanze di famiglie con figli. Possibilità di usura la chiesa parrocchiale per momenti di preghiera e liturgie. Preferibilmente per famiglie e piccoli gruppi (max 18 persone). Autogestione Piazza Roma, 23 -Monteriggioni Don Doriano tel. e fax 0577/304214 - 335 6651581 Leda (Ufficio Turistico) 328 9009134. prezzo: 15€ con credenziale senza biancheria; 20€ senza credenziale (senza biancheria), 30€ senza credenziale (con biancheria). Posti:20. Appartamento grande: cinque camere con 16+2 posti; 4 bagni con doccia, cucina, soggiorno, sala lettura, tv e lavatrice. Ampio giardino. Suite-miniappartamento: 2posti 1-2 camere con sacchi a pelo (da 5-18 posti). Autogestione intero appartamento grande: 300€ a notte (inverno: supplemento riscaldamento) Su richiesta: kit biancheria euro 7 Uso parziale casa: camera doppia con bagno 65-70€ a notte con biancheria
    - (Castellina Scalo - Monteriggioni) Parrocchia di Cristo Re Piazza Cristo Re, 1- Piazza Cristo Re, 1- A 900 m da Monteriggioni (Castellina Scalo) Tel. 0577-304214 oppure 335-6651581 offerta. Il responsabile è Don Doriano Carraro
    - (Monteriggioni) Pieve di San Michele a Rencine La struttura è situata a circa 3 km da Monteriggioni Il responsabile è Don Doriano Tel 0577 347744; 0039 335 6651581. prezzo: 12 euro. Posti:40. Camere con letti a castello, servizi, cucina in autogestione. E' a disposizione la cappella.
    - (Sant Antonio al Bosco): Casa canonica Sandro Carboni 057745.695 (telef prima)
    - (Monteriggioni): Presso la Casa Famiglia del Podere "Il Santo"Il podere è ubicato a 600 m. da Monteriggioni, seguendo un sentiero che parte dalle mura. Telefono responsabile: Piero Bernardi 0577/304469 (orario ufficio) e 335/5652091, oppure Piero Morini 335/6677922.
    - (Monteriggioni) Seminario Vescovile Via Montearioso 35, Tel 0577 587011 E' prevista l'accoglienza per grandi gruppi. E' a disposizione la cappella. No uso cucina.
    - (Siena) Caritas Via della Diana, 4 Tel. 0577 280643 gratuito. Posti:8
    - (Siena) Ostello della Gioventù Guidoriccio Via Fiorentina 89 , loc. Lo Stellino -Siena Tel. 0577 52212. prezzo:14€. Post:100 Alimenti e bevande; mensa e bar. 16€ con colazione; pasto al ristorante 10€ (tessera AIG)
    - (Siena) S. Benedetto (casa per ferie) Via Bologna, 3 Tel. 0577 595023 posti:13
    - (Siena) S.Regina Via Bianca Piccolomini, 6 Tel. 0577 221206. prezzo:25€ camera singola; 40€ camera doppia. posti:59.



    19° giorno domenica 10 agosto 2008 SIENA – PONTE D’ARBIA km 25
    Partenza alle ore 6,00 passando sotto l’arco di Porta Romana e per vie minori asfaltate, poco trafficate e molto panoramiche fino alla Fattoria Renaccio. La strada costeggia vaste zone dedicate a maneggio dove vengono custoditi i cavalli che si cimenteranno a breve nel Palio. Il proseguo del tracciato verso Isola d’Arbia non è così ben segnalato come il precedente a causa delle coltivazioni (e degli agricoltori) che si sono “mangiate” dei pezzi di Via. Specialmente nell’ultimo tratto bisogna “navigare a vista” tenendo come riferimento i binari ferroviari e la stazione di Isola. Breve sosta, prima di uscire dal paese, per un panino e per fare rifornimento d’acqua. La giornata è molto calda ed il sole non concede tregua. Ce ne rendiamo conto un’ora dopo sulla sommità di un’alta collina totalmente brulla che permette una visuale a 360°. Tutt’intorno è un susseguirsi di avvallamenti e colline senza vegetazione. Solo pochi appezzamenti presentano coltivazioni di girasoli. La maggior parte è accoglie numerosi rotoloni di paglia che attendono di essere portati a ricovero sotto immense tettoie che punteggiano qua e là il panorama. E’ la zona delle famose Crete Senesi. Il colore predominante è il giallo delle stoppie intervallato da varie tonalità tra il grigio ed il marrone a seconda di quando gli appezzamenti sono stati arati. Forse la stagione migliore per apprezzare la dolcezza di queste colline è la tarda primavera quando, mi immagino, a farla da padroni saranno l’oro delle spighe ed il verde del foraggio punteggiato dal rosso dei papaveri. Ora il fascino è quello di una terra sfruttata, incartapecorita dalle stoppie, riarsa da un sole battente e dalla cronica mancanza d’acqua. Il fascino del vissuto. La in fondo si vede la Gancia di Cuna, granaio fortificato della medioevale potenza senese. La raggiungiamo e sostiamo fra il gruppo di case che ne costituisce l’attuale agglomerato. Riprendiamo tra saliscendi poco impegnativi ma rompi-gambe e salite più erte sotto un sole implacabile seguendo quello che viene indicato come sentiero 500 dal CAI ma che non sempre, ai bivi o trivi è prontamente segnalato. Le ore trascorrono e mi sorge un dubbio: o andiamo pianissimo, o le distanze indicate dalla guida non sono corrispondenti. La situazione si aggrava quando, al termine di una lunga, polverosa, erta salita (oserei dire 45° di pendenza) invece di prendere a dx in ulteriore salita su asfalto sbagliamo scendendo a sx seguendo le indicazioni per Linciano e non Quinciano come era corretto fare. Quando ce ne siamo resi conto, giù in fondo alla valletta, lo sconforto è stato grande e ci siamo fermati a riprendere le forze sotto una quercia. Cosa mai capitata, mi sono gettato a terra e sono sprofondato subito in un sonno profondo. Colpa della fatica o di un’insolazione non so, fatto sta che ho dormito per mezz’ora ed ora, a parte l’indolenzimento, sono pronto a ripartire e risalire la china impropriamente abbandonata. Riguadagniamo il crinale e scendiamo dalla parte opposta dove inizia un lungo tratto su sentiero stretto fra campi di girasoli e binari della ferrovia. Il caldo è veramente afoso. Giovanni lo soffre molto e si attarda spesso. Lucina, di carnagione chiara, mostra sulla pelle i segni di preoccupanti arrossamenti. Questo tratto è un calvario per i miei compagni pellegrini. Divido con loro la poca acqua rimasta, Arriviamo a Ponte d’Arbia alle 17 ed il primo bar del paese ci permette di riequilibrare il nostro patrimonio idrico ed anche di rimetterci in forze. Io sono praticamente arrivato perché nei giorni scorsi avevo trovato ospitalità presso il centro Cresti di Ponte mentre i miei compagni hanno ancora 4 kilometri fino a Buonconvento dove a loro volta avevano già concordato l’ospitalità. Ci lasciamo a malincuore perché abbiamo trascorso insieme una bella giornata anche se non scevra di imprevisti e difficoltà. Ma si sa, sono queste le cose che cementano i rapporti. Ci si saluta con l’appuntamento a domani mattina in piazza a Buonconvento dove li raggiungerò di buon’ora. Proseguo da solo sulla Cassia per alcune centinaia di metri e, subito dopo il ponte, all’uscita del paese, trovo l’ostello. Telefono ai responsabili (famiglia Lotti) ed ho l’indicazione di dove si trova la chiave e la rassicurazione che verranno a farmi visita. Si tratta di una vecchia ma funzionale casa attrezzata per l’accoglienza di gruppi anche numerosi, ma questa sera sarò (guarda caso!!) l’unico ospite e dovrò accontentarmi di una doccia fredda perché lo scaldabagno è guasto. Dopo aver completato tutta la “routine” del pellegrino esco alla ricerca di una chiesa per la S. Messa ma senza esito. Incontro però i coniugi Lotti e con loro faccio quattro chiacchiere sul servizio che svolgono, sul pellegrinaggio e sullo stato della Via. Mi riferiscono che gli scout del luogo provvederanno nei mesi di settembre/ottobre a risegnare il percorso nella zona delle Crete Senesi A sera ceno nel ristorante che si trova proprio di fronte all’Ostello e poi a letto subito.
    Pensierino della sera:
    Logistica:
    Cena: ristorante di fronte al Centro, 17 euro
    Pernottamento: Centro Cresti, referente Famiglia Lotti (Patrizia) tel. 0577-370096, letto, doccia calda e possibilità di stendere il bucato. Offerta.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Monteroni d’Arbia): Casa di Accoglienza Parrocchia di 5. Giusto e 5. Donato - Via Roma, 13 Don Roberto Pialli — tel. 05773751.52
    - (Monteroni) Bella Napoli Via Roma, 351 tel. 0577- 375225. prezzo:20€ camera singola; 34€ camera doppia. Posti:15. 9€ : pasto prezzo fisso (primo, secondo, contorno e acqua).

  9. #9
    barabba
    Guest
    20° giorno lunedì 11 agosto 2008 PONTE D’ARBIA – SAN QUIRICO D’ORCIA km 22
    La Strada Statale 2, altrimenti detta Via Cassia, è un nastro d’asfalto ad alta densità di traffico che da alcuni giorni mi si è fatta compagna discreta. Infatti il percorso segnalato sulla guida le serpeggia attorno evitando di percorrerla per far procedere il pellegrino in sicurezza, a volte anche a scapito della veridicità storica ed a prezzo di qualche kilometro in più. C’è una Cassia Nuova ed una Vecchia. Quest’ultima per la maggior parte è stata riconquistata dalla vegetazione ed il suo asfalto sconnesso trasformato in ciottoli è patria del viandante appiedato. Quella Nuova rappresenta una rassicurante direttrice per chi è diretto a Roma ma anche, specialmente in alcune ore ed in prossimità dei centri abitati, un inferno per il povero pellegrino che si vede costretto a procedere al di la della banchina tra l’erba alta e lo sporco, con le auto che provengono in senso contrario a forte velocità ed i Tir che al loro passaggio creano una scia in cui è facile essere risucchiati (zaino compreso!). Questa notte la Cassia mi ha fatto “compagnia”. Il Centro Cresti si trova proprio sul lato sinistro della trafficata via ed il caso ha voluto che il letto scelto da me fosse a ridosso del muro confinante con la strada. Praticamente avevo i Tir che mi passavano a meno di 2 metri. Invece di contare le pecore ho contato i Tir!
    Per questo alle 5 già ero in piedi, colazione fatta, e pronto a raggiungere Buonconvento.
    Un’ora circa e sono nella piazza del paese in attesa dei miei amici pellegrini. Quando mi raggiungono andiamo a fare colazione in un bar e più tardi acquistiamo il necessario per la giornata……e moltissima acqua.
    Usciti dal paese siamo costretti a percorrere alcuni kilometri a bordo strada della Cassia prima di prendere una deviazione per Torrentieri. La strada è molto panoramica e possiamo osservare sulla nostra destra Montalcino e sullo sfondo l’Amiata. Oltre Torrentieri si sale e si scende dalle colline con la Cassia Vecchia. A mezzogiorno ci si ferma in un campo, sotto una quercia secolare per il pasto. Davanti a noi un susseguirsi di colline con relativo casolare sul culmine. File di cipressi a delinearne il crinale. Un trattore all’opera si arrampica sulle pendici ed il rumore dello sforzo che compie giunge, attraverso la valle, fino a noi. Se mai avevo fantasticato su ciò che avrei potuto trovare sulla via di pellegrinaggio, questo quadro agreste è ora qui, reale, davanti a me, ed è stupendo. La sosta si prolunga all’inverosimile: probabilmente anche i miei compagni vogliono godere fino all’ultimo di questo spettacolo e di questa pace. Ma c’è un tempo anche per pellegrinare. La marcia prosegue in discesa verso il fondovalle fino ad arrivare a San Quirico d’Orcia dove tutti abbiamo trovato ospitalità presso la Collegiata. Ci ospita Don Gianni, occupatissimo e dinamico sacerdote impegnato prevalentemente con i giovani. Dopo i riti di fine tappa a cui il pellegrino non può sottrarsi usciamo tutti e tre per visitare il paese. Giovanni e Lucina apprezzano molto più di me l’architettura, l’arte e le vestigia del passato che abbondano sulla Via. Io mi emoziono con i panorami e gli incontri con le persone. Dagli spalti della cinta muraria di San Quirico e rivolgendosi a sud ammiriamo un paesaggio stupendo: colline e colline che si susseguono fino all’orizzonte, di tutti i colori, dal giallo al nero passando per tutte le tonalità del marrone. La in fondo, a trenta kilometri, proprio diritto davanti a noi si staglia l’unica altura elevata della zona su cui sorge Radicofani, meta della camminata di domani. Poi vado a messa, officiata da Don Gianni e seguo con interesse le riflessioni di un sacerdote che pocanzi ho incontrato in tutt’altro contesto: pantaloncini corti, sigaretta in bocca, all’interno di una sala giochi. C’è ancora chi crede che si è missionari solo se si va oltre oceano!
    Fuori di chiesa, su una panchina, attendo di rincontrare Giovanni e Lucina. La “miglior gioventù” (dai 70 anni in poi) del paese è radunata tutta qui, in questo parchetto su un lato della Collegiata. Si interessano dell’ospite e del pellegrinare ma è tutta una scusa per raccontarsi. Queste sono le opere d’arte più interessanti di questa Via: la vita “vissuta” e pennellata a forza di aneddoti sulla grande tela dell’esistenza. E, come il visitatore di un museo cerca di “sentire” ciò che l’artista voleva comunicare, così il pellegrino ascolta e si sente partecipe del grande viaggio dell’umanità tutta.
    La serata si conclude con l’ ottima cena in un ristorante sulla via principale del paese. A tavola, i miei compagni pellegrini mi chiedono di Santiago ed io sono ben contento di parlarne, come sempre in termini entusiastici. Questi pochi giorni sulla Francigena rappresentano per loro il battesimo della strada e conoscono pochissimo del “mondo pellegrino” ma gli e lo si legge negli occhi che già sono stati conquistati da questo stile di vita, così semplice ma così ricco di piacevoli scoperte. In quali altre circostanze, dei perfetti sconosciuti fino a pochi giorni fa, si ritroverebbero attorno ad un tavolo a parlare con il cuore in mano?
    Pensierino della sera:
    Esistono dei Cammini e dei Pellegrini che li percorrono. Ci sono coloro per cui la meta è la fine del viaggio e coloro che del viaggio ne hanno fatto un mezzo. Ci sono coloro che arrivano tali e quali come sono partiti e coloro che non si considerano mai arrivati. Perennemente in ricerca, perennemente in Cammino. Grave rischio quello di mettersi in Cammino con atteggiamento di disponibilità a cogliere ciò che l’esperienza vorrà donarci!. Si rischia di ammalarsi. Di ammalarsi di strada. Il virus del Cammino quando si insinua non si riesce più a stare fermi. E’ necessario pellegrinare almeno una volta all’anno e nel restante periodo pensare alla sua organizzazione. Quando si arriva alla meta tanto agognata già si pensa al successivo. E’ un virus “buono”, di quelli che sviluppano gli anticorpi contro l’apatia, la rassegnazione, l’isolamento, l’egoismo. Chi ne è stato contagiato prova un’irrefrenabile desiderio di trasmetterlo ad altri perché, si pensa, chiunque ne può trovare giovamento. A volte, per chi ne è venuto in contatto, i sintomi del contagio non si evidenziano subito ma il virus rimane latente e la sintomatologia potrà manifestarsi anche a distanza di anni.
    Dopo questa sera credo proprio che Giovanni e Lucina andranno a Santiago. Prima o poi. Magari Loro non lo sanno ancora, ma è inevitabile.
    Logistica:
    Cena: ristorante del paese, 18 euro
    Pernottamento: Collegiata, via Dante Alighieri, Don Gianni tel. 0577-897236. letto, doccia calda senza possibilità di stendere il bucato (ingegnarsi lungo le scale!). Viene richiesta una quota di 10 euro.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Buonconvento) Parrocchia di S.Pietro e Paolo Via del sole, 13 Don Claudio Rosi Tel. 0577-806089 / 3333097138 gratuito. Posti:10 (2 posti letto e 2 stanze per sacchi a pelo)
    - (Torrenieri) Parrocchia di S.Maria Maddalena Casa di ospitalità con letti Via San Giovanni, 4 Tel. 0577-834138 prezzo:25 euro. Posti:15. Il responsabile è Don Sergio Soldini. Uso della cucina e della cappella
    - (San Quirico Orcia) Collegiata Maramai- Sra Lucrezia Piazza Chigi, 18 Tel 0577-897278 / 897587 Cell 347/7748732. prezzo:9-14€ camera singola. Posti:30. E' a disposizione la Cucina
    - (San Quirico d'Orcia) Bisdomini Mariella -Affittacamere Via Dante Alighieri n° 49 Tel. 0577 897677 prezzo:30€ singola, 45€ doppia. Camere:5. posti:9
    - (San Quirico d'Orcia) Sisani Maria Alessandra - Affittacamere Insegna “Il cedro” Via dei Canneti 27 - San Quirico d’Orcia Tel. 0577 897526 Cell 393 9796251. prezzo: 25 euro. Camere:5. posti:8(gli esercizi di affittacamere sono tutti senza somministrazione). Colazione inclusa
    21° giorno martedì 12 agosto 2008 SAN QUIRICO D’ORCIA – RADICOFANI km 29
    Questa mattina mi sono alzato con il pensiero fisso a quel tronco di cono su cui poggia Radicofani distante 30 km. So che oggi sarà una tappa faticosa che mi farà attraversare tutta la Val d’Orcia ma che mi permetterà di godere di scenari indimenticabili, in un paesaggio da film. Il primo dei quali lo scopro a Vignoni Alta attraverso la visuale che si osserva affacciandosi alla Porta est con il tronco di vulcano di Radicofani sullo sfondo (una cartolina!). Poi, appena più in basso, Bagno Vignoni, con la sua caratteristica e rinomata piazza d’acqua. Praticamente una grande vasca di acqua termale contornata da abitazioni ed alberghi. Luoghi contemplati nelle prime ore del giorno quando ancora tutto è sospeso tra chiaro e scuro, riposo ed attività, pace e frenesia. Meritano una sosta prolungata in altra occasione. Il segnavia manda sulla Cassia che percorro per circa 7 kilometri fino a Gallina. La statale è larga ed i veicoli la percorrono a forte velocità. La banchina a bordo strada permette di procedere in tranquillità prestando attenzione nelle ampie curve. Al bar del paese facciamo colazione e scorta abbondante di acqua e cibo perché poi sarà solo “il nulla” fino a fine tappa. In effetti una volta imboccato un tratturo sulla destra si ripropone il paesaggio di ieri: colline e colline argillose, coltivate e non, pochi casolari, alta vegetazione inesistente, deserto e solitudine. Una piccola cappella ormai soffocata dai rovi (Le Briccole) è testimone di un passato glorioso che ha visto transitare in questo luogo Matilde di Canossa e S. Francesco e numerosi pellegrini che trovavano rifugio nell’annesso ospitale. Si prosegue su sentieri a volta marcati che risalgono chine e si perdono in campi di stoppie dove solo deboli tracce indicano la direzione. Si superano piccoli guadi che attualmente sono piccoli avvallamenti ma che possono rappresentare impegnativi ostacoli in altre stagioni. Un grande ostacolo invece ci si para davanti improvviso e con fare minaccioso. E’ un cane pastore maremmano che ringhia ed abbaia in modo furioso e ci impedisce di proseguire. La inaspettata apparizione non mi ha dato neppure il tempo di afferrare i bastoncini a mo di difesa. Si dimostra molto aggressivo e crea il panico, specialmente in Lucina che si aggrappa e tenta di farsi scudo con il corpo del cognato.
    Da parte mia ho le ginocchia che fanno Giacomo/Giacomo. Scorgiamo appena più avanti, tra bassi e rinsecchiti arbusti un gregge di pecore al pascolo di cui probabilmente ne è il guardiano. In questi casi non ci sono alternative: girare al largo nel tentativo di aggirare l’ostacolo. L’operazione si dimostra alquanto problematica perché il maremmano ci costringe ad un lungo e largo giro su per il versante collinare quasi fino a perdere di vista la traccia del sentiero. Ogni volta che tentiamo la discesa arrivano in suo soccorso altri quattro cani di cui uno di taglia maggiore e molto più determinato ad azzannare. Solo quando non ci considerano più un pericolo per il gregge abbandonano i loro intenti minacciosi e trotterellando ritornano verso il fondo della piccola valletta. Piuttosto scossi e molto guardinghi, a nostra volta riguadagniamo la giusta direzione imprecando non poco contro chi ha lasciato “incustoditi” i custodi del gregge. Solo quando raggiungiamo la Vecchia Cassia ci sentiamo un poco più tranquilli. Proseguendo in perfetta solitudine e sotto un sole che non concede tregua, giungiamo nei pressi dell’ antica Stazione di Posta di Ricorsi dove, dopo la pausa pranzo a ridosso di alcuni rovi che forniscono una parvenza d’ombra, imbocchiamo la Cassia alla ricerca della deviazione per Radicofani. Circa 1,5 km dopo prendiamo sulla sinistra una strada asfaltata che ci condurrà fino al paese. L’ascesa, di circa una decina di kilometri, è stata interminabile a causa del sole a picco. Solo un forte vento, specialmente lungo i viadotti, ha mitigato un poco la calura ed ha supplito alla mancanza d’acqua (da tutti terminata da un bel po’!). Le numerose soste e le incitazioni vicendevoli a proseguire ci hanno permesso di arrivare alla meta verso le 18. Nutro forti dubbi sul kilometraggio indicato dalle guide per questa tappa!
    I miei compagni avevano prenotato l’ospitalità presso Don Elia, il parroco del paese. Io avevo intenzione di rivolgermi presso l’Ospitale della Confraternita di S. Giacomo, da poco aperto. Lascio Giovanni e Lucina presso un bar dove avevamo dato appagamento alla sete patita e vado alla ricerca del rifugio. Lo trovo subito nella via principale (insegna sulla porta) ed è collocato, manco a dirlo, all’ultimo piano. Mi accoglie Elena, bolzanina doc, vulcanica ed intraprendente ospitalera della Confraternita. Poco dopo Giovanni e Lucina bussano alla porta: Don Elia li ha indirizzati qui, segno della collaborazione reciproca tra parrocchia e volontariato. Elena ci spiega come funziona l’ospitale e stabiliamo subito di cenare tutti insieme. Una doccia nel piccolo bagno, il bucato di rito e poi….tanto tempo per parlare. Finalmente un po’ di condivisione; quello di cui questa Francigena è deficitaria. Meno male che c’è la Confraternita di Perugia che in stile S. Nicolas ha impiantato questo rifugio sulla via di casa. Con Elena parliamo degli amici comuni in Confraternita, dei prossimi programmi, dei pellegrinaggi passati, della vita dell’ospitalero, dei pellegrini, del futuro della Francigena. Il tempo trascorre veloce mentre Elena si affaccenda attorno ai fornelli e noi contribuiamo per quel che possiamo (in realtà poco!). Elena è una gran cuoca e poi…..la cena è sempre ottima quando i commensali si stringono attorno al tavolo in amicizia.
    Segue il rito della lavanda dei piedi: Elena lo spiega a Giovanni e Lucina e poi, mantella e caraffa, procede.
    Poi c’è tempo anche per un breve giro per il paese: merita e mi ripropongo di tornarci..magari in compagnia.
    Pensierino della sera: Cammino di Santiago a San Nicolás de Puente Fitero.
    Logistica:
    Cena: nell’ostello, preparata dall’hospitalera
    Pernottamento: Spedale di S. Pietro e Giacomo gestito dai volontari della Confraternita di S. Jacopo di Compostella. NON SI TELEFONA (non c’è telefono) MA SI ARRIVA DIRETTAMENTE ALLA PORTA E SI BUSSA. letto, doccia calda e possibilità di stendere il bucato. Si cena in comunità. Offerta.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Radicofani) Casa d'accoglienza Via del Teatro, 2 Don Elia tel. 0578-55614 Gratuito. Posti:5. Sono disponibili alcune brandine. Ospitalità spartana ma cordiale. (Don Elia ed i volontari della Confraternità provvedono in team ai pellegrini).
    - (Radicofani) Torre Tel. 0578-55943. prezzo:30€ camera singola; 50€ camera doppia. Posti:20. E' chiuso il Giovedi 14€ : Pasto prezzo fisso

  10. #10
    barabba
    Guest
    22° giorno mercoledì 13 agosto 2008 RADICOFANI – ACQUAPENDENTE km 24
    Giovanni e Lucina hanno voluto anticipare la sveglia per fare gli ultimi metri di Cammino insieme. Ci salutiamo alla Porta in uscita dal paese: Loro prenderanno un autobus verso l’Umbria, io mi incamminerò in direzione Lazio. Anche se i giorni in cui abbiamo camminato fianco a fianco sono stati relativamente pochi ne è nata comunque un’amicizia che è possibile solo sul Cammino e quando gli amici si lasciano c’è sempre un poco di commozione. Mi ringraziano per averli accompagnati ed aver indicato loro la strada. Mi schernisco, dato che ho un senso dell’orientamento che fa acqua da tutte le parti….poi penso (o mi piace pensarlo) di averli aiutati ad aprire una finestra su se stessi. Chissà!.
    Ora giù, verso Ponte a Rigo, tutta discesa su una carreggia di crinale, giù verso il Paglia, fiume di confine e ulteriore ostacolo per gli antichi pellegrini…con alle spalle Radicofani e la sua Rocca ancora avvolta in nuvole basse. Incontro numerose greggi, alcune con cani da guardia che non mancano di farmi sapere che è meglio stare alla larga, altre con pastori che le stanno conducendo su nuovi pascoli. Quelli con i quali mi sono fermato a parlare sono tutti stranieri, slavi per lo più. Ponte a Rigo è solo una chiesetta, due abitazioni, un bar (chiuso) e due containers che fungono da ricovero per i pellegrini. Qui incrocio e riprendo a sinistra la Cassia. Cammino sul ciglio della strada ed in alternativa, alcune volte, su campestri tra la strada ed il fiume fino a Ponte Gregoriano. Subito dopo, all’altezza della deviazione per Proceno, imbocco una stretta stradina asfaltata (la Cassia Vecchia) in decisa salita che in due ore mi conduce alle porte di Acquapendente. Qualche difficoltà per trovare Casa Lazzaro che si trova dall’altra parte del paese, attraversata la Cassia, arrampicata in alto, al termine di una Via Crucis a dominare la cittadina. Si tratta infatti di un antico convento ora gestito da una piccola comunità di suore e famiglie di laici che fanno vita comune e offrono sostegno a coloro che si trovano in situazioni di disagio. Il mio ricovero per questa sera è una piccolissima celletta con una proporzionata finestrella che da su un cortile interno. Infissi e vetri risentono dell’incuria del tempo. Un lungo corridoio di accesso alle celle è preso d’infilata dal vento che entra da una porta-finestra che non si riesce a chiudere. Al piano inferiore la cucina a disposizione è nelle stesse condizioni. Così anche il refettorio e gli altri ampi spazi. Ci sono tracce del passaggio recente di gruppi organizzati. Tutto sembra sospeso nel tempo e penso a quando questo luogo doveva risuonare delle preghiere, dei canti, delle voci di suore e novizie. Penso a come la società cambia….penso al vuoto che ci sta attorno….penso a coloro che cercano di colmarlo in modo nuovo donando parte della loro vita per gli altri. Grazie Suor Amelia. Per la cena ridiscendo in paese e la consumo velocemente all’esterno di un ristorante assordato dalla musica (un bel coraggio a chiamarla così!) proveniente da una rassegna di complessi rock nella piazza centrale. Meglio rifugiarsi sul monte, tra le mura del convento, nell’angusta celletta dove gli unici rumori consentiti sono quelli generati dal vento che si insinua tra gli infissi e dai tarli che banchettano con gli ultimi residui del passato. Sono l’unico ospite. Sono solo.
    Due righe sul diario e poi…buio.
    Pensierino della sera: essenzialità
    Logistica:
    Cena: ristorante del paese, 16 euro
    Pernottamento: Associazione Casa Lazzaro, via Cappuccini, Sr Amelia, tel. 0763-730177, letto, doccia calda e possibilità di stendere il bucato
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Ponte a Rigo) - Villa S.Ermanno - S.S. Cassia km 144,2 - Ponte a Rigo, letti, 1 bagno con doccia ed acqua calda, eventuale uso cucina, offerta libera. L'accoglienza è possibile tutti i giorni previa telefonata (possibilmente con il solito giorno di anticipo) a Giulio Geronzi, 329-164.45.01.
    - (Ponte a Rigo) –in containers - Telefonare al Consorzio Agrario, sig. Leonello Toccaceli, 0578 – 50066 opp. 0578 – 50016
    - (Ponte a Rigo,) Parrocchia - Caritas Diocesana Via Cassia Don Piero Barbieri tel. 0578-53628 -339-8999610 posti:16
    - (Acquapendente) La casa del pellegrino" Via Roma Tel 339 8499965 Offerta. Posti:13. Il responsabile è il Parroco Don Luigi, che ha istituito "La casa del pellegrino". Locali sopra la chiesa di S. Caterina. - offerta). E' a disposizione la Cappella . Apertura Maggio-Ottobre. Convenzione con vicina trattoria per il "pasto del pellegrino".
    - (Acquapendente) La Ripa Via Cesare Battisti,61 - tel. 0763-730136. prezzo:20€ camera singola; 40€ camera doppia. Posti:25. E' Chiuso il Giovedì. 12€ pasto prezzo fisso. Colazione inclusa
    - (Acquapendente) Toscana Via Nazaro Sauro Tel. 0763-711220. prezzo:35€ camera singola ; 50€ camera doppia. Posti: 10. 13€ : Pasto prezzo fisso. Colazione non compresa



    23° giorno giovedì 14 agosto 2008 ACQUAPENDENTE – BOLSENA km 20
    Notte insonne a causa di problemi alla circolazione sanguigna alle estremità che mi provoca un formicolio ai piedi. La cella, claustrofobica, non ha certamente aiutato a rilassarsi. Morale: poche ore di sonno!. Quando albeggia pongo fine a questa tortura e preparo il tutto per affrontare una nuova giornata. Quando lascio Casa Lazzaro, un cane fuori dal portone, fa sapere a tutta Acquapendente che il pellegrino sta partendo. Seguo le indicazioni della guida fino a S. Lorenzo Nuovo costringendomi a continui ghirigori tra i campi al fine di evitare la Cassia. Lodevole iniziativa degli estensori della guida……ma quanti kilometri in più?
    Qui faccio un’abbondante colazione e alla ripresa, appena oltre il paese, si pone l’alternativa tra la “via alta” indicata dalla guida e quella “bassa” indicata dai segnali bianco/rossi e dai cartelli a sfondo marrone. Due segnali meglio di uno! No? Scelgo la seconda (anche perché è in discesa verso il lago ed è ombreggiata). Dopo 5 km i cartelli marroni spariscono ed i segnali bianchi con la F rossa mi conducono tra canneti fino alla trafficatissima e stretta Cassia. Camminare sul ciglio della strada è un problema perche le sede stradale è molto stretta, le auto sfrecciano veloci ed a volte si è chiusi sulla sinistra dal guard-rail. Del lago nessuna traccia salvo il fatto che so trovarsi alla mia destra a qualche centinaio di metri. Decido di trovare fortuna cercando di avvicinarmi alla sponda nel tentativo di percorrerne il periplo. Sulla destra prendo e percorro un lungo sentiero tra canne che mi porta fino all’acqua ma percorsi alcuni metri mi trovo la via sbarrata da una cancellata. Risalgo sulla Cassia. Nel corso della mattinata riprovo più volte ad avvicinarmi al lago ma, una volta sulla sponda, sempre trovo ostacoli al procedere: divieti di accesso, proprietà private, reti metalliche, barche di traverso. A Bolsena ci arrivo dopo mezzogiorno: esausto, arrabbiato con me stesso e senza ancora sapere dove alloggiare. Questo per aver osato criticare l’operato degli autori della guida sulla prima parte della tappa. Ben mi sta!. A quanti leggeranno questo diario dico: seguite la Via Alta se non volete trovarvi nel pericolo, alle prese con automobili assetate di sangue pellegrino e reti di recinzione in puro stile Lager……e senza mai godere della vista lago. Mi riposo e pranzo al sacco nei giardinetti sul lungolago. Riesco a trovare ospitalità presso le suore Sacramentine, nel centro storico, adiacenti la Basilica che ricorda il famoso miracolo eucaristico (lo stesso del spagnolo O’Cebreiro). Quando ci arrivo vi trovo le tre suore della comunità, piuttosto anziane, affaccendate nella pulizia di quelli che, saprò poi, sono gli ambienti dedicati all’ospitalità. Mi chiedono di pazientare in attesa che i pavimenti si asciughino e mentre aspetto una di loro cade e la soccorro immediatamente. Accorrono anche le altre e dopo le cure del caso mi raccontano di un gruppo numeroso di ragazzi (maschi e femmine) stranieri di varie nazionalità che hanno avuto ospiti per due sere consecutive, che si sono presentati, zaino in spalla, come pellegrini ma che hanno dimostrato un comportamento incivile, facendo chiasso fino a tarda ora (nonostante i loro richiami), approfittando della generosa ospitalità (senza lasciare nè contributo né offerta) e lasciando un lordume indicibile. Quasi piangono a causa del trattamento subito e mi pregano di parlare ai due studenti rimasti (una ragazza danese ed un ragazzo inglese) affinché l’indomani lascino i locali. Li affronto e mi cimento con il poco inglese che conosco, un po’ di globish e con il linguaggio universale dei segni rammentando loro l’etica pellegrina ed in ogni caso il corretto vivere civile. Assicurano che domani se ne andranno. Credo si tratti dello stesso gruppo di studenti stranieri di cui, nei giorni scorsi, avevo avuto notizia per analoghi fatti che, partiti da Lucca e diretti a Roma, percorrono un tratto d’Italia costellato di città d’arte approfittando dei punti d’appoggio per pellegrini per fare una vacanza a basso costo. Ma per questo non ci sono gli Ostelli della Gioventù?
    La generosa disponibilità di una comunità di sole tre suore anziane ha ricevuto un duro colpo. Per quanto ancora saranno disponibili all’accoglienza?
    Più tardi esco per la S. Messa e la visita alla basilica di S. Cristina. Dopo cena rientro e trovo i due stranieri già avvolti e addormentati nei loro sacco a pelo. Ennesima serata in soltudine.

    Pensierino della sera:
    Logistica:
    Cena: ristorante del paese, 21,5 euro
    Pernottamento: Suore del SS Sacramento, Pzza S. Cristina tel. 0761-799058, posto a terra in salone, doccia calda e possibilità di stendere il bucato. Le suore chiedono un contributo minimo di 8 euro comprensivo anche della colazione che offrono al mattino.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate:
    - (Bolsena) Foresteria ex-Convento Santa Maria Del Giglio Via Madonna del Giglio,49 (già 25)- Associazione Culturale Punti di Vista - Tel 0761 799066 prezzo:10-62€. Posti:25. Per il pellegrino: 10€ con sacco a pelo (+3 lenzuola). Stanze singole o doppie. Possibilità di fare la doccia. Per altre camere singole e doppie (con bagno e vista sul lago, o chiostro) il prezzo varia da 17 a 62 €. E' possibile utilizzare la cucina (avvisare anticipatamente)
    - (San Lorenzo Nuovo) Ostello Francigena Via Cassia Vecchia, Tel 0763 7268211. prezzo:30€ singola, 45€ tripla.posti:11, I responsabili sono gli Uffici Comunali
    - (S.Lorenzo Nuovo) Palombra Tel. 0763 727588 prezzo:20€ camera singola; 40€ camera doppia. posti:10
    - (Bolsena) Pensione Italia tel. 0761-799193. prezzo:25€ camera singola; 35€ camera doppia. Posti:24
    - (Bolsena) - Accoglienza, Suore della Misericordia in piazza del Duomo.
    - (Bolsena) - Ostello Comunale Gazzetta, Sig. Mauro, tel. 0761 – 798545. prezzo: 19 euro. Un paio di km prima del paese lungo la via alta. Isolato. Possibilità cena.

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