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Discussione: Ermanno detto ermetismo: diario del cammino portoghese

  1. #11
    barabba
    Guest


    26° giorno lunedì 17/08/09 25^ tappa NEGREIRA – OLVEIROA

    Km da fare: 97,6 Km fatti: 664,4 Strada direttrice:Locali
    Percorso: Negreira…14km….Villaserio….20km…Olveiroa.

    Con Estefania partiamo alle sette ancora con il buio ma solo per poco più di mezzora.
    Tappa lunga ma piacevolissima nei paesaggi e nella compagnia. E’ un continuo alternarsi di salite e discese con prevalenza di asfalto ma su strade secondarie assolutamente prive di traffico. Solo un paio di soste per consumare la colazione ed un panino.
    Siamo proprio una strana coppia: Lei altissima, io piccoletto, longilinea contro sovrappeso, Lei molto loquace alle prese con un orso. Però funziona! E’ vero che devo fare tre passi dei miei per colmare due falcate delle sue e che per l’affanno non riesco a proferire parola però mi compiaccio di questa intelligente e sensibile compagna in questo finale di Cammino.
    Ad Olveiroa hanno fatto la cosa giusta. Hanno ristrutturato l’aldea in funzione dei pellegrini. Oltre all’albergue si può dormire in altre case del piccolo pueblo recuperate ed attrezzate con letti a castello e servizi igienici. Anche gli horrei sono stati convertiti da granai a luoghi per il descanso ed il ricovero dei pellegrini, magari solo al suelo con materassi, ampliando così la capacità ricettiva. L’unico bar, distante e sulla statale, esistente nel 2006 ha ora degni concorrenti e per chi non trova posto nell’albergue c’è un piccolo Hostal con ristorante. Un altro bar/ristorante si trova proprio di fianco all’albergue. Ecco cosa è per la gente locale il Camino: la possibilità del business. Non ci si deve scandalizzare se il fine ultimo è a beneficio del pellegrino. Si potrebbe fare lo stesso su altri Cammini, ed anche su quelli italiani!
    Cena in compagnia di alcuni ragazzi italiani (mi invitano al loro tavolo) che si sono conosciuti sul Cammino ed hanno legato molto tra di loro, tanto che li credevo un unico gruppo. Mi colpisce in particolar modo la vicenda, che ha il sapore d’altri tempi, di un ragazzo di trent’anni in compagnia del fratellino di 11. Veneti, il maggiore, lavora 9 mesi all’anno all’estero, primogenito di numerosi fratelli che al rientro in Italia ritrova il più piccolo dei fratelli bocciato alle medie. E’ un tipino vivace, con poca voglia di studiare, un poco scapestrato. Pur non avendo mai fatto il Cammino, ma avendone sentito parlare come di un’esperienza positiva propone al piccolo di percorrerlo insieme. Mi racconta delle difficoltà iniziali, degli inevitabili scontri ma anche degli intensi momenti di comunione. Più che le parole mi da testimonianza quanto accaduto durante la cena. Alcuni ragazzi del gruppo optano per raggiungere Santiago in autobus e lo propongono al piccolo. Lui guarda il fratello, chiede cosa fare. Il fratello maggiore risponde solo con “E’ il tuo Cammino”. Ho osservato a lungo il piccolo (i lineamenti tradivano l’incertezza) arrovellarsi nella scelta tra la facile via di fuga ed il portare a termine 800 km, poi la decisione di proseguire a piedi. Ho provato felicità per entrambi.
    Logistica:
    Pernottamento: Albergue Municipale, rete Xacobeo, 40 posti, tel. 981 744 001, 3 euro
    Servizi: Bar a La Pena e Villaserio
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate ma segnalate da altri pellegrini:
    *Un hostal (di cui non ricordo il nome) con annesso ristorante.

    27° giorno martedì 18/08/09 26^ tappa OLVEIROA – MUXIA

    Km da fare: 63,6 Km fatti: 698,4 Strada direttrice:Locali
    Percorso: OLveiroa…5km….Hospital….25km…Muxia.

    Parto con Estefania alle 6,45 per fare insieme il primo tratto di 5 km fino al bivio di Hospital dove le nostre strade si divideranno: Lei proseguirà per Finisterre mentre io prenderò la deviazione per Muxia. Le parole che ci scambiamo al momento dell’addio mi riempiono di gioia a testimonianza che nulla accade per caso e che un’incontro è sempre un dono.
    La tappa è veramente bellissima, sempre nel verde e ottimamente segnata. Solo all’uscita da Dumbria, quando si giunge su una statale perpendicolare al percorso non trovo indicazioni. Forse ho mancato una deviazione nell’abitato. Mi viene in soccorso un automobilista che mi da le giuste indicazioni. Si deve prendere la statale a sinistra, percorrerla per 150 metri e subito dopo un ponte a destra, segnato da un mojon senza piastrella, deviare per un sentiero in salita delimitato da muretti a secco. Proseguo su e giù tra dolci colline con paesaggi agresti da cartolina, su stradine asfaltate, sterrati e piste tagliafuoco. L’oceano lo si vede solo quasi a fine tappa. Non supero e non vengo mai superato da nessun pellegrino segno che questo tratto e scelto da pochi ed i più si recano a Muxia solo dopo aver raggiunto Finisterre. Superata l’eremita di San Rouque, in discesa e in uscita dall’ultimo bosco mi trovo improvvisamente davanti l’oceano. Percorro tutta la playa de Espineirido su passerelle di legno e prima di entrare in Muxia salgo a sx all’albergue. Si tratta di una struttura recentissima, molto funzionale e con ampi spazi, persino spropositati rispetto alla capienza di pellegrini ( 32 posti). La struttura viene utilizzata anche per altri scopi (meeting, convegni, mostre, ecc) e l’hospitalero mi dice che a tutt’oggi, ha avuto più di 4000 presenze. Sostiene che è sempre pieno. Mah!. Oggi i posti occupati sono meno della metà e negli ampi locali ci si può giocare a nascondino. In compenso l’hospitalero respinge giustamente coloro che non presentano i selli delle due precedenti località, segno inequivocabile dell’utilizzo del bus. Mi conferma quello che era emerso dai colloqui con altri hospitaleri e cioè che la rete degli Xacobeo (sono 60 in tutta la Galizia, divisi sui vari Cammini) ha optato per la qualità dei servizi offerti al pellegrino piuttosto che per l’accoglienza quantitativa e senza regole degli anni scorsi. Da qui la scelta della rete sulla quota dei 3 euro, del set coprimaterasso e copricuscino, l’osservanza fiscale del numero chiuso, la pulizia dei locali affidata a ditte esterne, la disinfestazione sistematica, misure che dovrebbero garantire un servizio migliore.
    Mi suggerisce per l’indomani di far apporre il sello a Lines per ottenere il posto all’albergue di Finisterre. Dopo essermi sistemato percorro tutto il litorale fino alla punta estrema dove convivono devozione religiosa e misticismo celtico rappresentati dal Santuario delle Virxe de la Barca ed dai megaliti degli antichi riti druidi. Qui secondo la leggenda, la Vergine, a bordo di una barca di pietra, apparve a S. Giacomo per confortarlo nel difficile compito di evangelizzazione delle riottose popolazioni celtiche. Tra l’oceano e la chiesa vi è un enorme monolite, in equilibrio tra altre rocce, che secondo la tradizione rappresenta la barca della Vergine. Nella festa di san Giacomo cento uomini vi salgono sopra e saltano nel tentativo di farla oscillare (come una barca, appunto). Tre anni fa, la troppa foga spaccò in due la pietra e solo grazie ad una nota casa di adesivi la si può ancora ammirare nella sua interezza. Più in alto, accanto al Santuario, un blocco di granito rosa, spaccato nel mezzo , chiamato La Ferita, ricorda il disastro ambientale del 2002 quando la petroliera Prestige inondò di petrolio tutta la costa.
    Domani ultima tappa. Peccato sono in formissima.

    Logistica:
    Pernottamento: Albergue Municipale, rete Xacobeo, enorme,funzionale,cucina, 24 posti, 3 euro
    Servizi: bar a Dumbria
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate ma segnalate da altri pellegrini:
    *Vari hostal piuttosto cari.

    28° giorno mercoledì 19/08/09 27^ tappa MUXIA – FINISTERRE

    Km da fare: 33,6 Km fatti: 728,4 Strada direttrice: nessuna.
    Percorso: Muxia…15km….Lires….15km…Finisterre.

    Ultima fatica, ultimi incontri, ultime emozioni. Oggi non si incontrano centri abitati. Un solo bar nel mezzo ( a Lires). Faccio colazione nella linda cucina dell’albergue con le poche cose rimaste nello zaino. Alla partenza c’è tanta di quella umidità che sembra pioviggini, entro ed esco da nuvole bassissime. La strada a mezza costa bordeggia la Playa de Lourido, poi scende e sale diverse volte verso l’interno ed infine, in salita sul Monte Facho. Ne percorro alcuni kilometri in compagnia di Franco, spagnolo che ha iniziato a camminare ad Irun ed il suo amico Juan che lo aspettava a Santiago. Non ci sono molti segnali e la nebbia non facilita il compito di individuarli tant’è che ci viene incontro una pellegrina smarrita. Proseguiamo tutti insieme per un po’, poi chissà come perdiamo i due ragazzi, Anja è di Barcellona, ha saltato da un posto all’altro sui vari cammini spagnoli e, dalle cose che mi racconta, dall’abbigliamento e dal modo di fare credo di avere di fronte niente meno che un’ esemplare di tardo-hyppie, specie ormai in via di estinzione. Quando poi mi racconta di aver dormito la notte precedente in una cueva (grotta) sulla spiaggia tra pagliericci, candele ed incenso, anche gli ultimi dubbi vengono fugati. La conversazione langue ma per lo meno ci diamo vicendevolmente una mano per individuare la via corretta. Proseguiamo per una decina di kilometri completamente immersi in un oceano verde. Qui la Galizia da il meglio di se. Boschi di eucalipti, castagni e pini marittimi si alternano a pascoli, marcite, case diroccate di grigia pietra, piccolissime aldee, i cui nomi sono degni solo di comparire sulla carta( Morquintian, Guisamonde,Frixe), disseminate dagli escrementi di mucche e pecore. Il profumo (o l’odore) è intenso. Mi dicono che le zone rurali della Galizia, negli ultimi venti anni, hanno subito un notevole spopolamento. Non mi è difficile comprenderlo visto l’isolamento e la minimalità delle abitazioni incontrate in questi ultimi giorni. Dagli antri oscuri se ne escono solo anziani avvolti nei loro mantelli, con una bisaccia a tracolla e gli attrezzi per il lavoro nei campi caricati sulle spalle. Spingono al pascolo poche mucche o un piccolo gregge di pecore. Qui il tempo è ancora segnato dallo scorrere delle stagioni o, come pensiamo noi, si è fermato. Al guado del rio Castro, chiamato “Saltos de piedra” Anja ed io, tolte le calzature, ci avventuriamo affrontando le scivolose ed instabili pietre. Il ponte da anni promesso non è stato ancora realizzato e se si desidera evitare di bagnarsi i piedi si deve compiere un giro di 5 km
    Sull’altra sponda ci attardiamo, io per far asciugare i piedi, Lei, assunta la posizione del loto, impegnata in quella che credo sia una pratica di meditazione. Non oso interromperla e riparto. Subito dopo incontro l’abitato di Lires. Il bar (indispensabile per mangiare qualcosa) fa anche da Pensione e vi stazionano alcuni pellegrini che qui hanno alloggiato.
    E’ importante apporre il sello a Lires per testimoniare l’avvenuta peregrinazione a piedi fino a Finisterre. In mancanza di questo non si può venire accettati nel municipale di Fisterre. I restanti 15 km fino a fine tappa sono la fotocopia dei precedenti ma più scorrevoli grazie alla segnaletica abbondante e ben localizzata. In prossimità di Finisterre, attraversando boschi di eucalipto, si notano ancora i segni lasciati dagli incendi degli anni ’05-’06 quando la speculazione aveva preso di mira questo tratto di costa. Qui la segnaletica è meno abbondante ma basta seguire le nuove piste tagliafuoco che conducono a sud. Incrocio alcuni pellegrini diretti a Muxia (la direzione Finisterre – Muxia è quella più praticata) che mi confermano l’esaurimento dei posti all’albergue municipale già da un paio d’ore.
    Quando vi giungo (alle 15) solo per richiedere la Finisterrana,con grande stupore, quando mostro la credenziale con i sellos di Lisbona, Santiago, Muxia, Lires mi viene assegnato un letto e , meraviglia delle meraviglie, in una cameretta a 2 posti. L’arcano si spiega, come aveva detto l’hospitalero di Muxia, dal fatto che vengono tenuti liberi due posti per chi proviene da lontano ed ha fatto Muxia e Lires. Una regola non scritta. A discrezione dell’hospitalero, ma che mi ha giovato molto.
    Rimesso a nuovo, più tardi, bighellonando per Finisterre conosco un gruppo di ragazzi di Reggio Emilia che con il loro Don hanno percorso alcuni tratti del francese con pulmino di appoggio. Vanno al faro per celebrare la S. Messa e mi unisco a loro. Un altro desiderio appagato. Purtroppo il promontorio è avvolto nelle nuvole, tira un vento gelido, fa molto freddo e la vista dell’oceano è preclusa. Dopo lo Spirito viene il corpo ed accetto volentieri la cena che mi viene offerta, in stile campeggio nel giardinetto pubblico,. Questo mio Cammino non poteva concludersi in maniera più appropriata: l’Eucarestia e la condivisione.
    Domani giornata di riposo appollaiato tra le rocce del faro, dove non è possibile procedere oltre, a perdermi con i pensieri fra le onde dell’oceano. Venerdì il rientro a Santiago ed in serata il volo di ritorno.
    Logistica:
    Pernottamento: Albergue Municipale, rete Xacobeo, 30 posti, tel. 981 740 781, 3 euro
    Servizi: unico bar/pensione a Lires: HOTEL AS EIRAS tel 981748180
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate ma segnalate da altri pellegrini:
    * Rifugio privato La Paz, 40 posti, 10 euro
    * Molti hostal ed affittacamere a prezzi ragionevoli.

  2. #12
    barabba
    Guest
    29° giorno giovedì 20/08/09 FINISTERRE –SANTIAGO (bus)
    Ore otto.
    A Fisterra piove.
    Atmosfera da day-after.
    Pellegrini umidi alla fermata del bus.
    Non c’è ragione di rimanere in questo luogo se non per godere della vista dell’oceano, oggi preclusa. Le nuvole basse portano tutti anticipatamente a Santiago per un ultimo saluto alla città.
    Pellegrini tristi alla fermata del bus, avvolti nei loro poncho multicolori e grondanti rivoli.
    Dove è il sorriso stampato sulle labbra dei giorni scorsi? L’”Holà” pronunciato con calore? Questo è il tempo della fine, alla fine del mondo conosciuto nei tempi andati.
    Fine di giorni spensierati in cui le uniche preoccupazioni erano il cibo ed il dormire.
    Il camminare la sola attività. L’esercizio mentale il piacere nascosto.
    Pellegrini conosciuti (e molti altri sconosciuti), alla fermata del bus.
    Baci ed abbracci, come se da tempo immemorabile non ci si vedesse, sonore pacche sulle spalle a complimentarsi per non so quale ardita impresa compiuta.
    “Compagni, abbiamo solo camminato!”
    Marco, 13 anni: “Solo camminato? Abbiamo vissuto!” Forse lo ha sentito dire dal papà, forse 30 giorni valgono 20 anni, per alcuni.
    Sui vetri del bus le gocce si raccolgono in rivoli che colano giù come le lacrime di Letizia che vede partire l’amore incontrato sul Cammino.
    Il popolo dei pellegrini alla fermata del bus, sferzato dal vento e dalla pioggia, ondeggia, scalpita, batte i piedi, quasi a mimare la marcia dei giorni passati, un piede avanti l’altro, passo dopo passo, un milione e più di movimenti, come l’acqua di un fiume multicolore che cerca l’oceano e quando vi giunge, ritrosa e nostalgica, brama il ritorno alla sorgente.
    Pellegrini stanchi alla fermata del bus.
    Erik, impettito nel suo kilt da scozzese purosangue ha speso tutto e chiede denaro per i 12 euro del bus di ritorno. Li troverà perché si è ancora pellegrini, per un giorno… o per sempre.
    Pellegrini alla fermata attendono il bus delle 9.30, quello delle tre ore per Santiago.
    Lento, percorre tutta la costa, si contorce lungo le rias, snocciola paese dopo paese, come lento è stato l’incedere del camminante sotto il peso dello zaino. Ancora li vedi, in senso contrario, a bordo strada, arrancare in salita, fradici, affaticati, ma vorresti scendere da questa gabbia a quattro ruote e faticare ancora, insieme, …e gridare “Holà”.
    Silenzio sul bus. Perché tacete pellegrini? Cosa vi preoccupa? Che cosa vi angustia? Forse che domani non si possa camminare?
    Nella vita lo si deve!
    Forse che domani non avrete le certezze di oggi?
    E chi ne ha!
    Forse che non ci sarà il sole?.....

    A conclusione di quest’esperienza nella rurale terra portoghese vorrei prendere a prestito le parole di un amico sacerdote, Don Umberto Pasini, insegnante, poeta e scrittore, prematuramente scomparso che hanno il pregio di illuminare anche i momenti più bui e tristi:

    Nuvole e Girasoli

    Se indugia spaurito il tuo passo,
    coperto da un cielo imbottito
    di strati pesanti,
    ai bordi di un campo sfruttato
    sol rotto dai corvi
    e dal vento,
    ti appare improvviso
    il miracolo
    d’un grappolo
    di girasoli.

    Ti additano un sole
    Perduto.
    Ma dietro le nuvole nere
    Tu cercalo:

    c’è.


    A Santiago.
    Pomeriggio e serata su e giù per le viuzze della città di cui ormai conosco ogni pietra. Crogiolarsi al sole, riapparso, appoggiato alle colonne del portico di fronte alla Cattedrale. Cenare da solo, come all’inizio di questo Cammino.
    Dormire al Seminario Menor.
    Tutto è compiuto.

    30° giorno venerdì 21/08/09 IL RITORNO

    La mattinata la passo ancora una volta in piazza Obradorio gradualmente illuminata dal sole che sorge alle spalle della Cattedrale. Con la luce giungono anche i primi pellegrini, quelli che hanno dormito a Monte Gozo e vogliono godersi l’arrivo in una piazza ancora deserta e raccolta nel silenzio. Lacrime, sospiri, abbracci. Poi la riflessione, la preghiera, il ringraziamento. Una breve sosta e via a prendere posto davanti all’Officina del pellegrino (apre alle 9) per ricevere l’ambita Compostela. Verranno poi a salutare il Santo alla messa delle 12,30.
    La piazza va via via animandosi quando vi entrano gruppi festanti. I gesti sono sempre gli stessi: zaini gettati a terra con violenza liberatoria, lacrime versate, grida di gioia, bordoni picchiati energicamente sul selciato. Poi corpi distesi nella piazza a contemplare le guglie tanto desiderate.
    Rivedo i due tedeschi incontrati nei primi giorni e sono poderose pacche sulle spalle (le mie purtroppo!) ed i ricordi prendono il sopravvento: il caldo, la terra arida, l’unica palma nel raggio di 10 km, il melone condiviso, l’enorme piatto di sardine, la lingua dei gesti, ecc,ecc
    Poi inizia la S. Messa.
    Ora è tempo di andare. Il pellegrinaggio è terminato e solo rimane, portato dalle note lente e cadenzate di “Lusitania” dall’ mp3, il ricordo della terra calpestata, dei volti delle persone incontrate e dei portoghesi gentili, a monito che
    “… siamo piccoli, stupiti viaggiatori soli,…. mediocri viaggiatori soli”
    e che il Cammino, quello più difficile, riprende e continua nella vita di ogni giorno.

    È terra
    compagni, è terra
    terra secca da guardare
    buona per camminarci sui ginocchi
    e per pregare.

    E vedo gente e c'è lavoro
    e non sono giardini, è terra
    occhi che hanno visto terra
    e terra d'oro
    e sono nasi, bocche, piedi trascinati
    fra tovaglie di pizzo
    capelli sempre spettinati.

    Sono salite, ponti e discese
    e barche e ponti ancora
    è terra dimenticata
    da pagine intere
    che ancora adesso non ci guarda
    non ci parla e non ci fa sapere.

    Bella Signora Nostra che ci appari e scompari
    vedi come poco sappiamo di te.

    Loro hanno facce di muta cera
    così com'è normale immaginare
    chi vede sempre da sempre ultimo la sera
    e se ha già visto non è neanche stanco
    di guardare.

    E vedo gente e c'è lavoro
    e c'è sempre vento in strada
    ad aspettare noi che siamo qui a vedere
    e a camminare e nel nostro viaggiare
    e volere ricordare e toccare e camminare
    in questa smania
    dimentichiamo posizioni, rotte e nomi
    e siamo piccoli, stupiti viaggiatori soli
    e tutto questo vento intorno invece...È Lusitania.

    E siamo piccoli, mediocri viaggiatori soli
    e tutto questo vento intorno invece...
    È Lusitania.

    Bella Signora Nostra che ci appari e scompari
    vedi come poco sappiamo di te.
    (Lusitania di Ivano Fossati) http://www.youtube.com/watch?v=byKLafEziho

    Arrivederci Santiago.

  3. #13
    barabba
    Guest
    E per concludere…….alcune considerazioni ed utili informazioni:
    Dove trovarle:
    il Cammino Portoghese è, fino ad ora, poco praticato nella sua interezza, cioè con partenza da Lisbona. La maggior parte dei pellegrini inizia a camminare da Tui, pochi da Ponte de Lima, altri da Porto (perché comodo da raggiungere). Solo una sparuta minoranza parte dall’inizio (lo scorso anno 350 pellegrini su circa 9800). (per la cronaca sono stati 100.000 i pellegrini che hanno percorso il Francese!!). Non esiste una guida in italiano. Quelle disponibili sono in spagnolo ed inglese:
    - “El Camino de Santiago Portugues”, ed El Pais Auguilar, 2007
    - “A pilgrim’s guide to the Camino Portugués” di John Brierley, pubblicata nel 2005, ma con aggiornamenti scaricabili dal sito della casa editrice (www.caminoguides.com).
    Io ho usato le cartine della guida del Pais Auguilar integrate da informazioni acquisite un po’ ovunque. Diari di viaggio ed informazioni più recenti si trovano sui soliti www.pellegrinando.it e oppure scaricando la miniguida di Flavio Vandoni presente su vari siti o richiedendola a flaovandong@yahoo.fr. Il sito portoghese www.caminhoportuguesdesantiago.com e lo spagnolo www.amigosdelcamino.com offrono elenco delle ospitalità e cartine. L’AGACS, inoltre, mette a disposizione una guida free per l’intero percorso in castigliano e portoghese. Anche il sito brasiliano www.caminhodesantiago.com è molto ricco di mappe e informazioni. La guida per il primo tratto Lisbona –Fatima, denominato “Caminho do Tejo” la si può scaricare da www.cnc.pt Informazioni per il solo tratto spagnolo sono facilmente reperibili su www.mundicamino.com
    Per una visione d’insieme dell’intero percorso è utile l’acquisto di una cartina stradale del Portogallo o consultare il sito www.caminosantiago2010.es per il tracciato delle singole tappe.
    Segnaletica: Per ogni singola tratta ho indicato con STRADA DIRETTRICE la strada più importante nella direzione SUD-NORD per facilitare il recupero del percorso nel caso ci si perda. Questo per me è avvenuto alcune volte nel tratto Coimbra - Porto dove le frecce gialle sono in numero minore, sbiadite ed a volte ricoperte dalla vegetazione perché non manutentate da tempo. Questo tratto ha recentemente subito una forte urbanizzazione per cui può capitare che le frecce spariscano all’improvviso. In questa tratta (150 km), i portoghesi residenti conoscono poco la via che porta a Santiago e se si chiede aiuto spesso si viene spediti sull’arteria di comunicazione più importante: in questo caso la Nazionale n°1. Il Cammino la interseca numerose volte per cui percorrendola procedendo verso Nord e prestando attenzione si può recuperare il percorso segnato.
    Altimetria e Chilometraggio: Il Portogallo non è piatto come generalmente si crede ma per la maggior parte del tracciato indicato nella guida si procede su saliscendi. Niente di veramente significativo (il tetto del Cammino è l’Alto de Portela a quota 500m!!) ma in alcune tappe il susseguirsi di colline e i su e giù continui possono affaticare parecchio. Generalmente sono salite e discese brevi con forte pendenza; non mi ricordo di lunghe e graduali ascese. La discesa più ripida verso Minde, prima di Fatima, pericolosa perché con fondo sdrucciolevole.
    Pernottamento: In Portogallo non ci sono albergue per pellegrini fino a dopo Porto e sono a S. Pedro do Rates, Ponte de Lima, Rubiaes, Valenca do Minho. Per trovare alloggio ci si deve affidare alla generosità e disponibilità dei Bombeiros Voluntarios che però non deve essere data per scontata. I Bombeiros sono eccezionali perché applicano una “ospitalità discreta”. In molti casi, all’atto di lasciare un donativo, sono stato riempito di loro gadget (bandiere, gagliardetti, medaglie ricordo, CD con i canti della banda, ecc,) segno, a mio avviso, di candido pudore nel ricevere denaro in cambio di un’ospitalità, a loro modo di vedere, dovuta. Mi risulta che sia possibile usufruire anche della loro mensa ma non ho mai chiesto e non mi è stata mai offerta (forse viene proposta solo durante i mesi invernali) Se ci si deve affidare a Pensao o Residencial si devono preventivare una cifra attorno ai 15 euro. Da Tui (confine con la Spagna) in poi gli albergue si moltiplicano e fanno capo alla rete Xacobeo. Per il tratto spagnolo ci sono diversi Municipali (a 3 euro) e varie opzioni private decisamente più costose.
    Altre possibilità di alloggio non sperimentate: sono state estrapolate da guide, siti sul Portoghese, diari di pellegrini, passaparola, per cui le informazioni relative (specialmente il costo!) vanno prese con il beneficio di inventario anche in considerazione della mutevole situazione di anno in anno. Essendo un Cammino relativamente ancora poco frequentato non esistono (in Portogallo) punti di accoglienza gestiti dai privati o dalle associazioni (a parte i Bombeiros) come avviene sul Francese. Ci si deve affidare alla presenza di Residencial o Pensao (la forma più economica di alloggio) o in mancanza di queste agli Hotel.
    Cena: In Portogallo non si trovano locali che espongono il tradizionale “Menù del pellegrino” però bar, negozi e ristoranti praticano prezzi anche inferiori del 30-40% rispetto al nostro standard. Un caffè costa veramente 50 centesimi! Una bibita al banco meno di un euro. Una brioces gigante un euro. Frutta di qualità a prezzi stracciati. La differenza la si nota specialmente nei ristoranti dove generalmente non viene richiesta la voce “servizio al tavolo” e si paga solo ciò che si consuma. Ad esempio è consuetudine che venga proposta “l’entradura” a volte costituita da crostini, olive, salse varie, formaggio, ecc ma se non la si “tocca” non viene addebitata. Non esistono primi piatti. Si può optare per un caldo o un’insalata mista (se lo si desidera o sono previsti) e passare direttamente al piatto unico. Le porzioni sono enormi tanto che sul menù si trovano spesso le due opzioni: mezza porzione oppure una porzione. La mezza porzione equivale ad una nostra porzione abbondante, la porzione intera è sufficiente per due persone. Inoltre carne o pesce sono sempre accompagnati da un contorno compreso nel piatto scelto. Quasi sempre viene servito anche del riso bollito condito che sostituisce il pane. Se si desidera il pane lo si paga a parte. I piatti più economici sono a base di carne di maiale o filetto di pesce, poi, crescendo, filetto di ternera (mucca) e l’immancabile bacalau (baccalà). Non si può non provarlo almeno una volta in uno dei 365 modi con cui viene cucinato. Se non si sopporta la cipolla avvisate perché viene messa ovunque. Sono astemio per cui non mi sono mai avvicinato ai vini e non so dire quali siano le cifre richieste. Inspiegabilmente l’acqua in bottiglia da un litro sembra non esistere. Sempre mi è stata proposta al massimo da 330 ml ed addirittura quella gasata non va oltre i 250 ml (introvabile ed anche cara!). Per concludere si può prendere un dolce, ma meglio andare in una “pasteleria” dove sono più freschi ed il profumo vale da solo i due passi necessari (si trovano ad ogni angolo).
    In Spagna tutto diventa più “italiano” ma se si rimane “nel circuito del pellegrino” si evitano brutte sorprese ed il dissanguamento delle povere finanze rimaste.
    Spesa quotidiana: Ogni mattina, prima di mettermi in cammino ho sempre consumato una piccola colazione a base di the e qualche biscotto (necessaria per accompagnare la terapia quotidiana) preparata con la resistenza elettrica che mi porto appresso. Al primo bar aperto ho quasi sempre consumato una colazione più abbondante. Durante la giornata acquistavo cibo per rendermi autonomo fino al completamento della tappa. Nel pomeriggio eventualmente una nuova sosta al bar. La cena è stato l’unico vero pasto della giornata. Da aggiungere il donativo o il costo dell’alloggio.
    Facendo due conti:
    La somma di queste voci mi ha portato ad una spesa media giornaliera attorno ai 25 euro, non facendomi mancare nulla ma neppure scialando. Ritengo che se si hanno problemi di budget si possa scendere a 20 contenendo la spesa per il cibo, rinunciando a qualche bibita e preparandosi la cena in albergue o mangiando a freddo. Si può scendere a 15 se non si lasciano donativi ai Bombeiros. Ma siamo pellegrini o approfittatori?
    La cifra è al netto dei biglietti aerei (circa 150 euro per 4 voli, di cui 60 solo per lo zaino stivato) e delle ricariche telefoniche.
    Stato della Via: la valutazione va fatta dividendo il percorso in quattro parti:
    1)Lisbona-Fatima: a parte la zona urbana della città e quelle limitrofe ai paesi attraversati fino a Santarem, il rimanente percorso è sufficientemente piacevole dal punto di vista paesaggistico. Molto meglio il tratto Santarem-Fatima che si snoda tra colline scarsamente abitate e con una ambientazione che ricorda molto la Toscana pre-appenninica. Questo è il tratto in cui in maggior modo ho sentito ed avuto modo di constatare che il pellegrino è tenuto in grande considerazione.
    2)Fatima-Porto: Da Tomar fino a Coimbra non è male, colline e boschi. Da Coimbra a Porto zona molto urbanizzata e solo a tratti immersione nella natura. Molta Nazionale N1. Senza dubbio il tratto peggiore per chi non ama l’asfalto. Fino a Porto i pellegrini in transito si contano sulle dita di una mano.
    3)Porto-Santiago: è il tratto più gettonato…ed a buona ragione! L’80% si svolge su sterrati tra coltivazioni e vigne, con lunghi tratti lontani da centri urbani. Chi desidera un percorso breve e gratificante, con moderata presenza (per ora) di pellegrini, supportato egregiamente da albergue e servizi ha trovato l’Eden.
    4)Santiago-Fisterra: Non c’è storia!! Qui si esaltano i pregi della Galizia senza subire il pressing della marea di pellegrini che dopo Sarria si riversano verso Santiago. Una natura ancora parzialmente incontaminata ed un ritmo di vita a misura d’uomo si adattano perfettamente al movimento lento del pellegrino che sta portando a compimento il suo Cammino. Se lo si percorre in senso antiorario risulta ancora più solitario.

  4. #14
    barabba
    Guest
    E se proprio avete ancora voglia di camminare…..
    …ecco un po’ di informazioni pescate in internet sui principali centri attraversati:

    -LISBONA
    Capitale del Portogallo, fondata dai Fenici nel 3^ secolo a.C., si estende per 30 km. lungo il fiume Tago
    - Torre di Belem costruita nel 1515 per difendersi dagli attacchi dei pirati
    - Ponte del 25 Aprile (Festa della Rivoluzione dei garofani) costruito nel 1966, lungo 3 km e 800 m
    - Monumento dedicato a Cristo Re
    - Caravella dedicata ai navigatori
    - Piazzale con la mappa raffigurante tutte le rotte seguite dai portoghesi
    - Monastero di San Gerolano (San Jeronimo). Tomba del navigatore Vasco De Gama. Cappella di Cristo, in particolare: tutte le statue hanno capelli veri. L’interno della chiesa è in legno intagliato rivestito in oro. L’esterno è in stile gotico manuelino. L’altare maggiore è in stile rinascimentale. La tomba di re Manuel (fautore del famoso stile manuelino) è a forma di pagode cinesi sostenute da elefanti. Nel transetto altre due tombe a pagoda, a destra quella di re Sebastiano: salito al trono a 14 anni, morì in battaglia, lasciando così il trono senza re, gli successe lo zio re di Spagna, che per 60 anni dominò il Portogallo. I portoghesi soffrono di SAUDADE ovvero di nostalgia e pensano che re Sebastiano ritorni. A sinistra la tomba di Luis de Camoes, grande poeta autore de “I LUSITANI”, unica epopea nazionale, egli viene celebrato in una festa il 10 giugno. Ancora particolari all’interno del monastero: le colonne finiscono come palme
    - Palazzo Ajuda: qui vissero re Luigi e Maria Pia di Savoia (figlia di Vittorio Emanuele II), l’architetto responsabile dei lavori fu l’italiano Francesco Fabbri. Ancor oggi in questo palazzo vengono allestite le cene ufficiali del presidente della Repubblica e del Governo. Curiosità: inizialmente il palazzo venne costruito in legno, perché il re aveva paura di rimanere seppellito durante il terremoto, ma la struttura bruciò in un incendio.
    - Ristorante EL FURCADO (spesso ospita cantanti di FADO). Furcado è il ragazzo che, durante la corrida portoghese in cui non si uccide il toro, deve infilarsi tra le corna del toro
    - Cattedrale, nel quartiere Alfama, è la chiesa più antica di Lisbona e venne costruita dopo l’abbattimento della moschea, qui è conservato il corpo di San Vincenzo con una mano intatta.
    - Chiesa di S. Antonio da Padova, il santo nacque infatti a Lisbona nel 1185 con il nome di Fernando Martin de Bullois. Qui si può visitare la sua casa natale.
    - Fortezza di San Giorgio, costruita da re Alfonso Enrico che conquistò la città, liberandola dagli Arabi.
    - Ascensore: ELEVADOR SANTA GIUSTA.
    - Cattedrale museo del CARMO: priva del soffitto.
    - Stazione con struttura a forma di palme, opera dell’architetto Calatrava.
    - Città nuova con strutture dell’EXPO 1998: Ponte Vasco de Gama, lungo 18 chilometri – alto 45 metri qui il fiume Tago è profondo 65 metri, sistema di teleferiche, fontane,
    - Oceanarium, centro commerciale con Orso bruno, viale delle bandiere, palazzi a vela e visione dell’estuario del fiume Tago, dove gli occhi si perdono spaziando l’orizzonte come fosse il mare.
    -
    -FATIMA.
    Fatima era il nome di una figlia di Maometto. Luogo delle apparizioni: COVA DE IRIA, ovvero VALLE DELLA PACE. Nel 1916 prima apparizione dell’Angelo, poi, il 13 MAGGIO 1917, prima apparizione della MADONNA. Il 13 luglio la Vergine svelò ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco i tre SEGRETI. Il 13 agosto i bambini vennero messi in prigione, il 19 agosto la Madonna apparve vicino alla casa dei pastorelli. Il 13 ottobre ultima apparizione: il sole ballava nel cielo mentre pioveva. Il santuario viene visitato da circa 4 milioni e mezzo di persone all’anno. La piccola cappella è sorta nel luogo in cui appariva la Madonna. Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II ha consegnato la pallottola che l’aveva colpito, ed è stata inserita nella corona della Vergine. La basilica è stato costruita nel 1928 e consacrata nel 1953, sull’altare maggiore sono situate le tombe dei tre pastorelli. La nuova chiesa, costruita sul piazzale antistante, può contenere fino a 9.000 fedeli. Ore 21.30 FIACCOLATA. Mattino dopo Santa Messa in italiano.

    -TOMAR
    Castello dei TEMPLARI e convento di Cristo.. In arabo Tomar significa ACQUA FRESCA. L’Ordine dei Templari o Cavalieri del Tempio venne fondato nel 1119 a Gerusalemme. L’Ordine è durato per 200 anni, fino al 1312 quando Filippo il Bello sciolse la congregazione, accusata di blasfemia, omosessualità… Chiesa: portale in stile manuelino in pietra d’Ancan bianca, che con il sole diventa dorata. Il simbolo ecumenico dei Templari era il globo con la croce sopra. Il complesso conta 8 chiostri, nel primo i monaci si lavavano e facevano il bucato. Nel chiostro del cimitero vi sono le tombe dei monaci. Qui è sepolto BALTAZAR che nel 1534 introdusse l’INQUISIZIONE. La chiesa dei Templari è a struttura rotonda con al centro un ottagono, dove si celebrava la messa. Curiosità: il tubo serviva quale “amplificatore” dell’organo. Il chiostro principale è in stile rinascimentale, con al centro la fontana a forma di croce. Chiostro di Santa Barbara con finestra capolavoro, in stile manuelino. La testa sotto rappresenta un navigatore che sopporta il peso della finestra (metafora: navigatori e il peso - responsabilità, delle scoperte), le due sculture – corda rappresentano la forza fisica e la forza spirituale; i quadrati rappresentano il sale, usato allora come moneta di scambio; finestra con rosone che rappresenta le vele. Colonna a destra con simbolo dell’Ordine della Giarrettiera.

    - COIMBRA
    al centro del Portugal, detta città degli studenti. Qui nel 1537 venne fondata la Prima università, che rimase l’unica fino al 1911. La città fu la seconda capitale della nazione, è divisa in due dal fiume Mondego. Tradizione degli studenti: costume bianco – nero con mantello nero. Da vdere:
    - Piazza del Pedaggio con la statua dell’Ammazzamonaci
    - Chiesa della Santa Croce
    - Arco Almedina – arabo
    - Republica DOS KAGADOS (case degli studenti che ne diventano padroni. Kagados = Tartaruga)
    - CATTEDRALE: sulla scalinata gli uomini cantano il FADO. Qui a Coimbra se ti è piaciuto il fado non si applaude ma si tossisce. All’interno il dipinto con MIRACOLO delle ROSE. Leggenda: La regina Isabella andava a fare la carità nascondendo cibo sotto il mantello, un giorno incontrò il marito re Dionigi che non voleva che lei facesse carità che le chiese di mostrare cosa nascondesse sotto il mantello: la regina lo aprì e caddero a terra tante rose… era il mese di gennaio! La regina ISABELLA è la patrona della città. Particolari: ORGANI con canne in verticale e in orizzontale, SCALINATE del SANTISSIMO “perché per arrivare a Dio occorre fare penitenza”
    - UNIVERSITA’: Campanile detto della CAPRA: la campana suonava l’ora del rientro e se le matricole non rientravano di notte, gli anziani o la polizia andavano a prenderli tagliando loro un pezzo di capelli e mettendoli alla gogna. BIBLIOTECA del 1700 fatta costruire da re Giovanni 5^, il re barocco per eccellenza, che ha potuto sfruttare i preziosi portandoli dal Brasile. Muri di oltre 2 metri, temperatura costante a 16 gradi. Abitata da una
    colonia di pipistrelli che di notte mangiano gli insetti evitando così che intacchino i libri.
    - ACQUEDOTTO di San Sebastiano: la statua è priva di frecce. Leggenda: gli studenti rubarono le frecce d’argento lasciando un biglietto “BASTA CON QUESTA SOFFERENZA” era uno scherzo e le frecce vennero vendute. Recuperate dopo anni,ora sono al museo.

    -BRAGA
    - Cattedrale costruita nel 1070, la più antica del Paese. Da qui il detto “Antico come la cattedrale di Braga. Sulla facciata STEMMA con all’interno SETTE STEMMI, cinque rappresentano le piaghe di Cristo. Tradizione: quando c’è un incrocio di vie a mezzogiorno arriva il Diavolo, così i portoghesi costruiscono CAPPELLE con il Santo che li possa proteggere. Processione a conclusione della SEMANA SANTA con piccole croci circondate da fiori, che vengono fatte baciare ai fedeli. All’interno della cattedrale gli stemmi sono delle parrocchie affiliate alla cattedrale stessa. FONTE BATTESIMALE, curiosità: bambini come diavoletti che vengono mangiati da animali – la simbologia dice che, con il Battesimo, diventano Angeli. ALTARI con santi neri. Curiosità: sugli altari EX VOTO rappresentanti parti del corpo (gamba, braccio, testa…) che sono stati guariti. GIARDINO di SANTA BARBARA in piena fioritura.
    - SANTUARIO BON JESUS de MONTE del 1700, SCALINATA con 600 gradini a rampe incrociate, le tre fontane rappresentano: fede, speranza, carità. Cappelle con la Via Crucis,la cui ultima stazione è situata sull’altare maggiore della chiesa. CREMAGLIERA mossa ad acqua.

    - OPORTO
    o PORTO, chiamata dai Romani PORTUS CALLES, da qui il nome Portugal.
    - Ponte di ferro costruito da Eiffel. Chiese e palazzi in stile Barocco sono opere dell’architetto italiano Nicola Nasoni.
    - CHIESA di SAN FRANCESCO del 1700, rivestita all’interno con legno e foglie d’oro (circa 200 chilogrammi.)
    - PALAZZO DELLA BOLSA (Borsa) che dal 1988 funziona come sede dell’associazione dei commercianti. Pavimento con MOSAICI in stile Pompeiano. Grande SCALINATA in granito. 2 lampadari in ferro, dal peso per ognuno, di 1 tonnellata. SALA della GIURIA con dipinti del pittore Medina. SALA DORATA con soffitti a stucco. SALA dell’ASSEMBLEA GENERALE ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI: sembra tutta in legno invece una parte è stucco. SALA dei RE con dipinti raffiguranti i vari sovrani. Curiosità: il cuore di re PIETRO 4^ è a Porto, il corpo in Brasile. SALA ARABA: costruita in 18 anni. Curiosità: la porta è scentrata perché “…solo Allah è perfezione…”.
    - MUSEO ENOTECA del PORTO, le botti fatte solo in rovere francese.

    commiato

    Un ringraziamento particolare a tutti gli amici pellegrini: Giovanni, Flavio, Alberto, Antonella, Alex, Riccardo (se dimentico qualcuno abbiate pietà!) che con il loro contributo le le informazioni di prima mano mi hanno messo nella condizione di non preoccuparmi troppo dei problemi logistici (dove dormire, dove mangiare, ecc) e di gustare così ogni passo di questo Cammino.










    Valse la pena ?
    Tutto vale la pena
    se l'anima non è angusta
    Fernando Pessoa
    (Mare portoghese)

    Alla prossima..vuelta! Virxe de la Barca (Muxia)


    Ardesi Ermanno
    Via Passere,6
    25020 Flero (BS)
    Tel. 030/3581523
    E-mail Ermanno57@libero.it

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